venerdì 8 dicembre 2017

Le mie cadute da cavallo


La cosa più brutta, quando cadi da cavallo, non è il dolore che provi fisicamente, ma il dispiacere che avverti vedendo il tuo cavallo che ti scaraventa per terra perché ha paura di te.
Da giovane, nella mia vita di amazzone, ho fatto parecchie cadute da cavallo. Alcune erano causate da me, mentre il cavallo non era colpevole, altre erano dovute al cavallo che si comportava come un pazzo scatenato. 
La prima caduta della mia vita la feci da un asino, in un allevamento di montagna, dove io e la mia famiglia eravamo andati a pranzo. L'animale si chiamava Luiso, aveva il manto pezzato bianco e marrone. Lo cavalcai senza sella e fu proprio per quello che caddi. Non so come, l'asino si spaventò, partì in un galoppo velocissimo e io finii per terra. Poco divertente dato che, tutto sommato, avrebbe potuto anche calpestarmi.
La seconda caduta della mia vita la feci da un pony di nome Nino, anche lui pezzato. 
All'improvviso sgroppò e quindi mi scrollò di sella. 
In seguito, per circa cinque anni, non mi capitò più di risalire a cavallo due o più volte, di ritrovarmi piena di polvere e magari con un bel pestone... questo fino a quando non cambiai maneggio. 
Era il 23 aprile 2017 quando andai a fare l'esame pratico di lavoro in piano. Quella volta montai un purosangue arabo di nome Argento, ex campione di corse. Iniziai a pulirlo e in seguito a sellarlo, per poi montarlo ed iniziare l'esame d'ammissione. Andò tutto bene, ma la volta dopo iniziò il vero lavoro. La mia allenatrice mi fece galoppare senza staffe e dopo un po' mi fece superare un oxer di C90, sempre senza staffe. Feci un tale volo che, se fossi salita tre centimetri più in alto, avrei potuto togliere le ragnatele dal soffitto. Strano ma vero, atterrai in piedi. 
Da quel giorno non saltai mai un ostacolo senza staffe. 
Un'altra delle tante cadute da cavallo la feci mentre cavalcavo Vulivia, una olandese di 1.80 centimetri circa. Stavo galoppando per saltare un verticale di B100, mi tuffai prima di lei e lei si bloccò facendomi fare una giravolta in avanti e in quell'occasione sì che mi feci male alla schiena.
Le cadute successive, e anche quelle più dolorose, le feci da Jack Avril D'erminè, un sella francese di vent'anni. Era un cavallo molto allegro, che aveva partecipato a molte edizioni nazionali ed internazionali ed era un fenomeno. E, come ogni fenomeno che si rispetti, qualche volta si dimostrava imprevedibile e quindi sgroppava. Stavo procedendo tranquillamente quando tirò una sgroppata e mi scaraventò a terra. Non mi calpestò per miracolo, ma mi feci comunque male al collo. Risalii: iniziai nuovamente a galoppare, feci due giri di campo e finii di nuovo per terra. Riuscii ad alzarmi per miracolo. Montai per la millesima volta e, per fortuna, andò tutto bene. 
Ho imparato molte cose cadendo da cavallo, una delle tante è che bisogna sempre rispettare il nostro amico a quattro zampe, in qualsiasi momento; che sia vecchio o giovane non conta, poiché esso è sempre il tuo cavallo.

