venerdì 1 febbraio 2019

Mahatma Gandhi (1869-1948): "Sii il cambiamento che vorresti vedere avvenire nel mondo."


BIOGRAFIA
1869: Mohandas Karamchard Gandhi nasce a Portbandar in India. 
La sua è una famiglia nobile: il padre è Primo ministro di Rajkot e Gandhi riesce così ad avere un'istruzione di ottimo livello. 
Si trasferisce a Londra dove si laurea in giurisprudenza. 
1894: si trasferisce in Sudafrica per svolgere la professione di avvocato e qui rimane per 21 anni fino al 1915. 
Qui si scontra con una realtà fatta di discriminazione razziale e inizia la sua lotta politica. Riesce a ottenere importanti riforme. 
1915: torna in India, dove trova uno grande scontento. 
1919: dà inizio alla prima rivolta non violenta contro gli inglesi e per questo viene processato e arrestato. Liberato, continua la sua protesta.  
1930: “marcia del sale”, protesta di cui parlerà tutto il mondo. 
1947: viene proclamata l’indipendenza dell’India, ma il Pakistan diventa uno Stato autonomo. 
30 gennaio 1948: viene assassinato da un fanatico indù.  

LA NON VIOLENZA
Gandhi realizza la sua opposizione al potere britannico attraverso la disobbedienza civile. Come egli stesso era solito dichiarare, si deve attuare “una disobbedienza civile, assai dolce, umile, saggia, astuta, ma affettuosa”, mai criminale né brutale.
Riesce ad ottenere l’indipendenza dell’India attraverso questa originale forma di lotta politica, la non violenza: ogni realtà vivente merita rispetto e opporsi alle ingiustizie in modo pacifico è l’arma migliore per affermare la “forza della verità” e smuovere le coscienze. 
Tra il 1919 e il 1942 egli organizza diverse campagne di disobbedienza civile, basate sul rifiuto di rispettare leggi considerate ingiuste e di collaborare con i dominatori inglesi in qualunque campo. 


Ricerca a cura della IIIAL 

Le nostre sperimentazioni con la carta fotosensibile

Al lavoro



Il risultato





IIAL

mercoledì 30 gennaio 2019

LIBRO: LE 100 IMMAGINI CHE HANNO CAMBIATO IL MONDO di Margherita Giacosa, Roberto Mottadelli, Gianni Morelli



Esistono fotografie in grado di toccarci il cuore, di farci emozionare, indignare. Foto che ci rendono fieri o che ci riempiono di vergogna. Foto che raccontano la storia, le persone, le sofferenze, le speranze. Fotografie che non hanno bisogno di descrizioni o di parole e che, semplicemente con quello che sono, sono in grado di raccontarci qualcosa. Fotografie che hanno fatto la storia, fotografie che hanno cambiato il mondo. Fotografie che hanno cambiato anche noi e che hanno permesso, in molti casi, di far vedere a tutti ciò di cui l’uomo è capace, nel male e nel bene.

Fotografie come questa, scattata il 28 agosto 1963, davanti al Lincoln Memorial, di Washington DC (USA), dove Martin Luther King pronunciò il suo famoso discorso I have a dream.


“io ho un sogno: che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del carattere”

Nonostante il successo della marcia per i diritti civili e le nuove leggi federali, il sogno di King rimase tale per molti anni: il clima di violenza razziale durò a lungo negli Stati del Sud e lo stesso Martin Luther King, nel 1968, venne assassinato.

Laboratorio di fotografia con Pasquale - progetto Macchia Verde 2019


martedì 22 gennaio 2019

Da non perdere: "Figli del destino" di Francesco Miccichè e Marco Spagnoli


Mercoledì 23 gennaio 2019, alle 21.25,  andrà in onda su Rai 1, la docufiction Figli del destino, per la regia di Francesco Miccichè e Marco Spagnoli, che raccoglie le testimonianze e le storie di quattro bambini che, nel 1938, furono espulsi dalla scuola in quanto ebrei. 
Fra questi c'è anche la Senatrice Liliana Segre, da sempre in prima linea contro l'antisemitismo e le discriminazioni. Gli altri piccoli protagonisti sono Tullio Foà, Lia Levi e Guido Cava.

Consiglio di lettura: "Fino a quando la mia stella brillerà" di Liliana Segre con Daniela Palumbo

La sera in cui a Liliana viene detto che non potrà più andare a scuola, lei non sa nemmeno di essere ebrea. In poco tempo i giochi, le corse coi cavalli e i regali di suo papà diventano un ricordo e Liliana si ritrova prima emarginata, poi senza una casa, infine in fuga e arrestata. A tredici anni viene deportata ad Auschwitz. Parte il 30 gennaio del 1944 dal binario 21 della stazione Centrale di Milano e sarà l'unica bambina di quel treno a tornare indietro. Ogni sera nel campo cercava in cielo la sua stella. Poi ripeteva dentro di sé: finché io sarò viva, tu continuerai a brillare.


