Visualizzazione post con etichetta Stati Uniti d'America. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Stati Uniti d'America. Mostra tutti i post

venerdì 3 febbraio 2023

Edward Snowden: storia di un hacker che ha scelto la verità

Edward Snowden nasce ad Elizabeth City nello stato del Maryland il 21 giugno 1983.

Sua madre si occupa delle pensioni degli  agenti segreti, suo padre è guardia costiera.

I loro vicini di casa lavorano, quasi tutti, per il governo: per Edward è normale giocare con i figli degli agenti dell'FBI o della CIA.

La sua passione, già da bambino è l'informatica. Crescendo, nel 2001, visto gli scarsi risultati a scuola, prova ad arruolarsi nell'esercito, ma durante l'addestramento si rompe entrambe le gambe e per questo viene congedato. Durante la convalescenza scopre il magico mondo di Internet, ai suoi esordi e ne diventa esperto conoscitore. Nella rete, in una delle prime chat di appuntamenti, conosce anche Lindsay Mills, sua futura moglie.

Dopo l'attentato alle Torri Gemelle (11.09.2001), il governo americano rivoluziona il mondo dello spionaggio: si è mette ad arruolare smanettoni e nerd, per passare dalla sorveglianza mirata dei singoli sospettati alla sorveglianza di massa di intere popolazioni.

Così dopo un colloquio e tre esami alla macchina della verità, Snowden, a ventidue anni si ritrova ad essere una cyberspia.

Lavora in incognito a Ginevra, in Giappone e in tanti altri luoghi, alla fine viene assegnato a un ufficio segreto alle Hawaii, chiamato il "Tunnel".

Snowden nel 2009 si accorge che il governo americano "ruba" i dati personali di cittadini di tutto il mondo per controllarli, così inizia a sua volta a rubare le prove di questa violazione della privacy, conservandole in una chiavetta che nasconde dentro il suo inseparabile e insospettabile cubo di Rubik. Nel 2013 Edward intende rivelare alla stampa la sua scoperta, scappa dagli Stati Uniti ed arriva ad Hong Kong. Il governo del suo paese lo trova: Edward chiede asilo politico in Russia, dove risiede tuttora e continua a battersi affinchè la privacy sia un diritto fondamentale di ogni essere umano.

"Dobbiamo opporci al fatto che le informazioni sui nostri gusti, sulla nostra salute, sui nostri movimenti finanziari, sulla nostra istruzione, lavoro, etnia, religione, orientamento sessuale e perfino sui nostri dati genetici come le impronte digitali e la scansione dell'iride vengano usate per identificarci, perchè il passo successivo sarà quello di utilizzarle per manipolarci [...] E' venuto il momento di decidere che siamo noi a possedere la tecnologia e che non deve essere lei a possedere noi".

Alessio Minuzzo IIIBL

sabato 9 febbraio 2019

Don Haskins (1930-2008): l'allenatore che cambiò la storia del basket


Qui tratteremo di un texano diverso dagli altri, diverso dagli stereotipi che si hanno, diverso dai pensieri razzisti degli anni '60. Ragazzi, oggi conoscerete Don Haskins, un allenatore controcorrente.

CHI È
Donald Lee Haskins è nato il 14 marzo 1930 ed era originario degli Stati Uniti; è stato l'allenatore di basket dei Miners.
Quest'ultima ha una storia interessante: nata inizialmente come una squadra di bianchi, si è trasformata in una formidabile squadra di afroamericani, vincitrice del NCCA 1966.

LA SUA CARRIERA
La nostra storia incomincia a El Paso, in Texas, dove Haskins viene convocato al Texas Western College, dove gli proposero di allenare il team universitario e lui accettò.
Le sue qualità vennero subito a galla: era duro ed esigente negli allenamenti, una persona che “fuori dal campo era il tuo migliore amico, ma in campo sembrava volerti uccidere”, tanto che verrà soprannominato “The Bear”. 
Purtroppo non si rivelò un grande affare e decise di rimpiazzare alcuni giocatori con dei ragazzi di colore, soprannominati coloured. La sua ricerca di talenti si espanse su tutto il territorio americano, arrivando a sostituire ben 7 giocatori.
Incominciò così la corsa verso la finale del 19 marzo 1966 contro i Wildcats, provenienti dal Kentucky. Don quel giorno disse ai ragazzi: “Io sono stufo e ho preso una decisione [...]. Cinque in campo, due cambi, quaranta minuti di gioco, farò giocare soltanto i sette giocatori neri nella finale.” La squadra trionfò strepitosamente, sotto gli occhi increduli del pubblico.