Battistin  Anna  IIA     

Storia di una bicicletta (quasi) rubata


Nel piccolo paesino di San Stino tutto trascorreva in modo tranquillo. Era una giornata di inizio settembre e mi stavo placidamente rilassando in camera mia, sul letto, con in mano il mio telefono.
Pensavo che tutto sarebbe trascorso tranquillamente... e invece no.                                        Mia mamma mi chiamò dal salotto, probabilmente perché doveva rimproverarmi per qualche malanno commesso in sala o altrove.
Ma non fu così: stava piegando la tovaglia in cucina e aveva un'aria parecchio strana. La guardai tranquillamente e le chiesi: "Che c'è?" come se fosse tutto normale.
"Ieri, dove hai lasciato la bici dopo aver fatto il tuo giretto?" mi domandò. 
Me lo ricordavo perfettamente: il giorno prima ero in casa a non fare assolutamente niente e, per prendere una boccata d'aria, avevo deciso di andare a fare un giro in bicicletta. Era un'uscita molto ristretta: mi ero limitato a recarmi all'oratorio passando per il campo sportivo dietro casa mia, facendo una strada che non percorrevo mai, ma che avevo seguito per il solo piacere di farlo.                           
Arrivato a casa, andai nel garage dietro la mia abitazione e la misi vicino alla porta che immetteva nelle cantine, dove sono posti tutti i meccanismi per far funzionare l'ascensore. Non avendo un lucchetto e non volendo suonare il citofono per chiamare mia madre e farle aprire il cancello del nostro "parcheggio privato", la posai lì sotto, dove la appoggio tutt’oggi.
Le risposi: "Dove la metto sempre" con un tono piuttosto seccato perché mi stava chiedendo una cosa molto stupida.
Non ero ancora a conoscenza della disavventura accaduta alla mia cara e vecchia bici.        "Perché, sai, stavo sbattendo la tovaglia e non l'ho vista" mi rispose preoccupata. 
"Ma come?" risposi, mentre mi recavo nel balconcino per verificare la sua affermazione.        Era vero, c'era solo la bicicletta di Michele nello scomparto. La cosa, però, non mi dette fastidio. Anzi, ero quasi rallegrato: il mio mezzo di trasporto a due ruote era piccolo e vecchio, di un colore rosso che mi ripugnava. Si aggiunga il fatto che, se me l'avessero rubata, ciò avrebbe significato che me ne sarei presa una nuova, una bici alta e con un cestino che desideravo moltissimo.
Tornando da lei non sapevo cosa dirle. Non potevo mica risponderle; "E vai! Finalmente avrò una bici nuova e che non faccia schifo!". No. Mi limitai ad aggiungere: "Allora me l'avranno rubata quando sono entrato in casa". Però me ne andai rallegrato: a breve avrei avuto una bici nuova di zecca che avrei usato molto di più rispetto alla precedente.
Ma non andò in questo modo, per niente.
Dopo qualche oretta, mentre ero alla scrivania col computer e mi rilassavo con la mia serie tv preferita, entrò mia madre: "Filippo, ti hanno ritrovato la bici!" disse guardando il suo telefono e me lo mise davanti alla faccia. 
Ed eccola lì a terra, la mia bicicletta, nella stradina dietro a casa mia che, strana coincidenza, avevo percorso il giorno prima.
"Davvero?" risposi. Era una domanda retorica: la vedevo con i miei occhi, mentre il mio sogno di avere una bici scintillante col cestino si infrangeva.
 "Sì, e quando arriva il papà la vai a prendere" ordinò.
Poco dopo mio padre rientrò a casa dal lavoro e ci recammo direttamente dai carabinieri.      Non ero mai entrato in quella che pensavo fosse una centrale di polizia: aveva un corridoio piccolo e stretto, con qualche sedia blu all'angolo a sinistra della porta. Andati più avanti vedemmo tre carabinieri, due uomini e una donna, che ci fissavano con un sorriso alquanto terrificante.
"Salve" cominciò mio padre "siamo venuti a ritirare una bicicletta rossa".
L'agente donna ci fece qualche domanda e poco dopo ci restituì la bicicletta. L'ultima cosa che ci disse era che se qualcuno fosse giunto per effettuare la denuncia di furto di una bicicletta, l'avremmo dovuta restituire subito.
Il che era impossibile, dato che era davvero di mia proprietà. Purtroppo.
Usciti dalla centrale, mio padre mi disse di andare a casa, mentre lui si sarebbe fermato a prendere le sigarette.
Così mi avviai verso casa. Durante il corto tragitto accesi il telefono e vidi dei messaggi, uno dei quali proveniva da mia zia, sempre aggiornata sui fatti del paese tramite Facebook e il Comune, luogo in cui lavorava.
Mi aveva mandato la stessa immagine che mi aveva fatto vedere mia madre dal suo cellulare e che ritraeva la mia bici, con sotto la scritta: "Ciao, questa è la tua bicicletta?".
Non mi ero accorto che il mio sogno di avere una bici più bella e moderna si fosse infranto molto prima che me l'avesse detto mia mamma.

Filippo Sandrin IIA   

domenica 26 novembre 2017

Malala Yousafzai: "Quando tutto il mondo tace, anche una sola voce diventa potente"



C'era una volta una bambina a cui piaceva molto andare a a scuola. Si chiamava Malala.  Malala abitava in un tranquillo villaggio del Pakistan. Un giorno, un gruppo di uomini armati chiamati talebani prese il controllo della valle, terrorizzando la gente con i suoi fucili.
I talebani proibirono alle bambine e alle ragazze di andare a scuola.
Molte persone non erano d'accordo, ma per sicurezza preferirono tenere le loro figlie a casa.
Malala pensava che fosse ingiusto, e lo scrisse nel suo blog. Amava molto la scuola, perciò un giorno disse in TV: "L'istruzione è potere per le donne. I talebani stanno chiudendo le scuole femminili perché non vogliono che le donne abbiano potere".
Qualche giorno dopo, Malala prese il suo scuolabus come al solito. Ad un tratto, però, due talebani fermarono l'autobus e gridarono: "Chi di voi è Malala?"
Quando le sue amiche la guardarono, gli uomini spararono e la colpirono alla testa.
Malala fu subito portata in ospedale e non morì. Migliaia di bambini e bambine le scrissero di guarire presto, e lei si riprese più in fretta di quanto si potesse immaginare.
"Pensavano di farci tacere con i proiettili, ma non ci sono riusciti" ha detto. Anzi, anzi nel 2014 Malala è stata la più giovane vincitrice del Premio Nobel per la Pace.
"Prendiamo i nostri libri e le nostre penne. Sono le nostre armi più potenti. Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo."

scelta da Carolina Brichese e Nicolò Lucchetta IIBL

Alfonsina Strada (1891 - 1959): "Nessuno può fermare la mia bicicletta."