IIIBL


Visto per voi: Train de vie (1998 di Radu Mihăileanu)


Siamo nel 1941 in un villaggio dell'Europa dell'est. Schlomo, considerato il matto del villaggio, inventa un modo originale per salvare la sua comunità ebraica dalla deportazione nazista: organizzare un falso treno con il quale viaggiare verso Israele, cercando di ingannare i tedeschi, facendogli credere di essere deportati, macchinisti ed ufficiali nazisti. Tutto il villaggio contribuisce ai preparativi, e in poco tempo lo sgangherato treno parte, tra mille problemi... verso la libertà.

IIAL

lunedì 21 gennaio 2019

Ruby Nell Bridges (1954): "Non seguire un sentiero già tracciato. Vai dove un sentiero non c'è e comincia a tracciarne uno nuovo"


C’era una volta una bambina incredibilmente coraggiosa che si chiamava Ruby e viveva a New Orleans. Tutte le mattine Ruby doveva fare chilometri a piedi per arrivare a scuola, nonostante ce ne fosse una proprio vicino a casa sua. Quella scuola, però era riservata ai bianchi, e Ruby era nera. “Non potete impedire a mia figlia di frequentare una scuola per il colore della sua pelle” disse la madre di Ruby. È sbagliato. Ed è contro la legge.”
Anche se i membri del consiglio scolastico non volevano ammetterlo, sapevano che la madre di Ruby aveva ragione. Così fecero fare alla bambina un esame di ammissione molto difficile, sperando che non lo superasse. Solo che Ruby non era solo coraggiosa: era anche intelligente, e passò l’esame a pieni voti.
La piccola era entusiasta di andare nella nuova scuola, ma il primo giorno, al loro arrivo, lei e sua madre trovarono una folla di persone arrabbiate che urlavano slogan razzisti davanti al cancello. “Non avevo la minima idea di cosa stesse succedendo. Credevo fosse carnevale” ricordò poi. Allora aveva solo sei anni.
Tutti i giorni, Ruby andava a scuola accompagnata da quattro agenti federali, che avevano il compito di proteggerla. Lo spettacolo di quella bimbetta affiancata dalle sue grosse guardie del corpo ispirò all'artista Norman Rockwell un celebre quadro intitolato The Problem We All Live With (Il problema con cui tutti noi conviviamo).
Oggi Ruby è una donna adulta e una brillante attivista per i diritti civili. È stata persino alla Casa Bianca per incontrare il presidente Barack Obama, e insieme a lui ha ammirato il dipinto di Rockwell che era appeso fuori dallo Studio Ovale. “Non dovremmo mai guardare una persona e giudicarla per il colore della sua pelle” ha detto Ruby. “Io l’ho imparato in prima elementare”.


biografia tratta da Storie della buonanotte per bambine ribelli 2 di Elena Favilli e Francesca Cavallo

Booktrailer: "Le streghe" di Roald Dahl

scritto e illustrato da Valentina Gaetani (IIAL)

Consigli per realizzare "foto artistiche"


Racconta una storia legata al luogo che fotografi
Prova a trovare un punto narrativo originale che inviti lo spettatore a entrare nel mondo della tua foto, potrebbe essere un edificio in restauro, un uomo al lavoro, un gruppo di persone fuori da un locale...

Fotografa il movimento 
Fermati e scatta qualche foto da un punto di osservazione interessante per esempio in prossimità di un incrocio affollato.

Fotografa di notte o con scarsa illuminazione
Perché non trovare un punto di osservazione elevato, come un ponte o una terrazza e fotografare la via sottostante?

Mostra i contrasti
Alcune delle immagini più straordinarie  della storia della fotografia  rivelano un contrasto: tra vecchio e nuovo, pace e discordia, folla e isolamento.

I dettagli possono fare la differenza
Sono i piccoli dettagli che donano identità. Spesso nascoste alla vista normale, queste caratteristiche affascinanti possono servire a realizzare foto sorprendenti.

venerdì 18 gennaio 2019

Laboratorio di Fotografia: realizziamo la nostra camera oscura!

A metà gennaio, noi ragazzi di seconda abbiamo iniziato il laboratorio, della Macchia Verde, di fotografia dal titolo La diversità: il cambiamento dei punti di vista.  
Anche quest'anno, come lo scorso, a guidarci nella nostra avventura artistica è l'artista Pasquale Luongo.