L'EREDITÀ
Grazie a quella vittoria venne rivoluzionato il mondo del basket, trasformandolo in quello che vediamo oggi, dove ben ¾ degli atleti è di origine afroamericana. 
I Miners sono stati inseriti nella “Hall of Fame” nel 2007.
Haskins continuò la sua carriera; la sua frase più celebre è: “Io non ho fatto niente di strano: quel giorno misi in campo semplicemente i migliori giocatori della squadra. E risultò che erano tutti neri.” Ci lasciò l'8 settembre 2008, all'età di 78 anni.

Ricerca a cura della IIIC 

mercoledì 30 gennaio 2019

LIBRO: LE 100 IMMAGINI CHE HANNO CAMBIATO IL MONDO di Margherita Giacosa, Roberto Mottadelli, Gianni Morelli



Esistono fotografie in grado di toccarci il cuore, di farci emozionare, indignare. Foto che ci rendono fieri o che ci riempiono di vergogna. Foto che raccontano la storia, le persone, le sofferenze, le speranze. Fotografie che non hanno bisogno di descrizioni o di parole e che, semplicemente con quello che sono, sono in grado di raccontarci qualcosa. Fotografie che hanno fatto la storia, fotografie che hanno cambiato il mondo. Fotografie che hanno cambiato anche noi e che hanno permesso, in molti casi, di far vedere a tutti ciò di cui l’uomo è capace, nel male e nel bene.

Fotografie come questa, scattata il 28 agosto 1963, davanti al Lincoln Memorial, di Washington DC (USA), dove Martin Luther King pronunciò il suo famoso discorso I have a dream.


“io ho un sogno: che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del carattere”

Nonostante il successo della marcia per i diritti civili e le nuove leggi federali, il sogno di King rimase tale per molti anni: il clima di violenza razziale durò a lungo negli Stati del Sud e lo stesso Martin Luther King, nel 1968, venne assassinato.

mercoledì 16 gennaio 2019

Rosa Parks (1913-2005): "Vorrei essere ricordata come una persona che voleva essere libera... perché anche altri potessero essere liberi."


Una volta la città di Montgomery, in Alabama, era una città segregata. Le persone nere e le persone bianche frequentavano scuole diverse, pregavano in chiese diverse, facevano la spesa in negozi diversi, usavano ascensori diversi e bevevano perfino da fontanelle pubbliche diverse. Tutti viaggiavano negli stessi autobus, però dovevano sedersi in settori diversi: i bianchi davanti, i neri dietro. Rosa Parks era cresciuta in questo mondo in bianco e nero. 
Per i neri era difficile, e molti erano tristi e arrabbiai a causa della segregazione, ma se protestavano venivano messi in prigione.
Un giorno Rosa, che allora aveva quarantadue anni, prese l’autobus per tornare a casa dopo il lavoro e si sedette dietro. L’autobus era molto pieno e non c’erano abbastanza posti davanti (nel settore riservato ai bianchi), così l’autista disse a Rosa di alzarsi e cedere il posto a un bianco.
Rosa disse no.
Passò la notte in prigione, ma questo atto di coraggio dimostrò alla gente che era possibile dire no all'ingiustizia.
Gli amici di Rosa organizzarono un boicottaggio. Chiesero a ogni persona nera della città di non prendere gli autobus di Montgomery finché le cose non fossero cambiate. Il passaparola fu rapido ed efficace. Il boicottaggio durò 381 giorni. Finì quando la segregazione negli autobus fu dichiarata incostituzionale dalla Corte Suprema degli Stati Uniti.
Ci vollero dieci anni perché la segregazione fosse bandita in tutti gli altri stati, ma alla fine accadde, grazie al primo, coraggioso “No” di Rosa.

biografia tratta da Storie della buonanotte per bambine ribelli di Elena Favilli e Francesca Cavallo

giovedì 11 ottobre 2018

Ruby: la bambina coraggiosa, protagonista del più famoso quadro di Norman Rockwell


Norman Rockwell Museum , Stockbridge, Massachusetts

Il problema con cui tutti viviamo è un dipinto, olio su tela (91cm x150cm), del 1964 di Norman Rockwell. 

