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lunedì 9 marzo 2026

9 marzo: uno straccio di PACE

Oggi la nostra scuola ha scelto di non restare in silenzio. 


A sole ventiquattro ore dalla Giornata Internazionale della Donna, abbiamo voluto dedicare un pensiero profondo a chi la guerra la subisce sulla propria pelle, con una riflessione speciale sulle donne e le bambine che vivono nei conflitti.


In cortile, con le poesie "Tutti i fiumi portano alla parola Amore" di Emilio Isgrò e "Donna in guerra" di Angela Rosa Nigro, abbiamo dato voce a chi non ce l'ha.


Sulle note di Stella Stellina, canzone di Ermal Meta - dedicata alle bambine vittime dei conflitti - ognuno di noi ha legato allo zaino uno "straccio di pace": un piccolo lembo di stoffa contro l'indifferenza.

Al rientro in classe, il nostro impegno è diventato parola. Ogni studente ha scritto un pensiero di pace e uguaglianza su un rettangolo di carta.


Nei prossimi giorni questi pensieri verranno cuciti insieme per creare un nostro grande "Lenzuolo di Pace", a testimonianza che uniti possiamo tessere una SPERANZA più grande.


domenica 9 marzo 2025

8 marzo: Donne in Piazza

In occasione della Giornata internazionale dei diritti delle donne, gli alunni della Scuola Secondaria di I grado "Antonio Fogazzaro" hanno lavorato su Franca Rame, Franca Viola e Alda Merini

tre "ragazze senza paura",

tre donne molto diverse tra loro, ma tutte indipendenti, fuori dagli schemi, coraggiose,

tre donne che hanno guardato in faccia le loro paure e hanno detto "no",

tre donne che hanno tracciato la strada per il più grande sogno di ogni ragazza: la libertà.



I ragazzi hanno realizzato tre cartelloni che sono stati appesi sulle porte dell'entrata della Delegazione comunale, in modo tale che chiunque passeggi per il centro possa leggere le biografie di queste grandi donne e si fermi a riflettere sulle battaglie fatte e su quelle future... 


noi lo abbiamo fatto!





domenica 22 gennaio 2023

Thomas Sankara: "la rivoluzione è la felicità"

Yako, 21 dicembre 1949 – Ouagadougou, 15 ottobre 1987

Thomas Sankara è nato ad Alto Volta (un'ex colonia francese dell'Africa Occidentale),  il 21 Dicembre 1949.

Dopo il diploma, i suoi genitori, a causa della loro povertà,  gli consigliarono la carriera ecclesiastica: Thomas voleva studiare medicina, ma alla fine scelse la carriera militare. Ebbe così modo di viaggiare e di continuare a studiare.

Nel 1974 lui impiegò le sue truppe per scavare pozzi e aiutare i contadini della sua terra, a piantare il sorgo e il miglio per contrastare la carestia che li aveva colpiti.

Il presidente Saye Zerbo, capendo la simpatia che il popolo aveva per Thomas, lo nominò Segretario di Stato per l’Informazione con l’incarico di lottare contro la corruzione. Thomas fu così implacabile  nel denunciare le ruberie dei suoi colleghi e dello stesso Zerbo, che questo fu costretto a dimettersi. Accadde la stessa cosa con il successore di Saye Zerbo, Jean-Baptiste Ouédraogo: questa volta Sankara, divenuto Primo Ministro, fu addirittura messo agli arresti domiciliari per avere denunciato la corruzione del presidente. Il popolo burkinabé, attraverso manifestazioni e proteste di piazza, ne ottenne la liberazione.

A questo punto la sua strada verso il potere era completamente spianata. Insieme a Blaise Compaoré e altri giovani ufficiali, Thomas salì al governo del paese senza spargimenti di sangue, insediandosi come presidente la notte del 4 Agosto 1983.