Pasquale come prima cosa ci ha spiegato cos'è una camera oscura, detta anche camera ottica.


La camera oscura è un dispositivo ottico composto da una scatola oscurata con un foro sul fronte e un piano di proiezione dell'immagine sul retro.
Essa è alla base della fotografia ed è precorritrice della fotocamera. 
È per questo motivo che gli apparecchi fotografici vengono ancora oggi chiamati "camere": le prime camere oscure erano infatti delle vere stanze al cui interno i pittori e gli scienziati lavoravano.

Uno dei primi scienziati/pittori a descrivere il funzionamento della camera oscura è stato il grande Leonardo.


Leonardo da Vinci, infatti,  descrisse nel 1515, nel Codice Atlantico, un procedimento per disegnare edifici e paesaggi dal vero, che consisteva nel creare una camera oscura nella quale veniva praticato un unico foro su una parete, sul quale veniva posta una lente regolabile. 
Sulla parete opposta veniva così a proiettarsi un'immagine fedele e capovolta del paesaggio esterno, che poteva essere copiata su un foglio di carta ("velo") appositamente appeso, ottenendo un risultato di estrema precisione.
Con la camera oscura Leonardo intendeva dimostrare che le immagini hanno natura puntiforme, si propagano in modo rettilineo e vengono invertite dal foro, arrivando a ipotizzare che anche all'interno dell'occhio umano si avesse un analogo capovolgimento dell'immagine.



Le camere oscure furono largamente utilizzate dai pittori nell'impostazione di quadri con problemi prospettici: molti quadri del Canaletto (nel XVIII secolo) sono stati dipinti col suo ausilio (la camera oscura originale del pittore si trova ancor oggi al Museo Correr di Venezia).


Anche noi stiamo realizzando la nostra camera oscura, utilizzando
-una scatola di scarpe (colorata di nero all'interno)
-una lente
-uno specchietto
-un foglietto trasparente di plastica ruvida (ricavato dalla cover di una cartellina di plastica)
...ci manca ancora qualche passaggio ma siamo in dirittura d'arrivo!



Una volta realizzata la nostra camera usciremo all'aperto a catturare le immagini, che poi  le ingrandiremo con il sistema della quadrettatura o le trasformeremo attraverso l'anamorfismo, come ha fatto Hans Holbein il Giovane con il teschio, in primo piano, nel dipinto gli Ambasciatori (1533)

IIAL

Booktrailer: "Giuseppe e lo Sputafuoco" di Davide Sibaldi


realizzato dalla classe IIAL

giovedì 17 gennaio 2019

Rigoberta Menchù Tum (1959): "Sono come una goccia d'acqua su una roccia. A forza di cadere nello stesso punto, comincio a lasciare il segno, e il mio segno lo lascio nel cuore di molti"


C’era una volta una bambina alla quale dissero che non contava niente. Viveva tra le montagne del Guatemala, ma lei e i suoi familiari dovevano lavorare nelle valli raccogliendo i chicchi di caffè. I proprietari delle piantagioni li facevano faticare e li picchiavano se non erano abbastanza veloci nella raccolta. I lavoratori erano trattati come schiavi e pagati pochissimo. “La tua vita non vale un sacco di chicchi” le dicevano i suoi capi. “Mi chiamo Rigoberta” replicava lei, “e la mia vita vale quanto la vostra”.
Rigoberta era fiera della sua gente e della sua cultura. I Maya del Guatemala potevano far risalire la loro storia fino ai tempi molto antichi. Avevano avuto una civiltà splendida e ricca. Ma poi erano stati ridotti in povertà, e ormai venivano malmenati e addirittura uccisi dai soldati se solo osavano protestare.
Rigoberta cominciò a lottare per far avere al suo popolo condizioni migliori e uguali diritti. Organizzò scioperi e dimostrazioni. Anche se non sapeva leggere o scrivere, parlava con una tale convinzione che sempre più guatemaltechi aderirono alla sua causa. Molti vennero portati via e uccisi, compresi i genitori e il fratello di Rigoberta. Il governo tentò di farla tacere e i proprietari cercarono di piegarla ma nessuno riuscì a sconfiggere il suo spirito indomito. Lei continuò a raccontare la sua storia: non perché era la sua ma perché era la storia delle popolazioni indigene oppresse di tutto il mondo.
Rigoberta ha svolto un ruolo importante nel porre fine alla guerra civile in Guatemala. Per questo, e per aver passato la vita a sostenere i diritti dei poveri, le è stato assegnato il Premio Nobel per la Pace.

biografia tratta da Storie della buonanotte per bambine ribelli 2 di Elena Favilli e Francesca Cavallo

Dal 2002 Rigoberta è stata insignita della cittadinanza onoraria di Caorle.