È considerato un'immagine iconica del movimento per i diritti civili negli Stati Uniti.

Raffigura Ruby Bridges, una bambina afroamericana di sei anni, sulla strada per la scuola elementare William Frantz (una scuola pubblica completamente bianca), il 14 novembre 1960, durante il periodo di segregazione scolastica a New Orleans.

A causa di minacce di violenze contro di lei, Ruby è scortata da quattro vice marescialli statunitensi; il dipinto è incorniciato in modo tale che le teste dei marescialli siano tagliate alle spalle.

Sulla parete dietro di lei è scritto il motto razziale "nigger" e le lettere "KKK"; è anche visibile un pomodoro schiacciato e schizzato contro il muro.

I manifestanti bianchi non sono visibili, dal momento che lo spettatore guarda la scena dal loro punto di vista.

Ricerca a cura della IIAL

giovedì 4 ottobre 2018

Film: la leggenda del pianista sull'oceano

La leggenda del pianista sull'oceano è un film del 1998 diretto da Giuseppe Tornatore, tratto dal monologo teatrale Novecento di Alessandro Baricco.



Il piroscafo Virginian arriva a New York.
Migranti di terza classe e ricchi di prima classe sbarcano.
Danny Boodman, un macchinista di colore del Virginian, fa un giro nel salone delle feste per cercare oggetti di valore, persi e/o dimenticati.
Non trova nulla di prezioso, ma sopra il pianoforte trova un neonato abbandonato dentro una cassetta di limoni, di marca T.D.
Decide di tenerlo con sé nel locale caldaia e di crescerlo.
Lo chiama Danny Lemon T.D. Novecento (perché il ritrovamento avviene nel gennaio del 1900).

A raccontare questa storia, attraverso dei flashback, è Max Tooney, trombettista del Virginian, amico di Novecento.

Danny Lemon T.D., a otto anni, rimane orfano una seconda volta: Danny Boodman muore a causa di un incidente sul lavoro.

Il piccolo crescerà all'interno del piroscafo, scoprendo l'amore per la musica e un innato talento per il pianoforte...

Nicolò Lucchetta IIIBL

mercoledì 3 ottobre 2018

Storia di Gina: piccola migrante veneta


Un giorno Gina torna a casa da scuola, quel giorno però non è come tutti gli altri...
Il padre tiene in mano una lettera che viene dall'America. La zia invita una delle figlie del fratello, tra cui Gina, a raggiungerla in "Merica" per lavorare e aiutare così la famiglia, che vive in povertà a Forno di Zoldo. 
Gina è la più grande, ha undici anni, e dunque sarà lei a partire.
Il giorno dell'imbarco sul piroscafo, Gina e i suoi documenti vengono affidati a un caro amico di famiglia, Polone, anche lui diretto in America. 
Una volta saliti sulla nave, però, i due vengono separati: i maschi devono stare da una parte e le femmine da un'altra.
Gina si sente tanto sola, così tira fuori dalla tasca, un regalo che le aveva fatto la maestra: un quaderno e una matita. 
Il 10 Ottobre 1900, Gina inizia a scrivere un diario. Lo scriverà per tutta la traversata da Genova all'America e oltre.
Il 10 Novembre 1900, la ragazzina riporta di aver visto tutta la gente correre sul ponte, indicando la Statua della Libertà, urlando "Nuovaiorche". 
La nave, però, non si ferma a New York, prosegue per Ellis Island: lì i migranti vengono controllati ed eventualmente rispediti al luogo di partenza.
Gina non ha i documenti con sé (li ha Polone), così viene prima affidata a una donna e poi portata da un poliziotto. Il poliziotto non parla l'italiano e Gina non parla inglese. Allora la bambina per farsi capire fa un disegno di se stessa con Polone, scrivendo i loro nomi accanto alle immagini. 
Polone viene chiamato; i due si ritrovano. 
Essendo in perfetta salute e avendo i documenti con sé, ora anche la piccola può dirigersi verso New York.
Gina lavorerà per diversi anni in "Merica", mantenendo la famiglia in Veneto e riuscirà anche a mettersi da parte un gruzzolo, per ritornare in Italia e aprire, con le sorelle, una merceria nel suo paesello d'origine.