C'era una volta una bambina che era velocissima sulla sua bicicletta. Quando passava lei, era come veder passare un lampo. "Non andare così forte, Alfonsina!" le gridavano i suoi genitori. Troppo tardi: era già sparita.
Quando la bambina diventò grande e si sposò, i suoi sperarono che finalmente avrebbe abbandonato l'idea folle di diventare una ciclista. Invece, il giorno delle nozze, suo marito le fece un dono: una bici da corsa nuova di zecca. I due si trasferirono a Milano, e Alfonsina cominciò ad allenarsi come una professionista.
Era così veloce e così forte, che alcuni anni dopo si iscrisse al Giro d'Italia, una delle corse più dure del mondo. Nessun'altra donna ci aveva mai provato. "Non ce la farà mai " diceva la gente. Ma nessuno poteva fermare Alfonsina.
La corsa era lunga e molto faticosa, con dodici tappe in un giorno ciascuna, e si inerpicava per alcune delle strade di montagna più ripide d'Europa. Dei novanta ciclisti alla partenza, solo trenta tagliarono il traguardo: Alfonsina era una di loro. Fu accolta come un'eroina.
L'anno seguente, tuttavia, le fu proibito di partecipare. "Il Giro d'Italia è una corsa per soli uomini" dichiararono gli organizzatori. Ma neanche questo la fermò.
Continuò a correre e stabilì un record di velocità che rimase insuperato per ventisei anni, nonostante la sua bicicletta pesasse venti chili e avesse un'unica marcia!
Oggi il ciclismo femminile è uno sport molto popolare ed è perfino diventato disciplina olimpica. Alfonsina sarebbe felice di sapere che le cose sono cambiate molto da quando era bambina.

biografia tratta da "Storie della buonanotte  per bambine ribelli" di Elena Favilli e Francesca Cavallo scelta da Angela Lucchetta IIBL

Per approfondire Gli anni ruggenti di Alfonsina Strada di Paolo Facchinetti

mercoledì 22 novembre 2017

Focus on France

WORK IN PROGRESS...



DUE TO ITS SHAPE, FRANCE IS OFTEN REFERRED TO AS "L'HEXAGONE" (THE HEXAGONE).
ITS LAND BORDERS CONSIST OF BELGIUM AND LUXEMBOURG IN THE NORTH EAST, GERMANY AND SWITZERLAND IN THE EAST, ITALY AND MONACO IN THE SOUTH EAST, ANDORRA AND SPAIN IN THE SOUTH AND THE SOUTH WEST.


IT IS BORDERED BY THE NORTH SEA IN THE NORTH, THE ENGLISH CHANNEL IN THE NORTH WEST, THE ATLANTIC OCEAN IN THE WEST AND THE MEDITERRANEAN SEA IN THE SOUTH EAST.



...BETWEEN WONDERFUL CASTLES


AND NUCLEAR POWER PLANTS



Una poesia per tutte le Donne



Noi non siamo fragili come un fiore,
siamo forti come un leone.

Per tanti anni non ci siamo ribellate,
ma adesso siamo diventate forti:
sappiamo reagire,
sappiamo proteggerci.

Noi Donne, oggi, siamo inarrestabili.

Rachele Bianchi IIBL

martedì 21 novembre 2017

Cara Notte tu sei...


Paurosa come un incubo
silenziosa come il mare
imprevedibile come la morte

Brillante come un'idea
infinita come un sogno
bella come l'amore

Spettacolare come una stella
leggera come il vento


Carolina Brichese IIBL

mercoledì 8 novembre 2017

Racconto: un cambiamento sconvolgente


Una mattina mi sono svegliato e mi sono accorto di esser stato trasformato in adulto.
In preda al panico mi sono precipitato in camera dei miei genitori e ho scoperto che loro erano stati trasformati in bambini...
Subito realizzai che finalmente potevo fare tutto quello che volevo. 
Chiamai una baby sitter, aspettai l'autobus e andai ad iscrivermi a scuola-guida.
Dopo un po' di mesi passai l'esame, comprai una macchina nuova e cominciai ad andare ogni giorno al mare: mi piaceva tanto.
Lasciavo sempre i bambini con la baby sitter e spendevo un sacco di soldi, andando in giro.
Il denaro dei miei genitori finì in fretta: dovevo cercarmi velocemente un lavoro. Cercavo e cercavo , ma non lo trovavo. Incominciai così a capire le difficoltà della vita degli adulti.
Dopo una lunga ricerca trovai un impiego in un albergo.
Ogni giorno aspettavo l'arrivo della baby sitter e poi andavo al lavoro, per tutto il giorno. Esattamente come ho fatto oggi.
E' davvero dura arrivare a fine mese con il mio unico stipendio, ci sono le bollette, il mutuo, la baby sitter, il mantenimento dei bambini, ma non ho alternativa. 
Devo continuare a impegnarmi per tirare avanti, nel frattempo spero tanto di poter ritornare ad essere un bambino e che i grandi ritornino a occuparsi di me!

Samuel Carta IAL

Ispirato da "Signori bambini" di Daniel Pennac, 1997

venerdì 3 novembre 2017

Spotlight on European Countries: Portugal




The national Assembly has legislative power and the Government has executive power.