Booktrailer: "La vendetta del coltivatore di marmo" di Willy Van Doorselaer

scritto e illustrato da Eleonora Brando (IIAL)

Madre Teresa di Calcutta (1910 - 1997): "Molti parlano dei poveri, ma pochi parlano con i poveri"


Gonxha Bojaxhiu, la futura Madre Teresa, nasce nel 1910 a Skopje. 
Fin da piccola riceve un'educazione cattolica.
Nel 1928, Gonxha sente di essere attratta dalla vita religiosa. Va a Dublino dalle Suore di Nostra Signora di Loreto, dove matura il sentimento di voler «aiutare tutti gli uomini».
Gonxha è particolarmente attirata dalle missioni.
Viene mandata in India, a Darjeeling, dove, nel 1929, ha inizio il suo noviziato. Dato che l'insegnamento è la vocazione principale delle Suore di Loreto, lei stessa intraprende questa attività, in particolare seguendo le bambine povere del posto. 
Il 25 maggio 1931, pronuncia i voti religiosi e assume da quel momento il nome di Suor Teresa, in onore di Santa Teresa di Lisieux. Per terminare gli studi, viene mandata, nel 1935, a Calcutta, città sovrappopolata ed insalubre. Lì si confronta di colpo con la realtà della miseria più nera che la lascia sconvolta.
Nel 1947 Suor Teresa indossa per la prima volta un "sari" (veste tradizionale delle donne indiane) bianco di un cotonato grezzo, ornato con un bordino azzurro, i colori della Vergine Maria. 
Sono sempre più numerose le giovani che vanno a condividere la vita di Madre Teresa. Nell'autunno del 1950, Papa Pio XII autorizza ufficialmente la "Congregazione delle Missionarie della Carità".
Nel 1952, a Suor Teresa viene l'idea di chiedere all'amministrazione comunale di Calcutta l'attribuzione di un locale per accogliervi gli agonizzanti senzatetto. Due anni dopo, Madre Teresa crea il "Centro di speranza e di vita" per accogliervi i bambini abbandonati.
Nel 1965, alcune Religiose vanno in Venezuela. Nel marzo del 1968, Paolo VI chiede a Madre Teresa di aprire una casa a Roma. Dopo aver visitato i sobborghi della città ed aver constatato che la miseria materiale e morale esiste anche nei paesi "sviluppati", lei accetta. Nello stesso tempo, le Suore operano nel Bangladesh, paese devastato da un'orribile guerra civile. 
Nel 1979 a Madre Teresa viene assegnato il Premio Nobel per la Pace. 
Madre Teresa è morta a Calcutta nel 1997.
Il 19 ottobre 2003, papa Giovanni Paolo II presiede la beatificazione di Madre Teresa davanti a un'emozionata folla di trecentomila fedeli.
La sua canonizzazione avviene il 4 settembre 2016 sotto il pontificato di Papa Francesco.

Ricerca a cura dei ragazzi delle Terze di La Salute

mercoledì 16 gennaio 2019

Booktrailer: "La fattoria degli animali" di George Orwell

scritto e illustrato da Thomas Freguia (IIAL)

STRANIERO A CHI? Pensieri di un finto venditore di rose


Tutto quello che sto per raccontare è successo oggi, martedì, 14 febbraio 2017, a Venezia.
Sono andato a dipingere l’appartamento, dove tra poco andrò a vivere, spero con il mio amore. 
Quando ho finito di dare la seconda mano di colore, dal momento che era tardi, così com'ero, con gli abiti da lavoro, sono corso in fioreria a prendere una rosa rossa e in gioielleria a ritirare l’anello che ho scelto per Giulia. 
Stasera le chiederò di sposarmi. Sarà un San Valentino molto speciale!
Passando per una calle molto stretta, intasata da turisti giunti in città per Carnevale, premuto dalla folla che marciava nelle due direzioni opposte, mi sono sbilanciato a sinistra verso una signora inglese che mi ha detto “no, thanks”. Io ho sorriso e le ho detto “this is not for you, it is for my girlfriend!”.
Lei ha riso, imbarazzata. In fin dei conti come darle torto, è facilissimo pensare che un indiano vestito con una tuta da imbianchino e una rosa rossa, in mano, sia un venditore ambulante!
Avrei dovuto spiegarle che in realtà sono italianissimo e fortunatissimo ad essere stato adottato, quando ero molto piccolo, da una deliziosa coppia di Veneziani e che sono stato ancora più fortunato ad aver incontrato, alla scuola superiore, una ragazza che si è innamorata di me, anche se ero tanto diverso dagli altri.
Comunque non mi sono offeso per il misunderstanding, ho solo pensato che queste situazioni, in futuro, saranno sempre meno frequenti, in fin dei conti, ai giorni nostri, non si pensa più che tutti i Tedeschi siano nazisti e nemmeno che tutti gli Italiani siano mafiosi.
Cambierà, sì, cambierà, anzi le cose sono già cambiate e stanno già cambiando. Giulia ed io siamo un effetto di questo cambiamento, di quest’apertura, di questo mondo dove esiste una sola razza: quella umana!