In quattro  anni di governo Thomas cambiò la bandiera, l’inno nazionale, il nome della nazione in Burkina Faso (che significa "terra degli uomini integri") e tentò di far "rinascere" la sua nazione.  Garantì al suo popolo l'istruzione, l'assistenza medica, cibo, acqua potabile, dimezzò le tasse e piantò oltre dieci milioni di alberi (per arrestare l'avanzata del deserto). Ebbe inoltre un ruolo fondamentale nell'emancipazione femminile, proibendo barbare usanze millenarie come la mutilazione degli organi genitali femminili e anche la poligamia.

Thomas morì nel 1987 assassinato dal suo migliore amico e collaboratore Blaise Compaoré, che subito dopo salì al potere e cercò di cancellare tutte le riforme di Sankara. 

Ma il 31 Ottobre 2014, i semi hanno finalmente germogliato e un’incontenibile rivolta popolare ha costretto Blaise a scappare in Costa d'Avorio. Le migliaia di giovani che affollavano le strade portavano manifesti e cartelli inneggianti a Sankara, divenuto il simbolo  della speranza in una nuova rivoluzione.

Daniel Boroleanu IIIBL

giovedì 25 novembre 2021

Film: "I racconti di Parvana" di Nora Twomey (2017)

Nell'oscuro regno dei fondamentalisti islamici afghani, Parvana taglia i suoi lunghi capelli e indossa gli abiti da ragazzo per passare inosservata, mantenere la sua famiglia e ritrovare il papà, imprigionato dai talebani perché insegnava a sua figlia a leggere e a scrivere. 

Tratto dal libro di Deborah Ellis Sotto il burqa.

domenica 21 marzo 2021

Ruby Nell Bridges e The Problem We All Live With

E' nata a Tylertown, l'8 settembre 1954

Ruby Nell Bridges viveva a New Orleans, accanto ad una scuola, ma non ci poteva andare a causa del colore della sua pelle: quella era una scuola solo per bianchi e lei era nera. Ogni mattina quindi doveva fare moltissima strada per andare a scuola. A sua mamma questa cosa non andava bene e lottò per far andare sua figlia alla scuola per bianchi.

I membri del consiglio scolastico fecero fare un test di ammissione a Ruby, sperando che lo fallisse, ma lei lo passò a pieni voti e venne ammessa. 

Ogni mattina mentre andava a scuola delle persone protestavano dicendo che un nero non poteva andare in una scuola per bianchi, e addirittura lanciavano pomodori contro la piccolo Ruby, che all'epoca aveva solo sei anni . Dopo essere stata bullizzata la scuola stessa richiese quattro agenti federali, che accompagnassero Ruby a scuola in modo che non subisse più molestie. 

Ruby Nell Bridges fu la prima afroamericana ad andare in una scuola per bianchi. 

Lei  combatte ancora oggi contro il razzismo. 

Un famoso pittore americano Norman Rockwell, nel 1964, dipinse un quadro intitolato The Problem We All Live With in cui rappresentò Ruby Nell Bridges quando aveva sei anni, circondata dalle sue quattro guardie del corpo mentre andava a scuola, adottando il punto di vista dei manifestanti che tiravano pomodori a Ruby. 


Thomas IIIBL

sabato 20 marzo 2021

Sebastião Salgado e il nostro Pianeta

Sebastião Salgado  è nato l'8 febbraio del 1944, ad Aimorés in Brasile. 

Viveva in mezzo a una valle verde. 

Salgado si ricorda quando lui e le sue sette sorelle si tuffavano nella cascata vicina alla loro fazenda e delle lunghe passeggiate sulle vicine colline insieme al padre. 

Lui sapeva che oltre a quei rilievi si trovava un'infinità di storie che voleva a ogni costo scoprire, perché lo affascinavano e lo incuriosivano molto.

A quindici anni un treno lo portò a Vittoria, dove frequentò il liceo, poi si iscrisse all'università.