SOMETHING TYPICAL





LISBON: THE CAPITAL AND THE LARGEST CITY OF PORTUGAL

The TAGUS is the longest river in the Iberian Peninsula (1.007 km)


IIAL

martedì 31 ottobre 2017

Cinema: Big Fish

Edward Bloom affascina tutti con incredibili storie sul proprio passato: imprese divertenti e surreali che comprendono giganti, streghe, lupi mannari e, naturalmente, un grosso pesce che rifiuta di farsi catturare.
I suoi racconti incantano chiunque, tranne il figlio Will. Ma quando Edward si ammala, Will tenta finalmente di separare il mito dalla realtà e di fare i conti una volta per tutte con le grandi imprese e i fallimenti del padre.


Questo film mi è piaciuto molto!
L'ho trovato interessante perché c'erano una storia reale insieme a una fantastica, momenti in cui si è riso e parti più toccanti.
Sharon Gusso IAL

E' stato divertente, pauroso ed emozionante, tutto allo stesso tempo.
Le storie di Edward erano bellissime.
Mi è piaciuto l'episodio del licantropo, in cui Edward dice che alcune creature sembrano cattive, ma in realtà sono solo sole.
Mi ha commosso la parte in cui a raccontare la storia, non è più Edward, ma Will, che  con la sua narrazione, continua a rendere la vita del padre una bellissima favola.
Dal Tin Irene IAL

venerdì 27 ottobre 2017

The Rainbow Flag



The Rainbow Flag is the International Peace Flag (first used in Italy at the Peace March, from Perugia to Assisi, in 1961).
It has seven colours (violet, indigo, blue, green, yellow, orange and red) with, in the center, the Italian word "PACE" which means "peace".

The rainbow is the symbol of the peace between the earth and the sky, after the great flood, so by extension, among all men.

lunedì 23 ottobre 2017

Treasures from the WRECK of the Unbelievable. Damien Hirst a Palazzo Grassi / Venezia




‘Treasures from the Wreck of the Unbelievable’ costituisce la prima grande personale dedicata a Damien Hirst in Italia, dopo la retrospettiva presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli del 2004 (“The Agony and the Ecstasy”), ed è curata da Elena Geuna, già curatrice delle monografiche di Rudolf Stingel (2013) e Sigmar Polke (2016) presentate a Palazzo Grassi.
La mostra si estende lungo i 5.000 metri quadrati espositivi di Palazzo Grassi e Punta della Dogana, le due sedi veneziane della Pinault Collection che per la prima volta sono entrambe affidate a un singolo artista.
‘Treasures from the Wreck of the Unbelievable’ è un progetto complesso e ambizioso, la cui realizzazione si è protratta lungo diversi anni. Eccezionale nelle dimensioni e nei propositi, la mostra racconta la storia dell’antico naufragio della grande nave ‘Unbelievable’ (Apistos il nome originale in greco antico) e ne espone il prezioso carico riscoperto: l’imponente collezione appartenuta al liberto Aulus Calidius Amotan, conosciuto come Cif Amotan II, destinata a un leggendario tempio dedicato al Dio Sole in oriente.







It's only a real FICTION!

mercoledì 18 ottobre 2017

Se io fossi...



Se io fossi un gatto, tutto il giorno dormirei
Se io fossi un cane, tante feste al mio padrone farei
Se io fossi un canarino, volerei per tutto il mondo
Se io fossi un ghiro, farei un sonno profondo

Se io fossi un folletto, una pentola d'oro avrei
Se io fossi un gigante, tutti dall'alto guarderei
Se io fossi un mago, tutti i  malvagi farei scomparire
Se io fossi un dottore, tutti i malati farei guarire

Se io fossi un maestro, agli alunni bene insegnerei
Se io fossi un cavaliere, i più deboli aiuterei
Se io fossi un soldato, per tutti la pace vorrei

Se io fossi un ragazzo, come sono realmente,
tutte queste cose non farei
ma con i miei amici volentieri starei.

Nicolas Bottosso (IIBL)

Ispirato da S'i' fosse foco di Cecco Angiolieri (Siena 1260 circa - Siena 1313)
Vi consigliamo l'ascolto della versione in musica di Fabrizio de Andrè

lunedì 16 ottobre 2017

Voce alle ragazze!


*Sogni, lotte, dubbi, sconfitte e vittorie delle ragazze di ieri e di oggi
*scienziate, donne di spettacolo, sportive, politiche, artiste che hanno faticato e faticano a far sentire la loro voce
*il potere di cambiare le cose attraverso il duro lavoro e la fiducia nella possibilità di cambiare il mondo
*passione, curiosità e generosità
e molto altro ancora...
Questi saranno i temi delle letture ad alta voce che le ragazze della Scuola Secondaria di I grado 'Fogazzaro' faranno nelle loro incursioni letterarie nelle varie classi della scuola, dal 24 al 27 Ottobre.