IIIBL

Rosa Parks (1913-2005): "Vorrei essere ricordata come una persona che voleva essere libera... perché anche altri potessero essere liberi."


Una volta la città di Montgomery, in Alabama, era una città segregata. Le persone nere e le persone bianche frequentavano scuole diverse, pregavano in chiese diverse, facevano la spesa in negozi diversi, usavano ascensori diversi e bevevano perfino da fontanelle pubbliche diverse. Tutti viaggiavano negli stessi autobus, però dovevano sedersi in settori diversi: i bianchi davanti, i neri dietro. Rosa Parks era cresciuta in questo mondo in bianco e nero. 
Per i neri era difficile, e molti erano tristi e arrabbiai a causa della segregazione, ma se protestavano venivano messi in prigione.
Un giorno Rosa, che allora aveva quarantadue anni, prese l’autobus per tornare a casa dopo il lavoro e si sedette dietro. L’autobus era molto pieno e non c’erano abbastanza posti davanti (nel settore riservato ai bianchi), così l’autista disse a Rosa di alzarsi e cedere il posto a un bianco.
Rosa disse no.
Passò la notte in prigione, ma questo atto di coraggio dimostrò alla gente che era possibile dire no all'ingiustizia.
Gli amici di Rosa organizzarono un boicottaggio. Chiesero a ogni persona nera della città di non prendere gli autobus di Montgomery finché le cose non fossero cambiate. Il passaparola fu rapido ed efficace. Il boicottaggio durò 381 giorni. Finì quando la segregazione negli autobus fu dichiarata incostituzionale dalla Corte Suprema degli Stati Uniti.
Ci vollero dieci anni perché la segregazione fosse bandita in tutti gli altri stati, ma alla fine accadde, grazie al primo, coraggioso “No” di Rosa.

biografia tratta da Storie della buonanotte per bambine ribelli di Elena Favilli e Francesca Cavallo

martedì 8 gennaio 2019

Film: Frankenweenie di Tim Burton (2012)

Il romanzo Frankenstein è stato fonte di ispirazione per molti artisti, tra questi c'è il regista Tim Burton con il suo Frankenweenie.


Il piccolo Victor Frankenstein presenta ai suoi genitori un piccolo film amatoriale di cui è protagonista il suo cane Sparky, unico vero amico del ragazzino che ha la passione per la scienza ed è tendenzialmente un solitario. 
Un giorno Sparky muore investito da un'auto. 
Il dolore per Victor è così forte che, in seguito a un esperimento su una rana a cui ha assistito nel corso di una lezione, decide di disseppellire il cane e di tentare di riportarlo in vita. 
L'operazione riesce ma ora Sparky va tenuto nascosto...

My name is Victor Frankenstein



On a ship in the Artic, Victor Frankenstein – ill and tired  - tells the story of his sad life to the British man of science, Robert Walton. He talks of his family and friends in Geneva, and of his love for the beautiful Elizabeth Lavenza. He speaks, too, about the terrible creature that he made from dead body parts when he was a university science student. He hates this monster, which has destroyed his life. But how does the monster feel about its maker?

lunedì 7 gennaio 2019

Frankenstein: i grandi temi dell'opera


I temi del romanzo di Mary Shelley Frankenstein sono almeno tre.
Il più evidente è il tema della scienza oltre i limiti: il giovane Viktor Frankenstein sembra infatti volersi sostituire a Dio nella sua funzione di Creatore, da qui il sottotitolo dell’opera “moderno Prometeo”.
Un altro tema è quello del doppio, visto che Victor Frankenstein e la creatura, alla fine, sembrano quasi essere l’uno il doppio dell’altro: se da una parte lo scienziato vuole creare la vita dalla morte, il mostro invece crea morte. 
Molto forte nel romanzo Frankenstein è, anche, la tematica del pregiudizio di cui è vittima la creatura, per via del suo aspetto fisico inquietante.
Il mostro non “nasce” cattivo, lo diventa a causa della solitudine che è costretto a subire, che gli  procura, inizialmente, tristezza e malinconia, per poi trasformarsi in una crescente rabbia alimentata dal domandarsi il perché di tutto ciò, cioè il senso dell'abbandono da parte di chi l’ha creato.
Analizzando i temi di Frankenstein, ci rendiamo subito conto che questo libro, data la grande attualità dei temi, è un classico, cioè, come direbbe Italo Calvino, un libro che non ha ancora finito di dire quel che ha da dire.