Emma Calcinotto IIIBL

ispirato da "Verso la Merica" di Vanna Cercenà tratto da A braccia aperte. Storie di bambini migranti (Mondadori)

mercoledì 11 ottobre 2017

11.10 Giornata internazionale delle bambine e delle ragazze: la storia di Sonita Alizadeh (rapper)



Sonita aveva dieci anni quando i suoi genitori le dissero: "Dobbiamo venderti in sposa". Cominciarono a comprarle dei bei vestiti e a prendersi cura di lei più di quanto avessero mai fatto.
Sonita non sapeva di preciso cosa significasse, ma di una cosa era certa: non voleva sposarsi. Voleva studiare, scrivere e cantare canzoni. Quando lo disse a sua madre, lei le rispose: "Ci servono i soldi per comprare una sposa per tuo fratello maggiore. Non abbiamo scelta. Dobbiamo vendere te."
All'ultimo momento, tuttavia, il matrimonio combinato sfumò. In Afghanistan, il Paese in cui la famiglia viveva, era scoppiata la guerra, e Sonita e suo fratello furono mandati a vivere in un campo per rifugiati in Iran. Sonita andò a scuola da quelle parti e iniziò a scrivere le sue canzoni.
Quando compì sedici anni, sua madre andò a trovarla, e le disse che doveva tornare in Afghanistan , perché avevano trovato un altro marito disposto a comprarla. Di nuovo Sonita rispose no. Voleva bene a sua madre, ma non voleva sposarsi. Voleva fare la rapper.
Scrisse una canzone molto dura intitolata Brides for Sale, "Spose in vendita", e la caricò su YouTube. Il video divenne virale, Sonita  conquistò fama e vinse una borsa di studio per studiare musica negli Stati Uniti. "Nel mio Paese, le brave ragazze stanno zitte" racconta adesso. "Ma io voglio condividere le parole che ho dentro."

martedì 22 marzo 2016

La guerra dei Mondi



War of the Worlds  fu un celebre sceneggiato radiofonico trasmesso il 30 ottobre 1938 negli Stati Uniti dalla CBS e interpretato da Orson Welles.
E' rimasto famoso per aver scatenato il panico descrivendo una invasione aliena .
Il programma fu trasmesso dalla Columbia Broadcasting System e fu interpretato da Orson Welles ( allora 23 anni ) all'interno della trasmissione Mercury Theatre ( programma per le letture di romanzi celebri ).
Le reazioni del pubblico sono state impressionanti:tutti hanno creduto che ci fosse stata un'invasione aliena
Alle ore 20.00 del 30 ottobre 1938, irruppe la voce dell'annunciatore che descrisse una serie di strai avvenimenti e l'oggetto descritto sembrava proprio un'astronave aliena .
Orson Welles scoprì solo il giorno dopo che putiferio aveva scatenato.
A dire il vero Welles pensava che l'adattamento fosse noioso ma non aveva altro materiale da proporre. Si dice tra le varie telefonate al New York Times ci fosse una in  cui un uomo chiese seriamente :”A che ora è la fine del mondo?”
Grazie alla collaborazione di Steven Spielberg e Welles uscì un film intitolato” La guerra dei mondi” nel 2005.

Bugoev Anastasia IIA

lunedì 25 gennaio 2016

Due film scelti da noi...

PER RIFLETTERE...