Martedì 24 ottobre le ragazze della IAL leggono le biografie di:
Mercoledì 25 ottobre le ragazze della IBL leggono le biografie di: 
Giovedì 26 ottobre le ragazze di IIIAL leggono le biografie di:
Venerdì 27 ottobre le ragazze si IIBL leggono le biografie di:


mercoledì 11 ottobre 2017

11.10 Giornata internazionale delle bambine e delle ragazze: la storia di Sonita Alizadeh (rapper)



Sonita aveva dieci anni quando i suoi genitori le dissero: "Dobbiamo venderti in sposa". Cominciarono a comprarle dei bei vestiti e a prendersi cura di lei più di quanto avessero mai fatto.
Sonita non sapeva di preciso cosa significasse, ma di una cosa era certa: non voleva sposarsi. Voleva studiare, scrivere e cantare canzoni. Quando lo disse a sua madre, lei le rispose: "Ci servono i soldi per comprare una sposa per tuo fratello maggiore. Non abbiamo scelta. Dobbiamo vendere te."
All'ultimo momento, tuttavia, il matrimonio combinato sfumò. In Afghanistan, il Paese in cui la famiglia viveva, era scoppiata la guerra, e Sonita e suo fratello furono mandati a vivere in un campo per rifugiati in Iran. Sonita andò a scuola da quelle parti e iniziò a scrivere le sue canzoni.
Quando compì sedici anni, sua madre andò a trovarla, e le disse che doveva tornare in Afghanistan , perché avevano trovato un altro marito disposto a comprarla. Di nuovo Sonita rispose no. Voleva bene a sua madre, ma non voleva sposarsi. Voleva fare la rapper.
Scrisse una canzone molto dura intitolata Brides for Sale, "Spose in vendita", e la caricò su YouTube. Il video divenne virale, Sonita  conquistò fama e vinse una borsa di studio per studiare musica negli Stati Uniti. "Nel mio Paese, le brave ragazze stanno zitte" racconta adesso. "Ma io voglio condividere le parole che ho dentro."

mercoledì 4 ottobre 2017

4 October: Dialogue, Understanding and Coexistence Day


The Coexist image (often styled as "CoeXisT" or "COEXIST") is an image created by the Polish, Warsaw-based graphic designer Piotr Młodożeniec  in 2000 as an entry in an international art competition sponsored by the Museum on the Seam for Dialogue, Understanding and Coexistence (Jerusalem). 

The image consists of the word COEXIST in all capital letters, with the C replaced by an oversized Muslim Crescent, the X replaced by an oversized Star of David, and the T replaced by an oversized Latin Cross.

The image was one of dozens of works displayed as large outdoor posters in Jerusalem in 2001.
Variations of this artwork have been used as bumper stickers and elements in rock concerts.

martedì 3 ottobre 2017

3 Ottobre: giornata nazionale in memoria delle vittime dell'immigrazione

Ricordando


Saamiya Yusuf Omar

Saamiya Yusuf Omar è nata nel 1991 in una famiglia povera di Mogadiscio.
Da sempre Saamiya ha la passione e l'attitudine per la corsa.
Dopo aver vinto tutte le gare per dilettanti somale, inizia a partecipare a gare per professionisti con l'aiuto del centro olimpico somalo, situato a Mogadiscio.
Partecipa alle Olimpiadi di Pechino 2008, nella gara dei 200 m, ottenendo il record personale di 32"16, l'ultimo tempo di tutte le batterie, venendo però comunque incoraggiata e applaudita dal pubblico presente allo stadio. Successivamente alla gara tutti i giornalisti la intervistano, perchè, con la sua partecipazione alle Olimpiadi, diventa un simbolo per l'emancipazione delle donne musulmane di tutto il mondo.
L'appuntamento è con le Olimpiadi di Londra del 2012. Ma tutto diventa difficile. Gli integralisti prendono ancora più potere in Somalia, Saamiya corre chiusa dentro un burqa. Rimanere in Somalia, all'improvviso, non ha più senso. Una notte parte, a piedi, rincorrendo la libertà e il sogno di vincere le Olimpiadi.
Sola, intraprende il Viaggio di ottomila chilometri, l'odissea dei migranti dall'Etiopia al Sudan e, attraverso il Sahara, alla Libia, per arrivare via mare in Italia.
La giornalista Teresa Krug, di Al Jazeera, a lungo in contatto con Saamiya, conferma successivamente che la ragazza avrebbe viaggiato attraverso Etiopia, Sudan e Libia con l'intento di giungere in Europa per trovare un allenatore che la mettesse in grado di partecipare alle Olimpiadi di Londra 2012; ma all'inizio di aprile del 2012 sarebbe morta annegata nel naufragio di un'imbarcazione diretta a Lampedusa. La notizia della morte è poi stata confermata dalle agenzie di stampa internazionali.
La vita di Saamiya Yusuf Omar è stata raccontata nel romanzo Non dirmi che hai paura, scritto da Giuseppe Catozzella ed edito da Feltrinelli il 12 gennaio 2014, romanzo poi pubblicato in tutto il mondo, che è valso a Giuseppe Catozzella la nomina a Goodwill Ambassador UNHCR, Ambasciatore per l'Agenzia dei Rifugiati delle Nazioni Unite.