IIIBL

lunedì 17 dicembre 2018

Auguri...


Buone Feste e Felice Anno Nuovo!

SpuntidiStoria a San Stino di Livenza


Entrambe le Scuole Secondarie di I grado del nostro Istituto hanno partecipato all'esposizione.
Il lavoro di ricerca storica è stato davvero significativo.
La mostra merita di essere visitata, vi aspettiamo numerosi!

Atmosfera di festa...


Gioiosa attesa,
sogni, speranze:
dolce è il Natale.

IIAL

SOS Magia di Natale


Voi pensate davvero che il Natale sia sempre stato la festa più amata da tutti? No cari miei, non è sempre stato così! In molte famiglie, compresa la mia, ad esempio, non si è festeggiato per molto tempo! Mia madre pensava che il Natale fosse una festa inutile e mio padre continuava a negare l’esistenza di Babbo Natale. Io quindi, fino a quando non raggiunsi l’età della ragione, non sapevo nemmeno che esistesse il Natale. Poi successe una cosa strana… Era il 24 dicembre e, mentre i miei genitori dormivano, sentii un rumore provenire dal corridoio. Mi alzai e scorsi una grande ombra avanzare. Avvicinandomi vidi un grosso signore anziano, vestito di rosso, con una barba bianca, lunghissima. Stavo per correre dai miei genitori, pensando che fosse un ladro, quando, nella foga della fuga, inciampai. Quell'uomo mi sollevò da terra. Toccando la sua mano io capii che quello era davvero Babbo Natale e sentii potentissima tutta la magia della festa. Gli raccontai che nella mia famiglia non si era mai festeggiato il Natale. Lui già lo sapeva (anche senza letterina), e per farmi recuperare il tempo perduto, mi chiese se volessi aiutarlo quella notte a portare a termine le sue consegne. Risposi subito di sì, e così viaggiai in tutto il mondo in una sola notte, concludendo il mio giro al Polo Nord, proprio a casa di Babbo Natale. Babbo Natale, quella notte, mi fece un regalo molto speciale: mi diede il dono di infondere, con un solo soffio, la magia della festa, nei cuori di tutte le persone scettiche. Lo faccio ancora oggi, ovviamente di nascosto, senza che vi possiate accorgere. Comunque potete provare a scovarmi: sono forse quell'uomo che sta starnutendo? Quello che soffia sulla cioccolata calda? O quello che si sta scaldando le mani alitandoci sopra? Chissà, forse non sono solo, forse siamo tanti: ecco allora da dove arriva tutta questa magia di Natale!

IIIBL

Il senso del Natale


La magia del Natale
È davvero tra noi?
Ognuno pensa solo ai regali suoi;
alberi, ghirlande e luci a festa…
È possibile avere solo questo in testa?
Il senso di tutto è l’Amore,
Quello vero che scalda il cuore.
L’Amore è il bene più grande,
non solo un giorno è importante.
Segui questo avvertimento
È ormai giunto il momento!

IIBL

domenica 16 dicembre 2018

La storia di Stille Nacht



Stille Nacht! Heilige Nacht!
Alles schläft, einsam wacht…
Silent night, holy night
all is calm, all is bright…
Notte silenziosa, notte santa!
Tutto è calmo, tutto è luminoso…

Chi non conosce questa canzone? È una delle più famose e più conosciute canzoni di Natale ed ha una storia originale.
Era il 1818. Nel paesino di Obendorf, nelle Alpi austriache, si stava preparando il Natale. Mancavano pochi giorni ormai alla festa, quando il parroco, Jose Mohr si accorse che l’organo era rotto e che gli spartiti erano stati rosicchiati dai topi.
Era dispiaciuto e non si rassegnava al fatto che non si potesse suonare una canzone nella notte di Natale.
Quella notte venne chiamato improvvisamente a battezzare un bimbo nato per miracolo. Mentre camminava, si incantò ad ammirare la neve, le stelle brillanti, il silenzio incredibile e la bellezza della natura gli ispirò dei versi.
Portò la sua poesia al maestro del villaggio Franz Gruber, che conosceva la musica e sapeva suonare l’organo. All'inizio il maestro non voleva accettare la richiesta del cappellano: come si poteva comporre un canto in un giorno? Ma Jose Mohr riuscì a convincerlo e così Franz Gruber ideò la melodia per i versi scritti dal sacerdote.
E fu così che nella notte della Vigilia, nella Chiesa di San Nicola, al suono della chitarra, per la prima volta fu suonata Stille Nacht. Era così bella che si diffuse ben presto in tutta l’Austria. Stille Nacht è stata tradotta in molte lingue, e ancora adesso è una delle canzoni più amate e più suonate del periodo natalizio.

