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giovedì 7 ottobre 2021

sabato 27 marzo 2021

Julieta Lanteri (Briga Marittima, 3 aprile 1873 – Buenos Aires, 23 febbraio 1932) e l'uguaglianza di genere in Argentina


Julieta Lanteri nacque il 3 aprile 1873 nel Regno di Italia, a Briga Marittima (allora in Piemonte, oggi in Francia). Emigrò dall'Italia all'Argentina con la famiglia a soli due anni.

Lei decise di frequentare un collegio di medicina chiamato la Plata e poi si iscrisse all'università di Buenos Aires con il permesso del preside Dr Leopoldo Montes Doca. 

Da giovane fondò l'associazione delle universitarie argentine: la prima associazione universitaria studentesca per le donne del paese. 

Nel 1906 si unì all'organizzazione Centro femminista del congresso internazionale del libero pensiero, che chiedeva gli stessi diritti per le donne e gli uomini.

Aveva deciso in seguito di fare l'insegnante di medicina però non poté farlo perché non aveva la cittadinanza argentina. Per averla si sposò, vedendo, dopo esser ricorsa a vie legali, che non c'era alternativa.

Però a lei non andava bene che le donne dovessero vivere così, con pochissimi diritti e gli uomini potessero fare quello che volevano. Julieta credeva che gli uomini e le donne fossero uguali però le leggi e i diritti erano diversi: gli uomini avevano più diritti quindi fece di tutto per cambiare le leggi. 

Si dedicò alla politica proprio per dare più libertà alle donne e per farle votare. 

Il 16 Luglio 1911 Julieta fu la prima donna a votare in Sudamerica.

Le donne in Argentina votarono solo nel 1947.

Julieta Lanteri morì il 23 Febbraio 1932 a Buenos Aires  per un incidente in macchina: stava camminando sul marciapiedi e un'auto la investì,

Morì in ospedale, aveva 58 anni. 

Omar IIIBL

sabato 20 marzo 2021

Sebastião Salgado e il nostro Pianeta

Sebastião Salgado  è nato l'8 febbraio del 1944, ad Aimorés in Brasile. 

Viveva in mezzo a una valle verde. 

Salgado si ricorda quando lui e le sue sette sorelle si tuffavano nella cascata vicina alla loro fazenda e delle lunghe passeggiate sulle vicine colline insieme al padre. 

Lui sapeva che oltre a quei rilievi si trovava un'infinità di storie che voleva a ogni costo scoprire, perché lo affascinavano e lo incuriosivano molto.

A quindici anni un treno lo portò a Vittoria, dove frequentò il liceo, poi si iscrisse all'università.

Il padre sognava per lui un futuro da avvocato ma Sebastião non voleva saperne, anche perché non gli piaceva studiare, comunque alla fine si laureò in economia. 

Nel periodo universitario conobbe Leila, la sua futura moglie. 

Leila aveva acquistato una macchina fotografica per i suoi studi di architettura, ma Sebastião se ne appropriò: aveva trovato lo  strumento per scoprire e raccontare quelle storie che da piccolo lo affascinavano molto. 

Smise di lavorare in banca e usò i suoi risparmi per comprare apparecchiature fotografiche. All'inizio fotografava matrimoni e eventi sportivi però non trovava le storie che cercava.  

Fu durante un viaggio in Niger che capì cosa doveva fotografare: gli "ultimi", i più sfortunati.


Salgado dopo venti anni di racconti di storie che non possono essere dimenticate e documentazioni  drammatiche, si sentiva svuotato quindi decise di tornare alla fazenda. 

Quando tornò vide che era distrutta: i campi erano diventati secchi e la cascata si era prosciugata.

Lui e la moglie decisero di farvi rispuntare la vita. Piantarono due milioni di alberi e così nacque l'Instituto Terra, che si ripopolò di animali, tra cui il giaguaro, il più grande felino del Sudamerica.

Quando la fazenda tornò come prima a Salgado tornò la voglia di "raccontare" i mesi di viaggio in  giro per il mondo. 

Nei suoi viaggi  decise di omaggiare, con la sua arte, la grande bellezza del pianeta. 