venerdì 29 settembre 2017

Maratona di Lettura - Il Veneto Legge


Mi piace ascoltare gli altri quando leggono qualcosa per me!
Carta Samuel IA

http://ilvenetolegge.it/venezia/maratona-di-lettura-26/

La Maratona è stata una bella esperienza...
Molin Lorenzo IA

http://ilvenetolegge.it/venezia/maratona-di-lettura-26/

E' stata una bellissima mattina...mi sono divertita tanto!
Valeri Aurora IAL

http://ilvenetolegge.it/venezia/maratona-di-lettura-26/

Le storie che ci hanno letto erano davvero belle.
Mtira Mohamed Jacem IAL

http://ilvenetolegge.it/venezia/maratona-di-lettura-26/

Mi è piaciuto leggere, anche se all'inizio ero molto agitata.
Simondo Karen Tatiana IAL

http://ilvenetolegge.it/venezia/maratona-di-lettura-26/

Mi è piaciuto come i lettori sono entrati nei personaggi.
Dal Tin Irene IAL

martedì 26 settembre 2017

Racconto: "Libertà"


Salve, sono il delfino Ciak, vivo in un delfinario già da un po' di anni.
Qui la mia vita non è male, è abbastanza serena e sono circondato da un sacco di persone che mi vogliono bene.
Ogni giorno faccio degli spettacoli per far divertire la gente: faccio parecchie acrobazie con la mia istruttrice, che poi mi coccola e mi dà del buon pesce.
"Non ti manca nulla" direte voi... ma quando scende la sera, e mi ritrovo solo, sento la nostalgia del mio mare, delle nuotate al largo, dei miei amici, della mia famiglia, della mia libertà!

Silvia Fantinello (IAL)
ispirato da "Le aquile" di D. Buzzati, Bestiario, Mondadori, Milano 1991

Leggere (bene) ad alta voce, per gli altri

  • Chi mi ascolta mi deve sentire e seguire, dunque la mia voce deve essere chiara e il mio tono alto.
  • Devo conoscere bene il testo, quindi devo averlo letto diverse volte e devo averne colto bene il significato e le sfumature, per poterlo leggere in modo espressivo.
  • E' indispensabile che io segua la punteggiatura e la logica del testo.
Le parole non devono restare sospese nell'aria, vanno "accompagnate" nel loro viaggio da chi legge a chi ascolta. Un testo potrà, così, diventare indimenticabile, grazie all'emozione che lo ha accompagnato!

venerdì 15 settembre 2017

Abbiamo iniziato gli allenamenti per Il Veneto Legge!


Lorenzo Fiorentino, Angela Lucchetta, Davide Masiero


Venezia, vista dall'alto, è una colossale sogliola stesa sul fondo della laguna, che si è fermata nell'Adriatico dopo aver vagato per tutto il mondo.
Girando per il globo, questo pesce si è portato sulle squame un pezzettino di ogni paese che ha costeggiato, fermandosi poi, esausto, nel Mediterraneo.
In seguito l'animaletto ha abboccato all'amo: un ponte l'ha legato alla terraferma e per paura che ripartisse è stato pure ancorato.
Il modo in cui Venezia è stata inchiodata al fondale ricorda un romanzo di Bohumil Hrabal , Ho servito il re d'Inghilterra, dove un bambino ha l'ossessione dei chiodi: li pianta su qualsiasi pavimento. 
Le fondamenta di Venezia sono, infatti, milioni e milioni di pali di legno conficcati nel terreno fangoso della laguna. 
Tutti questi tronchi formano un bosco capovolto, che regge l'antica città... sembra quasi l'invenzione di uno scrittore di fantascienza, invece è tutto reale.

Carolina Brichese, Nicolò Lucchetta, Christian Rossetto (IIBL)


mercoledì 19 ottobre 2016

La letteratura oltre la scuola


Quando mi chiedo perché amo la letteratura, mi viene spontaneo rispondere: perché mi aiuta a vivere. Non le chiedo più, come negli anni dell'adolescenza, di risparmiarmi le ferite che potevo subire durante gli incontri con le persone reali; piuttosto che rimuovere le esperienze vissute, mi fa scoprire mondi che si pongono in continuità con esse e mi permette di comprenderle meglio. Non credo di essere l'unico a pensarla così. Più densa, più eloquente della vita quotidiana ma radicalmente diversa, la letteratura amplia il nostro universo, ci stimola a immaginare altri modi di concepirlo e di organizzarlo. Siamo tutti fatti di ciò che ci donano gli altri: in primo luogo i nostri genitori e poi quelli che ci stanno accanto; la letteratura apre all'infinito questa possibilità d'interazione con gli altri e ci arricchisce, perciò, infinitamente. Ci procura sensazioni insostituibili, tali per cui il mondo reale diventa più ricco di significato e più bello. Al di là dall'essere un semplice piacere, una distrazione riservata alle persone colte, la letteratura permette a ciascuno di rispondere meglio alla propria vocazione di essere umano.