 IAL

Il palloncino dell'amicizia


In una calda giornata di giugno, un giovane contadino ungherese, Borbèly, trovò in un solco un palloncino verde. Incredulo, lo raccolse per poi darlo alla figlia Veronika, che sarebbe stata felicissima. Infatti, pur essendo una brava bambina, non aveva molti giochi. Il contadino legò il palloncino al ramo di un albero e continuò il suo lavoro.
Di ritorno dal mercato, Veronika si accorse del palloncino e iniziò a giocarci finché non si impigliò su un ramo e scoppiò. Lei ci rimase male, ma non ebbe nemmeno il tempo di piangere perché si accorse che all'interno di esso c'era un bigliettino.
I suoi genitori lo lessero, tuttavia, nessuno riuscì a capire cosa ci fosse scritto.
Trascorsi alcuni giorni compresero che il palloncino veniva dall'Italia e scoprirono che apparteneva ad un bambino: Danilo Amati. Decisero di scrivergli. Danilo appena ricevette la lettera, ovviamente, non ci capì niente perché il messaggio era scritto in Ungherese.
Il bambino corse subito da Don Acciai, un prete molto dinamico e attivo, per cercare di tradurre la lettera. La lessero, ne fecero una traduzione e inviarono una risposta. I due ragazzi continuarono a scriversi per ben sei mesi e alla fine vollero "incontrarsi".
Veronika e Danilo, proprio la vigilia di Natale, di quello stesso anno, ebbero la gioia di vedersi tramite video, e questo fu uno dei regali più belli ed eccezionali che potessero desiderare.
I due bambini erano stati uniti dalla capricciosa traiettoria del palloncino: chi l'avrebbe mai detto che il messaggio contenuto all'interno di un palloncino potesse accorciare le distanze e far nascere una nuova amicizia!

IBL

venerdì 14 dicembre 2018

Pansecco e panettone: la storia di Angelo Motta




La vita di Angelo Motta si lega al periodo di Natale. Abbiamo scelto di raccontarla perché una delle sue più importanti creazioni riguarda la ricetta di un dolce tradizionale di questo periodo, il panettone, ma soprattutto perché quest’uomo non si è mai dimenticato delle sue origini ed è sempre stato pronto ad aiutare gli altri. 
Angelo Motta nacque nella provincia milanese alla fine dell’Ottocento. 
A dieci anni lasciò la famiglia e andò a Milano con il sogno di diventare pasticciere. Aveva l’indirizzo di un laboratorio dolciario in tasca e tanta fame. Mentre stava camminando, un carrettiere lo vide e gli diede un passaggio. Per calmare la fame, rubò un piccolo pezzo di pane secco e si mise a sgranocchiarlo. 
Arrivato a Milano, si recò al forno di cui aveva l’indirizzo, ma il panettiere si era trasferito. 
Così il ragazzo si trovò a girare per la città senza un soldo e si addormentò su una panchina, rubando, senza volerlo, il posto a un barbone. Per fortuna quest’ultimo aveva un cuore buono e aiutò Angelo a trovare lavoro. 
Negli anni seguenti Angelo lavorò in alcuni laboratori di pasticceria, andò al fronte nel periodo della prima guerra mondiale e riuscì ad aprire il proprio negozio, costruendo da solo il suo primo forno, perché non aveva i soldi per comprarlo. Proprio in questo periodo sperimentò l’invenzione per cui viene ancora adesso ricordato: inserì una cintura di cartone nel momento della lievitazione del panettone, un dolce tipico natalizio di Milano e con questo accorgimento riuscì a renderlo più alto e più soffice. 
Grazie a questa invenzione, Angelo Motta divenne celebre e ricco. Non era solo un uomo avveduto negli affari, ma anche amabile e sensibile. Amava giocare a carte con i suoi autisti e i suoi garzoni. Per aiutare le persone che soffrono, nel 1934 istituì il “Premio Motta”, per premiare i più notevoli e significativi atti di bontà. Angelo morì nel 1957, il 26 dicembre come se anche lui andasse a riscuotere un premio per la sua vita e per i suoi gesti di bontà.
IIIAL

mercoledì 12 dicembre 2018

Gino Strada:«Io non sono pacifista. Io sono contro la guerra»