Il film un “sogno per domani” (2000) parla di un ragazzino di dodici anni di nome Trevor che vive con la madre. Il primo giorno di scuola un  nuovo professore dà ai ragazzi un progetto, per scienze sociali: cercare di cambiare il mondo. Trevor pensa al  progetto “passa il favore”:aiutare tre persone e chiedere loro di aiutare altre tre persone e così via. Tornando a casa Trevor trova un senzatetto, lo ospita a casa sua mentre la madre non c'è. Oltre al senzatetto Trevor cerca di aiutare altre due persone: sua madre e l'insegnante che gli ha assegnato il compito. I due si innamoreranno.
Quando il padre di Trevor, che aveva abbandonato la famiglia chiede alla moglie di dargli un'altra possibilità per essere un buon padre per Trevor...
Un giornalista, di Los Angeles,viene a sapere di "passa il favore", farà un' intervista al ragazzo. Finita l'intervista Trevor vede dei bulli maltrattare un ragazzino, tenta di fermarli ma uno dei bulli tira fuori un coltello e lo accoltella. Il piccolo Trevor viene portato di corsa all'ospedale...

Vian Vittoria Dafne (IIA)


PER RIDERE...


Nel film “I Minions” (2015) i personaggi sono piccoli esseri gialli, ovvero come dicono nel film, dei piccoli bambini senza capelli e con l‘itterizia. I minions hanno una lingua tutta loro con parole che sembrano messe a caso. Sono di tutte le forme: alti, bassi, con un solo occhietto o con due, praticamente sono di tutti i tipi.
Il loro scopo è trovare un padrone cattivo da servire per tutta la vita. I minions esistevano da molto prima di noi, infatti il loro primo “capo” è stato un T-rex, ma le cose non andarono a buon fine quando sul ciglio di un vulcano dei minions scivolarono e fecero cadere l’enorme dinosauro nella lava.
Il secondo capo fu Dracula, il re dei vampiri. Aveva l’abitudine di fare baldoria tutta la notte e di dormire di giorno. Un giorno però per festeggiare il suo 357° compleanno i minions aprirono le tende e, come tutti sappiamo, i vampiri con la luce del sole diventano cenere quindi potete immaginare che fine ha fatto Dracula.
Poi venne il turno di Ramses II, che morì schiacciato da una piramide, che era stata costruita a testa in giù!
La gente, allora, si ribellò e i minions dovettero scappare e andarsene in una grotta. All'inizio erano felici di cominciare una nuova vita, ma dopo un po’ si accorsero che qualcosa non andava e allora un minion si fece avanti: quel minion era Kevin.
Kevin si era preparato per molto tempo e ora voleva uscire da quella grotta per cercare un nuovo padrone. Ora però gli mancavano i volontari. Si era proposto Bob, un piccolo minion basso come un nano, che teneva sempre con sé un orsacchiotto di peluche di nome Tim,  Kevin non lo considerava abbastanza forte per resistere alla missione. Dopo un po’si candidò come volontario Stuart, un minion che teneva sempre con sé un ukulele. In realtà lui stava dormendo e il braccio glielo aveva alzato un altro minion quindi non sapeva nemmeno per cosa era stato scelto. Alla fine, sia perché insisteva e sia per la mancanza di volontari Kevin scelse anche Bob e partirono alla scoperta del mondo.
Attraversarono montagne, boschi e campi finchè arrivarono a New York. Lì finirono in un centro commerciale dove videro un programma in TV.
Il programma annunciava che a Orlando c’era un EXPO dei cattivi e allora decisero di andare per trovare un padrone. Trovato un passaggio da una famiglia che andava nello stesso posto entrarono in questa fiera dei cattivi. A un certo punto uscì da un tendone la protagonista della serata: Scarlet Sterminator. Era l’unica cattiva in quel posto ad essere una ragazza e per questo tutti la stimavano. Alla fine Scarlet ingaggiò i minions per andare a rubare la corona della regina. 
Saranno riusciti Kevin, Bob e Stuart a rubare la corona? 

Questo film è molto bello e lo consiglio, soprattutto, ai bambini perché vi farà sganasciare dalle risate!!!