Tzetan Todorov, La letteratura in pericolo

sabato 8 ottobre 2016

La versione di Alice della fiaba "il gallo d'oro" di Aleksandr Sergeevič Puškin



C'era una volta un re, molto vecchio, che non aveva mai tempo di riposarsi, perché i suoi nemici lo attaccavano in continuazione.
Un giorno arrivò al castello un saggio che regalò al re un gallo d'oro. 
Il saggio spiegò al sovrano che se il gallo avesse cantato, da lì a poco sarebbe iniziata una battaglia, e lui avrebbe così saputo anticipare i nemici.
Il re, per ringraziare il saggio, disse che avrebbe realizzato qualsiasi suo desiderio.
Un giorno il gallo cantò e il re mandò il figlio maggiore ad affrontare i nemici.
Dopo poco tempo il gallo ricantò e il re mandò il figlio minore ad affrontare i nemici...ma i due figli non tornarono più indietro.
Allora il re in persona si recò nel punto in cui c'era stata la battaglia e vide che i suoi figli e tutti i suoi soldati erano morti.
Proprio mentre il re era lì, uscì da una tenda una bellissima principessa, che invitò il re a farle compagnia nella sua abitazione. I due rimasero insieme una settimana.
Il re decise di portare la bella principessa al suo palazzo.
Lì incontrarono il saggio che espresse al re il suo desiderio: avere la mano della bella principessa.
Il re non gliela concesse e con un colpo di scettro, sul capo, uccise l'insistente saggio.
Il gallo d'oro si vendicò, beccando a morte il re...e la principessa scomparve nel nulla.

mercoledì 5 ottobre 2016

13.09.2016: il nostro primo giorno alle Medie!



La mia prima giornata alle medie è stata davvero un bel regalo di compleanno!
Marcato Francesco 

Appena sono arrivata davanti a quel cancello verde, mi tremavano le gambe e mi girava un po' la testa.
Sono entrata in cortile e mi sono messa davanti all'ingresso, come gli altri ragazzi, aspettando che suonasse la campanella...mancavano due minuti ed ero molto agitata.
Dopo il primo squillo è arrivata la professoressa Imbesi che ci ha presentato i nostri professori...
Carolina Brichese 

Siamo entrati in classe con il professore di matematica e scienze, Luca Ferrazzo. I banchi in classe erano a gruppi di quattro: io mi sono seduto con Nicolò, Nicolas e Francesco
Nicolò Bonafini 

Durante l'ora di italiano, abbiamo disegnato le nostre mani, scrivendo su ogni dito un pregio, una passione, una cosa in cui siamo bravi...
Florena Dragos


Poi le abbiamo ritagliate e attaccate su un cartellone, dopo aver letto quello che avevamo scritto ai nostri nuovi compagni.
Nicolò Freguia 

Questa giornata mi è piaciuta veramente tanto, speriamo che siano così anche le altre.
Emma Calcinotto 

Oggi ho conosciuto dei nuovi compagni di classe e ho rivisto i miei amici delle elementari.
Le scuole medie mi sono sembrate divertenti.
Matteo Foglia 

Questa giornata è stata una delle più emozionanti della mia vita.
Lucchetta Angela 

Stamani appena arrivati a scuola c'era un professore simpaticissimo, che ci ha fatto conoscere questa scuola. Posso dire che siamo fortunati perché ci sono un sacco di attrezzature utili.
Marco Tullio 

Il primo giorno di scuola mi è piaciuto tantissimo ...spero di divertirmi tantissimo in questi tre anni!
Nicolò Lucchetta 

Oggi è stato il mio primo giorno di scuola media ed ero un po' nervoso, però poi mi sono tranquillizzato. Ho conosciuto due maestre e un maestro: sono tutti molto gentili.
Francesco Speretta 

La scuola è bellissima e molto curata; la palestra è molto grande e spaziosa.
Jona Buoso

lunedì 3 ottobre 2016

Parole: CARDINE e STRADA

Quest'anno il nostro blog si arricchisce di una nuova e importante sezione, dedicata all'ampliamento del lessico e l'acquisizione dei modi di dire: PAROLE.
Abbiamo deciso di iniziare con una parola ricca di significati...


Càrdine  s. m. [lat.  cardo  -dĭnis]
1.  Una delle due parti di cui si compongono le cerniere degli infissi, quella che porta il perno su cui si infila l’occhio della bandella (i cardini sono di norma fissati al telaio dell’infisso e le bandelle alle imposte). Nell'antichità classica (e anche in seguito, talora, per grandi portali), i cardini erano costituiti da due cunei di metallo piantati l’uno su un margine della soglia e l’altro nella faccia inferiore dell’architrave, in linea retta col primo così da costituire insieme l’asse di rotazione dell’anta.  
2.  Base, sostegno, fondamento:  i c.  di una dottrina;  i c.  della morale;  fissare,  piantare i c.  della convivenza civile;  demolire i c.  di un’accusa; in funzione appositiva:  argomento c., principale, basilare.  
3.  ant. Punto cardinale.  
4.  Nell’antica  Roma, la linea in direzione nord-sud tracciata dall’augure nella delimitazione del  templumceleste; da tale rito derivano le norme seguite dai Romani nel definire l’orientamento della città e degli accampamenti militari, secondo le quali il reticolato della città o accampamento era formato dall’incrociarsi di cardini e decumani.  
5.  In zoologia:  a.  L’apparato di articolazione delle due valve della conchiglia, nei molluschi bivalvi e nei branchiopodi.  b.  L’articolo basale delle mascelle degli insetti.