Il padre sognava per lui un futuro da avvocato ma Sebastião non voleva saperne, anche perché non gli piaceva studiare, comunque alla fine si laureò in economia. 

Nel periodo universitario conobbe Leila, la sua futura moglie. 

Leila aveva acquistato una macchina fotografica per i suoi studi di architettura, ma Sebastião se ne appropriò: aveva trovato lo  strumento per scoprire e raccontare quelle storie che da piccolo lo affascinavano molto. 

Smise di lavorare in banca e usò i suoi risparmi per comprare apparecchiature fotografiche. All'inizio fotografava matrimoni e eventi sportivi però non trovava le storie che cercava.  

Fu durante un viaggio in Niger che capì cosa doveva fotografare: gli "ultimi", i più sfortunati.


Salgado dopo venti anni di racconti di storie che non possono essere dimenticate e documentazioni  drammatiche, si sentiva svuotato quindi decise di tornare alla fazenda. 

Quando tornò vide che era distrutta: i campi erano diventati secchi e la cascata si era prosciugata.

Lui e la moglie decisero di farvi rispuntare la vita. Piantarono due milioni di alberi e così nacque l'Instituto Terra, che si ripopolò di animali, tra cui il giaguaro, il più grande felino del Sudamerica.

Quando la fazenda tornò come prima a Salgado tornò la voglia di "raccontare" i mesi di viaggio in  giro per il mondo. 

Nei suoi viaggi  decise di omaggiare, con la sua arte, la grande bellezza del pianeta. 

Nacque il progetto del libro fotografico Genesi: esso racconta ciò che noi dobbiamo preservare e ci rende più consapevoli della natura che ci circonda. Secondo Salgado ad un certo punto l'uomo dovrà fermarsi e ricostruire tutto quello che sta distruggendo, per ritrovare un equilibrio con il pianeta.

L'Instituto Terra è stato poi donato al governo brasiliano ed è diventato un parco nazionale, che tutti possono visitare.

Questo è solo un piccolo esempio di come le terre maltrattate possano tornare a essere rigogliose foreste.

Daniel IIIBL


giovedì 18 marzo 2021

Sophie Scholl (Forchtenberg, 9 maggio 1921 – Monaco di Baviera, 22 febbraio 1943) e la Rosa Bianca

Sophie Scholl nacque il 9 maggio 1921 a Forchtenberg in Germania. Nel 1932 si trasferì a Ulm dove il padre lavorava. All'età di 12 anni Sophie e il fratello maggiore Hans "si iscrissero" alla gioventù hitleriana, e sfilarono persino in corteo per Hitler. 

Più grandi scoprirono le cose terribili che facevano i nazisti, in particolare lo sterminio di massa degli Ebrei. 

Il loro padre li aveva messi in guardia da subito su Hitler.

Nel 1940 Hans andò per sei mesi a prestare servizio nel fronte orientale. Sophie nel frattempo insegnò in un asilo. 

Sophie si iscrisse alla facoltà di filosofia dell'università Ludwig Maximilian di Monaco di Baviera, dove il fratello già studiava medicina. 

Lei e Hans diventarono membri della Rosa Bianca, un gruppo antinazista. Loro sparsero dei volantini contro Hitler nella loro università, lanciandoli dalla balaustra dell'ultimo piano, assicurandosi che nessuno li vedesse.

Sophie e Hans vennero arrestati proprio mentre lanciavano il sesto volantino.

Loro, insieme ad un altro membro della Rosa Bianca Christoph Probst, furono condannati alla ghigliottina il 22 febbraio 1943.

Dal 18 al 21 febbraio i tre ragazzi vennero interrogati pesantemente affinché facessero le spie e dicessero i nomi degli altri componenti del gruppo. I tre non tradirono i loro compagni e si addossarono ogni responsabilità in merito alla stesura e al lancio dei volantini.

Come ricorda Franz Joseph Müller, uno dei membri della Rosa Bianca, "Sophie Scholl era il membro più forte e attivo del gruppo".