Alex Zago (IIB)

mercoledì 20 gennaio 2016

Ernest Hemingway: il ragazzo del Basso Piave


HEMINGWAY E LA PRIMA GUERRA MONDIALE
Nel 1917 quando gli USA entrano nella prima guerra mondiale, Ernest Hemingway decide di partire come volontario in Italia, ma non può combattere a causa di problemi alla vista, quindi partirà come volontario della Croce Rossa Americana.
Dopo aver attraversato in nave l'Atlantico, arriva in Francia e dopo una breve sosta a Parigi, in treno arriva a Fossalta di Piave, dove si sta combattendo l'ultima fase della guerra, che vedrà vincere l'Italia contro l'Austria. 
Qui fa l'assistente di trincea, porta viveri, medicine e munizioni ai soldati italiani.
L'8 luglio 1918, in una sua "missione" in bicicletta, viene colpito dalle schegge di una granata austriaca, ma aiuta comunque un soldato gravemente ferito a trarsi in salvo. Durante l'operazione viene colpito a un ginocchio. Verrà portato in ospedale a Milano e dopo esser guarito gli verrà conferita la medaglia d'argento al valore militare.
Ernest, partito volontario con l'ideale virile della guerra, capisce proprio in quella circostanza che la guerra non è un gioco, capisce di non essere immortale.
Finita la guerra torna in America.




HEMINGWAY E IL VENETO
Ernest aveva continuato a scrivere durante la guerra e continuerà a farlo anche dopo. Continua la sua opera di scrittore e di giornalista. Lavorerà per il Toronto Star che lo invierà in Europa negli anni '20, mentre stanno prendendo piede i totalitarismi e sarà inviato di guerra, successivamente, durante la Seconda Guerra Mondiale.
Cresce la sua fama letteraria ma anche quella mondana: frequenta il mondo dei vip, ha molte donne (si sposerà 4 volte e avrà 3 figli) e gli piace bere.
Viaggia spesso, ma gli unici due luoghi che sembrano dargli pace sono Cuba e il Veneto.
Del Veneto adora in particolare i luoghi della sua giovinezza: l'area tra Venezia e Trieste.
Lui rende famoso l'Harry's bar di Venezia, e la locanda Cipriani a Torcello, dove va a scrivere. Va spesso a sciare a Cortina e viene a S. Gaetano a caccia, dove è ospite dei conti Franchetti, proprietari terrieri di tutta la zona. Hemingway adora il bel mondo ma anche la gente semplice, quella con cui canta e beve all'osteria e che trova spazio nei romanzi.




DI LA' DEL FIUME E TRA GLI ALBERI

Il più autobiografico dei suoi romanzi è proprio quello che ha come sfondo quest'area geografica, uscito nel 1950 dal titolo "di là del fiume e tra gli alberi", nel quale racconta la storia di un vecchio colonnello americano, che ritorna sui luoghi dove ha combattuto la Prima Guerra Mondiale. Il protagonista, dietro il quale si nasconde lo stesso Hemingway, è innamorato di una giovane contessina veneziana; l'uomo riflette continuamente su questo amore: sulla giovane età di lei, sulla maturità di lui e sul suo corpo malato che si lascerà morire dopo una battuta di caccia in botte...forse già un pensiero di morte. In questo libro Hemingway racconta in modo non troppo celato il ferimento di Fossalta e il suo significato.
QUELL'INVERNO IL COLONNELLO ERA STATO FERITO TRE VOLTE, MA ERANO STATE TUTTE FERITE DA NIENTE; PICCOLE FERITE NELLA CARNE SENZA FRATTURE DI OSSA, E AVEVA ACQUISTATO FIDUCIA NELL'IMMORTALITÀ DELLA PROPRIA PERSONA PERCHÉ SAPEVA CHE NEI BOMBARDAMENTI DI ARTIGLIERIA PESANTE CHE PRECEDEVANO SEMPRE GLI ATTACCHI AVREBBE DOVUTO RESTARE UCCISO.
ALLA FINE VENNE FERITO A DOVERE E SUL SERIO, NESSUNA DELLE ALTRE FERITE GLI AVEVA FATTO L'EFFETTO CHE GLI FECE LA PRIMA FERITA GRAVE, DEV'ESSERE STATA LA PERDITA DELL'IMMORTALITÀ, PENSO' , BE', IN UN CERTO SENSO E' UNA PERDITA GROSSA.