Luigi Strada - noto come Gino - nasce a Sesto San Giovanni (Milano) il 21 aprile 1948. 
Conseguita nel 1978 la laurea in Medicina presso l'Università Statale di Milano, si specializza in chirurgia d'urgenza. 
Come professionista pratica nel campo del trapianto di cuore fino al 1988, poi Gino Strada indirizza i propri interessi verso la chirurgia traumatologica e la cura delle vittime di guerra. 
Tra il 1989 e il 1994 lavora con il Comitato Internazionale della Croce Rossa in varie zone di conflitto: si sposta continuamente tra Pakistan, Etiopia, Perù, Afghanistan, Somalia e Bosnia-Erzegovina.
Questa esperienza sul campo assieme alla sensibilità personale del chirurgo alimentano la motivazione di Gino Strada, assieme ad un gruppo di colleghi, per fondare Emergency, nel 1994, un'associazione umanitaria internazionale per la riabilitazione delle vittime di guerra e delle mine antiuomo. 

IIIBL


domenica 9 dicembre 2018

8 Dicembre: l'Albero di Natale


Sono sempre vissuto in montagna, isolato.
A farmi compagnia c’erano solo gli animaletti del bosco: gli uccelli che mi raccontavano il mondo visto dall'alto, i topolini che mi raccontavano il mondo visto dal basso e gli scoiattoli che mi raccontavano il mondo dall'alto e dal basso. Erano molto simpatici, mi facevano compagnia, ma anche una grande invidia: perché io quel mondo non lo potevo vedere.
Noi alberi siamo così: rimaniamo immobili, sempre lì nel posto dove siamo nati. 
Spesso le volpi e i caprioli mi parlavano di un animale, che io non avevo mai visto. 
Dicevano fosse malvagio: sparava, feriva, cacciava. Perciò, tutto sommato, stare fermo in quel posto non era così male, ero al sicuro: lì l’uomo non c’era mai stato. 
Ma un giorno di novembre tutto cambiò…
Mi svegliai a causa di un forte rumore, guardai in basso e vidi sotto la mia chioma degli esseri, che dalla descrizione fatta dai miei amici animali, sembravano uomini. 
Dalla paura svenni: non sono mai stato coraggioso e tutto quello che è nuovo mi spaventa tantissimo.
Appena mi risvegliai mi accorsi che mi avevano legato e incappucciato, disteso dentro qualcosa di freddo che faceva un gran fracasso e si muoveva. In realtà non ero ferito e per la prima volta in vita mia potevo anche muovere i piedi. 
Ad un certo punto, finì il movimento e si arrestò il dondolio: tutto faceva presagire che quella fosse la mia fine. Udii un tonfo, mi sentii sollevare in verticale e i miei piedi sprofondarono in una terra soffice e ricca. 
Mi tolsero il cappuccio e le corde, mi diedero da bere e mi guardai attorno: ero in un luogo strano, circondato da un sacco di piccoli uomini che sembravano felici. Attorniato da una foresta di pietra, sentivo nell'aria nuovi e dolci profumi. Anch'io ora stavo ammirando il mondo.
C’era tanta vita attorno e tutti si prendevano cura di me: appesero ai miei rami molte sfere colorate simili a grandi bacche, frutti e pigne, poi delle bellissime stalattiti e mi avvolsero tutto il corpo con soffici liane. Lo fecero gentilmente, accarezzandomi: forse non tutti gli uomini sono pericolosi.
Nei giorni successivi l’atmosfera diventò ancora più magica: le persone cantavano tutte insieme come gli uccellini e sorridevano.
 Non mi ero mai sentito così tanto amato.
Una sera successe una cosa bellissima: tutti si disposero attorno a me, in una specie di girotondo, mi guardarono con trepidazione e… 3-2-1 accesero le stelle con cui mi avevano ammantato.
In quel momento tutti si scambiarono un
“Buone feste”,
non so di preciso cosa voglia dire
forse che è bello
gli altri
amati far sentire.

IIAL

lunedì 3 dicembre 2018

Il cervo


Mi persi nel bosco,
tutto era buio.
Sentii un bramito lì vicino.
Un cervo mi guardava:
i suoi occhi erano spiraglio di luce.

Silvia Fantinello IIAL

Livenza


A ti che te sa essar
profonda come un sienzio
tenebrosa come el caigo
calma come un pensier
limpida de verità.

A te che sai essere
 profonda come silenzio, 
tenebrosa come nebbia,
calma come pensiero,
limpida di verità.

IIAL