Marco IIIBL

Teresa Mattei (Genova 1/02/1921 – Pisa 12/03/2013) e la Costituzione Italiana

Teresa Mattei, poco più che ventenne, divenne una combattente partigiana. Un giorno, insieme ad un suo compagno partigiano fece esplodere un tunnel in cui i tedeschi tenevano le armi. Lei mise una bomba ad un’imboccatura del tunnel, il suo amico all’altra. Mentre correva via guardò indietro e vide l’amico inciampare, capì che non ce l’aveva fatta. I tedeschi l’avevano vista, perciò prese la sua bicicletta e cominciò a pedalare fino alla sua università, un posto sicuro in cui la conoscevano. Parcheggiò la bici in un punto del giardino e corse dal suo insegnante dicendogli che i tedeschi la stavano raggiungendo. Il professore avvisò velocemente i colleghi dicendo loro di simulare la commissione di laurea. Teresa iniziò ad argomentare la sua tesi in lettere e filosofia. Ad un certo punto, senza bussare, entrarono i tedeschi chiedendo ai presenti se avessero visto una ragazza in bicicletta. Il professore, calmo, disse che non avevano visto nessuno e se gentilmente potessero andarsene poiché nonostante ci fosse la guerra, la laurea rimaneva comunque un evento importante. Per fortuna i tedeschi non l’avevano vista bene ed il rossore sulle guance, dovuto alla corsa, se n’era ormai andato.

Dopo che i tedeschi andarono via, il professore disse di continuare la discussione in caso i soldati fossero tornati indietro a controllare. Così Teresa continuò: i professori facevano le domande e lei rispondeva.

Dopo aver finito l’esposizione il professore disse che, se i colleghi fossero stati d’accordo, lei avrebbe potuto laurearsi proprio quel giorno, perché, nonostante la situazione, era riuscita a fare un ottimo discorso. Così dopo aver avuto il consenso degli altri professori, Teresa prese la laurea in lettere e filosofia all’università di Firenze. Uscita dalla stanza un ragazzo fascista, non dichiarato, le disse che la sua laurea non sarebbe servita a nulla perché le donne servivano solo a fare figli e che, se avessero lavorato, avrebbero, avuto meno tempo per badare ai bambini. Lei rispose che la sua laurea sarebbe rimasta, mentre i fascisti sarebbero scomparsi.

Dopo la guerra Teresa fu chiamata a partecipare all’assemblea costituente. Tutt’ora lei è riconosciuta come madre dell’articolo 3 della Costituzione Italiana, quello che afferma l’uguaglianza di tutti, uomini e donne, di fronte alla legge.

Emilia IIIBL

mercoledì 17 marzo 2021

Evita Perón (7.05.1919 Los Toldos - 26.07.1952 Buenos Aires) e l'Argentina

Evita Peron è nata il 7 Maggio 1919 a Los Toldos in Argentina.

Fin da quando era piccola sognava di diventare una star del cinema.

All'età di quindici anni si trasferì a Buenos Aires dove iniziò la sua carriera da attrice.

Pochi anni dopo ad una festa incontrò il colonnello Juan Domingo Perón, si innamorarono e poco tempo dopo si sposarono.

Un anno più tardi Juan Domingo Perón fu eletto presidente dell'Argentina.

Evita divenne molto famosa sia per il suo ruolo di attrice sia per il suo ruolo di attivista.

Il popolo la amava perché metteva molto impegno nell'aiutare le persone più bisognose.

Evita si batté molto per i diritti delle donne e le aiutò a conquistare il diritto del voto (in Argentina raggiunto nel 1947).

Evita divenne così tanto famosa che le venne chiesto di candidarsi come vicepresidente al fianco del marito, però poco tempo dopo le venne diagnosticato un tumore e allora decise di non candidarsi.

Morì il 26 luglio 1952.

Quando la radio nazionale ne diede l'annuncio, vennero usate queste parole:

“ oggi abbiamo perso la guida spirituale della nazione“ .