Modi di dire con la parola STRADA


a metà strada: a metà di un lavoro, di un'iniziativa e simili. Anche in posizione intermedia, con caratteri intermedi, detto di due cose apparentemente simili ma sostanzialmente diverse, come un film “a metà strada fra il comico e il tragico”.

andare per la propria strada: mirare al proprio scopo senza preoccuparsi di quello che dicono o fanno gli altri. Usato anche in forma esortativa in locuzioni come “Va' per la tua strada”, nel senso di lasciare in pace qualcuno, di non interferire in questioni che riguardano altri.

aprire la strada: riferito a una persona, facilitarla in un'azione, e in particolare nella carriera.
• Altro sign. fig.: riferito a una cosa, favorirne la realizzazione con un lavoro preliminare, creare le premesse per il suo successo. Usato in particolare con riferimento a una scoperta, un filone artistico, un campo di ricerca e simili.

essere in mezzo a una strada: essere molto poveri, versare in misere condizioni economiche, mancare dei mezzi per sopravvivere, non avere nemmeno un tetto sotto cui ripararsi.


essere sulla buona strada: agire nel modo giusto, avvicinarsi allo scopo voluto, alla verità e così via, come percorrendo la strada giusta per arrivare in un dato luogo.

essere sulla cattiva strada: avere un comportamento discutibile, dimostrare propensione a comportamenti immorali o disonesti.
Var.: prendere una cattiva strada; prendere una brutta strada

fare strada
• Accompagnare qualcuno, guidarlo precedendolo nella direzione o nel luogo in cui desidera andare, per insegnargli così il cammino o per semplice atto di cortesia. In senso figurato, fare in modo che non incontri ostacoli e difficoltà.
• Altro sign.: Progredire, diventare più importante. Vale per la carriera, il successo, la vita in generale.
Var.: fare strada nella vita; farsi strada


farsi strada
• Aprirsi un passaggio, un varco, tanto in mezzo a una folla di persone come fra una serie di ostacoli. In senso figurato, ottenere successo, fare carriera, crearsi una posizione più o meno importante o prestigiosa, in genere partendo da più modeste condizioni.
Var.: fare strada

fermarsi a metà strada: non portare a termine un'azione, un'impresa e simili, anche non concludere una frase, un discorso o altro.

essere fuori strada: essere in errore; essere nella condizione di chi sbaglia e insiste nell'errore senza rendersene conto, come chi continuasse a camminare senza capire di aver sbagliato strada o direzione.
Var.: essere fuori strada; mettere fuori strada; portare fuori strada

incontrarsi a metà strada: arrivare a un compromesso, riferito per lo più a una trattativa d'affari in cui ognuna delle due parti cerca di avvicinarsi alle pretese dell'altra.
Var.: compromesso


lasciare la strada vecchia per la nuova
• Lasciare qualcosa di sicuro per qualcosa d'incerto, d'ignoto. Anche rischiare nella speranza di ottenere qualcosa di meglio.
Deriva dal proverbio “chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quel che lascia ma non quel che trova”, che aggiunge un significato pessimista alla scelta.

mettere in mezzo alla strada: privare qualcuno dei suoi mezzi di sostentamento. Anche nel senso di cacciare una persona perché economicamente improduttiva, come in passato succedeva spesso ai vecchi, oppure licenziarla improvvisamente, senza preavviso. Oggi si dice anche di chi viene sfrattato di casa, senza che abbia avuto la possibilità di trovarne un'altra.
Var.: buttare in mezzo a una strada; gettare in mezzo a una strada; lasciare in mezzo a una strada

mettere sulla buona strada: aiutare qualcuno a trovare la soluzione a un problema, come indicandogli la strada giusta per arrivare alla sua meta.
Var.: mettere sulla strada


mettersi la strada fra le gambe: avviarsi procedendo di buon passo, in genere sapendo di affrontare un lungo cammino.

non esserci strada: riferito a un problema o simili, non avere soluzione.

non trovare la strada di casa: sentirsi dubbiosi, incerti, non capire più niente; trovarsi in una situazione confusa di cui non si intravede la soluzione.

riportare sulla buona strada: aiutare qualcuno ad avvicinarsi alla verità o alla soluzione di un problema. Anche ricondurre una persona a un comportamento onesto o moralmente corretto, aiutarla a redimersi.
Var.: mettere sulla buona strada; rimettere sulla buona strada

spianare la strada: facilitare il successo di una persona, di un'idea e simili, eliminando tutti gli ostacoli che potrebbero incontrare.
Var.: appianare la strada

tagliare la strada
• Intercettare bruscamente la traiettoria di un altro, porglisi davanti all'improvviso obbligandolo così a fermarsi. In senso figurato, disturbare le azioni o i progetti di qualcuno, ostacolarlo, impedirgli di agire, bloccarlo in qualche modo, come tagliandogli la strada materialmente.