Nacque il progetto del libro fotografico Genesi: esso racconta ciò che noi dobbiamo preservare e ci rende più consapevoli della natura che ci circonda. Secondo Salgado ad un certo punto l'uomo dovrà fermarsi e ricostruire tutto quello che sta distruggendo, per ritrovare un equilibrio con il pianeta.

L'Instituto Terra è stato poi donato al governo brasiliano ed è diventato un parco nazionale, che tutti possono visitare.

Questo è solo un piccolo esempio di come le terre maltrattate possano tornare a essere rigogliose foreste.

Daniel IIIBL


mercoledì 17 marzo 2021

Evita Perón (7.05.1919 Los Toldos - 26.07.1952 Buenos Aires) e l'Argentina

Evita Peron è nata il 7 Maggio 1919 a Los Toldos in Argentina.

Fin da quando era piccola sognava di diventare una star del cinema.

All'età di quindici anni si trasferì a Buenos Aires dove iniziò la sua carriera da attrice.

Pochi anni dopo ad una festa incontrò il colonnello Juan Domingo Perón, si innamorarono e poco tempo dopo si sposarono.

Un anno più tardi Juan Domingo Perón fu eletto presidente dell'Argentina.

Evita divenne molto famosa sia per il suo ruolo di attrice sia per il suo ruolo di attivista.

Il popolo la amava perché metteva molto impegno nell'aiutare le persone più bisognose.

Evita si batté molto per i diritti delle donne e le aiutò a conquistare il diritto del voto (in Argentina raggiunto nel 1947).

Evita divenne così tanto famosa che le venne chiesto di candidarsi come vicepresidente al fianco del marito, però poco tempo dopo le venne diagnosticato un tumore e allora decise di non candidarsi.

Morì il 26 luglio 1952.

Quando la radio nazionale ne diede l'annuncio, vennero usate queste parole:

“ oggi abbiamo perso la guida spirituale della nazione“ .

Cristian IIIBL

martedì 16 marzo 2021

Frida Kahlo (6.7.1907 Città del Messico - 13.7.1954 Città del Messico): Viva la Vida!

Frida Kahlo proveniva da una famiglia di fotografi. Il suo sogno era quello di diventare un medico ed  entrò per questo in una scuola dove avrebbe studiato medicina. A vent’anni ebbe un incidente in un  autobus che le complicò per sempre la vita: rimase bloccata a letto ingessata per mesi, guarì ma  non tornò più come prima. In quei mesi di immobilità scoprì la sua passione per l’arte, diventando  una delle pittrici più famose del ventesimo secolo.

Frida oltre ad essere una pittrice era un'attivista: sin da piccola partecipava a delle riunioni  politiche, in una di queste incontrò il pittore Diego Rivera, suo futuro marito. Avendo partecipato a  rivolte e manifestazioni per i diritti, molti la consideravano perfetta per diventare una vera politica:  avrebbe saputo di certo ottenere i diritti pretesi. Era femminista ma in realtà lottava per i diritti di tutti coloro  che non avevano voce. Nei suoi dipinti Frida rappresentava elementi surreali e del folklore  messicano, in particolare negli autoritratti che raffiguravano le sue condizioni esteriori e interiori.  Non ha avuto una vita particolarmente bella: ha avuto un matrimonio disastroso, con un marito  infedele che la tradiva con sua sorella e non ha avuto possibilità di avere figli a causa delle sue  condizioni fisiche. E' comunque sempre stata un vero e proprio simbolo della “donna forte” che si  rialza dopo qualsiasi caduta. Il suo volto è stato rappresentato su dei francobolli e la sua vita è  stata romanzata in alcuni film ed è stata soggetto di numerosi documentari, ancora oggi Frida è una  delle icone femminili più riconosciuta al mondo. 

Dal punto di vista estetico è stata molto criticata, poiché secondo la società di allora non corrispondeva ai canoni di bellezza classici, nonostante ciò il mondo si innamorò di lei per il suo stile e la sua grande forza.