Cristian IIIBL

martedì 16 marzo 2021

Frida Kahlo (6.7.1907 Città del Messico - 13.7.1954 Città del Messico): Viva la Vida!

Frida Kahlo proveniva da una famiglia di fotografi. Il suo sogno era quello di diventare un medico ed  entrò per questo in una scuola dove avrebbe studiato medicina. A vent’anni ebbe un incidente in un  autobus che le complicò per sempre la vita: rimase bloccata a letto ingessata per mesi, guarì ma  non tornò più come prima. In quei mesi di immobilità scoprì la sua passione per l’arte, diventando  una delle pittrici più famose del ventesimo secolo.

Frida oltre ad essere una pittrice era un'attivista: sin da piccola partecipava a delle riunioni  politiche, in una di queste incontrò il pittore Diego Rivera, suo futuro marito. Avendo partecipato a  rivolte e manifestazioni per i diritti, molti la consideravano perfetta per diventare una vera politica:  avrebbe saputo di certo ottenere i diritti pretesi. Era femminista ma in realtà lottava per i diritti di tutti coloro  che non avevano voce. Nei suoi dipinti Frida rappresentava elementi surreali e del folklore  messicano, in particolare negli autoritratti che raffiguravano le sue condizioni esteriori e interiori.  Non ha avuto una vita particolarmente bella: ha avuto un matrimonio disastroso, con un marito  infedele che la tradiva con sua sorella e non ha avuto possibilità di avere figli a causa delle sue  condizioni fisiche. E' comunque sempre stata un vero e proprio simbolo della “donna forte” che si  rialza dopo qualsiasi caduta. Il suo volto è stato rappresentato su dei francobolli e la sua vita è  stata romanzata in alcuni film ed è stata soggetto di numerosi documentari, ancora oggi Frida è una  delle icone femminili più riconosciuta al mondo. 

Dal punto di vista estetico è stata molto criticata, poiché secondo la società di allora non corrispondeva ai canoni di bellezza classici, nonostante ciò il mondo si innamorò di lei per il suo stile e la sua grande forza.

Andrealetizia IIIBL

Hannah Arendt (14.10.1906 Hannover - 4.12.1975 New York) e "la banalità del male"


Hannah Arendt nacque il 14 Ottobre 1906 ad Hannover. Fin da giovane era appassionata di filosofia e politica, per questo si iscrisse alla facoltà di filosofia. Hannah nacque in un una famiglia ebrea borghese benestante. Nel 1933 scappò a Parigi, in seguito all'ascesa di Hitler in Germania, e lì collaborò con delle organizzazioni che aiutavano i bambini ebrei che scappavano dai campi di concentramento. Anche Hannah finì in uno di questi rimanendo prigioniera per diversi giorni, ma riuscì a fuggire approfittando di un litigio tra guardie.

Nel 1940 Hannah emigrò in USA.

Giunta a New York si dedicò alla scrittura. Le sue opere più famose sono Le Origini del Totalitarismo e La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme .

Adolf Eichmann è stato un criminale nazista. Hannah ne seguì il processo tra il 1960 e il 1962 a Gerusalemme, in qualità di giornalista corrispondente.

Eichmann tentava di discolparsi dicendo che lui eseguiva gli ordini dei suoi superiori: venne dichiarato colpevole e condannato a morte per impiccagione nel 1962.

Lorenzo B. IIIBL

giovedì 4 febbraio 2021

Rotta balcanica: emergenza umanitaria

Migliaia di persone vivono sotto ripari di fortuna in quello che è rimasto del campo profughi di Lipa, località tra i boschi sulle alture della Bosnia Erzegovina a pochi chilometri dal confine con la Croazia. 

Dopo che la tendopoli temporanea che li ospitava è andata a fuoco, il 23 dicembre scorso, le loro condizioni già molte precarie sono precipitate.