In Italia questo libro uscirà nel 1965




L'EPILOGO DEL "RAGAZZO DEL BASSO PIAVE"
Oltre all'appassionante storia in questo romanzo Hemingway riesce a descrivere magnificamente la natura, quasi magica della laguna, 
I SILENZI SONO DOLCISSIMI. I RUMORI SONO QUELLI DI UN CEFALO CHE QUA E LA' GUIZZA A MEZZ'ARIA E RICADE NELL'ACQUA, DEL FRUSCIO DELLE FOGLIE APPENA MOSSE DAL VENTO, DEL RICHIAMO DEGLI UCCELLI MIGRATORI CHE ARRIVANO DOPO UN LUNGO VIAGGIO DAI PAESI DELL'EST E SCENDONO CON LARGHE VOLUTE SULLA LAGUNA DI CAORLE RIMASTA ANTICA NEI SUOI UMORI E NEL SAPORE DELLA VITA.
Questa è una zona sicuramente privilegiata dal punto di vista naturalistico, piena di uccelli che mentre vanno dal nord al sud, per svernare, decidono di fermarsi qui, dal momento che non ghiacciandosi la laguna è generosa di cibo anche d'inverno.

Continua il successo di Hemingway: nel 1953 vince il Pulizer con "il Vecchio e il mare" e nel 1954 il Nobel.
Man mano che gli anni passano Hemingway sente sempre più vicina la morte, la depressione e l'alcolismo diventano sempre più gravi, proprio questo stato mentale lo porterà al suicidio il 2 luglio del 1961, quando deciderà di spararsi alla testa con il fucile.
Così finisce la vita del grande scrittore, ma ancor oggi continua, attraverso la letteratura, il mito del ragazzo del basso Piave che qui ha lasciato il suo cuore.

mercoledì 18 novembre 2015

La Storia




Lunedì 9 novembre 2015, noi  ragazzi di 3A e 3B della scuola Fogazzaro di La Salute di Livenza, alle 10:30, siamo partiti per andare a visitare la mostra 1915-1918. Ricordi della Grande Guerra, nella Sala Consiliare, del Palazzo Municipale, a San Stino di Livenza
Una volta arrivati il maestro Luigi Perissinotto ci ha accolti e ha iniziato a spiegarci la situazione che c'era, nei nostri territori, al tempo della Prima Guerra Mondiale. 
L'Italia entrò nel conflitto nel 1915 (cento anni fa), vivendo questa guerra come fosse la quarta guerra d'indipendenza, per avere Trento e Trieste.
Il maestro Perissinotto ci ha raccontato la storia del sottotenente Luigi Martina, fratello del parroco di San Stino, che si arruolò a 18 anni e morì a soli 19 anni.
Due anni dopo l’inizio della guerra, il 24 ottobre 1917, nella 12° battaglia dell'Isonzo, ci fu la disfatta di Caporetto. Gli Italiani furono costretti a ritirarsi fino ai tre fiumi: il Tagliamento, la Livenza e il Piave. 
L'esercito italiano si spostò sul Tagliamento, dove fece saltare i ponti, per ritardare l’avanzata nemica, e i campanili, che potevano essere dei punti di vedetta.
Intanto i nemici avanzavano e il 6 novembre arrivarono a San Stino di Livenza.
Gli Austriaci rimasero a San Stino a lungo. Durante questo periodo vi furono bombardamenti tra loro e gli Italiani, che si trovavano sull'altra sponda della Livenza.
Superato il fiume si fermarono sul Piave, dove vi fu la battaglia decisiva. 
L’ultima battaglia avvenne a Vittorio Veneto, il 4 novembre 1918: gli Austriaci vennero definitivamente sconfitti e Trento e Trieste diventarono italiani. 
Il Piave da allora è diventato “Fiume sacro alla Patria”.
Per quanto riguarda La Salute, il maestro Perissinotto ci ha parlato anche di Romiati, che ha bonificato il nostro territorio, e del soldato De Carli.
Secondo noi è stata una mostra interessante, per le foto e gli oggetti esposti, ma soprattutto per i racconti del maestro Perissinotto.

Alessia Ruggiero IIIA e Alessia Marino IIIB