Andrealetizia IIIBL

giovedì 16 aprile 2020

"La vita è una stoica forma di resistenza e anche narrare è resistere!" Luis Sepúlveda


Il deserto di Atacama è uno dei territori più estremi della Terra, dove una volta l’anno si verifica un evento che ha un ché di magico. In seguito a una mite pioggia, le piante che giacciono sepolte sotto la sabbia si risvegliano e danno alla luce dei coloratissimi fiori che infuocano il paesaggio. Nel giro di qualche ora, il sole rovente annienta le rose lasciando negli occhi la sensazione di un’allucinazione. Pochi fortunati hanno potuto assistere a questo evento e descriverne la meraviglia.

Ne Le rose di Atacama (Ed. Guanda) Luis Sepúlveda ha scelto di raccontarci la precarietà che accomuna l’esistenza di queste rose a quella di una serie di preziosi individui, nelle cui storie l’autore si è imbattuto. Essi sono al contempo umani qualunque ed eroi. Eroi silenziosi e discreti, il cui valore palpita sotto il deserto delle dittature, della tortura, della violenza e delle privazioni.

Il libro si compone di un insieme di trentacinque storie di uomini e di donne che hanno in comune la volontà di lottare per i propri ideali e di non piegarsi alle prepotenze. I luoghi ove si svolgono le storie narrate toccano tutti gli estremi della terra, dalla Patagonia alla Norvegia, dall'Argentina alla Russia, passando per i campi di sterminio nazisti e le prigioni di Pinochet, le terre lapponi e le isole dell'Adriatico. Tra i ritratti effettuati dall'autore, emergono l'indio dell'Amazzonia che discute del cosmo mentre utilizza i suoi amuleti, un poeta ebreo di Vilnius, un genovese che attraversa la pampa portandosi appresso solo una valigia di dischi, tutti accomunati da una passione vitale.

Ciao Maestro!

martedì 12 febbraio 2019

Oskar Schindler (1908-1974): chiunque salva una vita, salva il mondo intero



Oskar Schindler nacque il 28 aprile 1908 in Moravia, che a quei tempi apparteneva all'Impero austro-ungarico.
Si diplomò presso un istituto tecnico, ma non riuscì a portare a compimento gli esami per entrare al College.
Si trasferì a Brno e intraprese diversi mestieri tra cui il parrucchiere.
Nel 1928 si sposò con Emilie Pelzl, figlia di un importante e benestante industriale. Dopo spostato, iniziò a lavorare per la Moravia Electrotechnic e prestò il servizio militare come caporale.
Nel 1931 venne assunto presso la Banca di Praga e qui lavorò per 7 anni. Nel frattempo divenne parte dei servizi segreti nazisti (dal 1936) e per questo venne arrestato e incarcerato per spionaggio dal governo ceco.
Nel 1939 divenne ufficialmente membro del partito nazista e cominciò a lavorare in Polonia. A Cracovia, nel 1942, fu costretto ad assistere con orrore ai rastrellamenti dei ghetti.
Aprì una fabbrica nel campo di concentramento di Plaszow e qui si rese conto della terribile tragedia che si stava compiendo.
Cominciò così a proteggere gli Ebrei che lavoravano nella sua fabbrica e quando fu ordinato di chiudere il campo di Plaszow e di trasferire tutti gli Ebrei ad Auschwitz, utilizzò tutti i suoi beni per salvare la vita a quante più persone possibili, trasferendoli a sue spese a Brunnlitz, una città della Cecoslovacchia, nel 1944.
Grazie a questo riuscì a salvare più di mille Ebrei.
Questa storia venne raccontata in un famoso film di Steven Spielberg: Schindler's list.
A conclusione della guerra, si trasferì con la moglie in Argentina, ma qui perse tutti i suoi soldi.
Tornato in Europa nel 1961, fu accolto con entusiasmo dai sopravvissuti dell'Olocausto in Israele e venne riconosciuto Giusto tra le Nazioni. Nel 1965 ricevette la Croce al Merito.
Morì a causa di un infarto nel 1974.

Ricerca a cura della IIIAL della Scuola Secondaria di Primo grado “A Fogazzaro” di La Salute di Livenza