Senza acqua, né elettricità, né servizi igienici gli sfollati (tutti uomini, richiedenti asilo, provenienti per lo più da Pakistan e Afghanistan) sono costretti a scaldarsi accendendo piccoli falò. 

Abbandonati a loro stessi, i profughi non hanno vestiti adeguati e scarpe per affrontare l’inverno. Possono contare solo su un pasto al giorno che fornisce loro la Croce Rossa, l’unica organizzazione insieme alla Caritas ed IPSIA (Istituto Pace Sviluppo e Innovazione), autorizzata ad operare. 

I militari dell’esercito bosniaco stanno allestendo delle nuove tende che dovrebbero garantire una sistemazione meno precaria. Tuttavia non sono al momento previsti né allacciamenti idrici né collegamenti con la rete elettrica che sarebbero fondamentali per affrontare i prossimi mesi invernali e assicurare standard igienico-sanitari minimi tanto più in mezzo ad una pandemia, come quella prodotta dal virus SARS-CoV-2, che ha colpito duramente anche il Paese balcanico.

Il destino dei profughi resta, dunque, molto incerto. Nata come soluzione transitoria, Lipa avrebbe dovuto trasformarsi in un campo ufficiale. Ma il Cantone e la Municipalità si erano opposte alla decisione del Consiglio dei ministri di Sarajevo rifiutandosi di dare corso ai lavori di adattamento necessari per assicurare una sistemazione dignitosa ai 1500 ospiti. 

Se pare tramontata l’ipotesi di adeguare l’accampamento di Lipa, nemmeno un trasferimento a Bihac pare al momento un’opzione praticabile sempre per l’opposizione del sindaco della cittadina e delle autorità del Cantone di Una Sana, che a fine settembre avevano chiuso il campo di Bira, allestito in una ex fabbrica e si erano opposti strenuamente ad ogni tentativo di riapertura.

Una posizione intransigente sostenuta, per altro, da larga parte della cittadinanza. Lo scorso 22 dicembre, la popolazione aveva bloccato e rimandato indietro i minibus di migranti in arrivo da Lipa organizzati dal governo. 

Questa crisi civile, politica e istituzionale è all’origine della “catastrofe umanitaria” che IOM (International Organization for Migration) denuncia. 

Secondo l’organizzazione sarebbero almeno 3.000 le persone totalmente allo sbando, senza un posto dove stare, nel bel mezzo dell’inverno. Una situazione, tra l’altro, aggravata dai violenti respingimenti alla frontiera della polizia croata denunciati anche al Parlamento Europeo che impediscono ai migranti di proseguire il loro viaggio in Europa.

In queste gravissime condizioni umanitarie, Caritas Ambrosiana, Caritas Italiana, IPSIA, hanno deciso un intervento di urgenza per aiutare i profughi, imprigionati nei boschi della Bosnia dai veti incrociati delle autorità. 

Per sostenere questo intervento è partita in una raccolta fondi

Non è la soluzione al problema, ma è la sola cosa che in questo momento è possibile fare per permettere a queste persone almeno di sopravvivere.


mercoledì 2 dicembre 2020

2 dicembre: Giornata Internazionale per l'abolizione della schiavitù

 


Secondo l'ultimo report dell'Organizzazione internazionale del lavoro (ILO), oggi nel mondo ci sono oltre 40 milioni di persone, vittime di quella che chiamiamo "schiavitù moderna": traffico di esseri umani, lavoro forzato e matrimoni coatti.

La Giornata Internazionale per l'abolizione della schiavitù si celebra in questa data, perché fu il 2 dicembre del 1949, che l'Assemblea generale approvò la Convenzione delle Nazioni Unite, per la repressione del traffico di persone e dello sfruttamento della prostituzione.

1 vittima su 4 di schiavitù moderna sono i bambini.

mercoledì 19 febbraio 2020

Robert Capa (1913 Budapest – 1955 Thai Binh)


Il vero nome di Robert Capa era Endre Ernő Friedmann. 
Internazionalmente riconosciuto come il più grande fotografo di guerra, Robert Capa è diventato celebre per il suo stile di vita non meno che per il suo talento. Avventuroso e professionale, impegnato e ironico, pronto a tuffarsi in nuove storie e reportage. Soprattutto, pronto sempre ad avvicinarsi il più possibile al soggetto per scattare una buona fotografia.
Le sue immagini della guerra civile in Spagna e dello sbarco alleato in Normandia sono celebri. Corrispondente delle grandi riviste illustrate, come LIFE, Collier o Holiday, ha seguito tutti i conflitti, in Cina, in Israele e in Indocina, dove è morto tragicamente nel 1954 saltando su una mina. (da FotoNote - Contrasto)

lunedì 17 febbraio 2020

Poesia: Sagge follie


Pensieri volano e svaniscono,
silenziosi rumori tacciono
Immagina una casa, un'orchestra, una rosa
qualcosa di bello come un castello
un mondo di pace e serenità
aria senza smog, foreste senza fuoco
un mare senza plastica e crudeltà
senza urla silenziose e false verità
uomini senza pregiudizi, senza avidità.
Cosa dite: ci diamo un'altra possibilità?
Ci sono ostacoli da superare,
ma la terra è da salvare.
Non si può continuare solo a sperare
siamo noi che dobbiamo cambiare...
allora, più impegno, basta parole,
adesso passiamo all'azione!

IAL

venerdì 14 febbraio 2020

Fotografia: Miliziano colpito a morte – Robert Capa



Un uomo muore, colpito da un proiettile esploso da un nemico invisibile. Non è un soldato, non indossa una divisa ma abiti civili. Impugna un fucile. L’uomo è un miliziano, combatte per la Repubblica di Spagna contro le truppe nazionaliste guidate da Francisco Franco. E’ il settembre del 1936, è da poco scoppiata la Guerra Civile Spagnola. Il protagonista è l’anarchico “Taino” Federico Borell García, caduto a Cerro Muriano, 20 chilometri a nord di Cordova. Si dice che lo scatto sia stato realizzato, sollevando la macchina senza guardare, da una trincea…  insomma l’immagine simbolo della Guerra Civile Spagnola sarebbe il frutto del caso, un capriccio del destino. In molti pensano in realtà che la foto non sia stata scattata da Endre Ernő Friedmann ma da Gerda Taro. Secondo gli esperti infatti le caratteristiche della foto non sarebbero compatibili con la macchina di Endre, una Leica, ma rimanderebbero a una Rolleiflex: il tipo di apparecchio utilizzato da Gerda Taro.

da Le 100 immagini che hanno cambiato il mondo

venerdì 7 febbraio 2020

Emergenza profughi dell'esodo istriano-fiumano-dalmata


In Italia l'emergenza profughi (circa 283.000 persone) viene superata nel corso degli anni cinquanta. Il governo assume numerosi provvedimenti a favore degli esuli. Fra questi, un imponente piano di costruzioni la cui realizzazione viene affidata principalmente all'Opera per l'assistenza ai profughi giuliani e dalmati. Vengono così realizzati più di 7000 alloggi popolari distribuiti in 39 province, oltre a convitti e case di riposo.
In alcune città vengono costruiti veri e propri quartieri destinati agli esuli (Roma, Alessandria, Torino, Bari, Carpi...) che offrono finalmente un alloggio dignitoso a chi prima era ospitato nei campi profughi. Inoltre, i nuovi quartieri consentono agli istriani di rimanere vicini e di conservare meglio la loro identità.
Soprattutto, il "miracolo economico", che si manifesta fra gli anni cinquanta e sessanta, offre agli esuli nuove opportunità di lavoro e prospettive di vita, facilitandone l'integrazione. Sotto il profilo sociale, questa avviene abbastanza rapidamente, mentre rimane viva la ferita della memoria.