mercoledì 25 gennaio 2023

27 gennaio: Giornata della Memoria

 dedicata ai Bambini di Terezín

di Martina Cioce

di Giacomo Battistutta

di Lorenzo Flaborea

di Alessandro Bozzetto

di Carlotta Calcinotto

di Andrea Camerotto

di Nicola Burin

di Regragrui Sofia

di Alessandra Scarabello

di Zoe Leo

di Valentina Scarabello

di Giulia Aurora Macario

di Diana Pianura

di Maila Bonini

di Achille Olah

di Melanie Bincoletto

di Andrea Moro

di Alessandro Rumiato

di Liam Piazza

di Tommaso Savian

di Giulia Bertin

di Daniel Boroleanu

di Matteo Fiorentino

di Simone Doretto

di Federico Ongaro

di Tommaso Casula

di Alessio Minuzzo

di Davide Savian

di Giulia Zanon

di Tommaso Moro

di Sebastiano Xausa

di AdrianoWojtaszek 

di Vanessa Donè

di Agnese Vio

di Matteo Barbetta

di Klea Ahmetaj

domenica 22 gennaio 2023

Thomas Sankara: "la rivoluzione è la felicità"

Yako, 21 dicembre 1949 – Ouagadougou, 15 ottobre 1987

Thomas Sankara è nato ad Alto Volta (un'ex colonia francese dell'Africa Occidentale),  il 21 Dicembre 1949.

Dopo il diploma, i suoi genitori, a causa della loro povertà,  gli consigliarono la carriera ecclesiastica: Thomas voleva studiare medicina, ma alla fine scelse la carriera militare. Ebbe così modo di viaggiare e di continuare a studiare.

Nel 1974 lui impiegò le sue truppe per scavare pozzi e aiutare i contadini della sua terra, a piantare il sorgo e il miglio per contrastare la carestia che li aveva colpiti.

Il presidente Saye Zerbo, capendo la simpatia che il popolo aveva per Thomas, lo nominò Segretario di Stato per l’Informazione con l’incarico di lottare contro la corruzione. Thomas fu così implacabile  nel denunciare le ruberie dei suoi colleghi e dello stesso Zerbo, che questo fu costretto a dimettersi. Accadde la stessa cosa con il successore di Saye Zerbo, Jean-Baptiste Ouédraogo: questa volta Sankara, divenuto Primo Ministro, fu addirittura messo agli arresti domiciliari per avere denunciato la corruzione del presidente. Il popolo burkinabé, attraverso manifestazioni e proteste di piazza, ne ottenne la liberazione.

A questo punto la sua strada verso il potere era completamente spianata. Insieme a Blaise Compaoré e altri giovani ufficiali, Thomas salì al governo del paese senza spargimenti di sangue, insediandosi come presidente la notte del 4 Agosto 1983.

In quattro  anni di governo Thomas cambiò la bandiera, l’inno nazionale, il nome della nazione in Burkina Faso (che significa "terra degli uomini integri") e tentò di far "rinascere" la sua nazione.  Garantì al suo popolo l'istruzione, l'assistenza medica, cibo, acqua potabile, dimezzò le tasse e piantò oltre dieci milioni di alberi (per arrestare l'avanzata del deserto). Ebbe inoltre un ruolo fondamentale nell'emancipazione femminile, proibendo barbare usanze millenarie come la mutilazione degli organi genitali femminili e anche la poligamia.

Thomas morì nel 1987 assassinato dal suo migliore amico e collaboratore Blaise Compaoré, che subito dopo salì al potere e cercò di cancellare tutte le riforme di Sankara. 

Ma il 31 Ottobre 2014, i semi hanno finalmente germogliato e un’incontenibile rivolta popolare ha costretto Blaise a scappare in Costa d'Avorio. Le migliaia di giovani che affollavano le strade portavano manifesti e cartelli inneggianti a Sankara, divenuto il simbolo  della speranza in una nuova rivoluzione.

Daniel Boroleanu IIIBL

domenica 15 gennaio 2023

Joyce Salvadori Lussu: la partigiana armata di poesia

Firenze, 8 maggio 1912 – Roma, 4 novembre 1998

Joyce Salvadori Lussu nacque nel 1912 a Firenze e crebbe in una famiglia antifascista.

Alla base della sua educazione ci fu sempre la libertà di pensiero e di parola. Tanto che  a nove anni, in pieno regime fascista, mentre andava a scuola, scrisse su un muro, con un pezzo di carbone, “ABBASSO IL FASCISMO. ABBASSO MUSSOLINI. VIVA LA REPUBBLICA”. Questo gesto le costò alcuni schiaffi da una camicia nera: lei non si pentì mai di quel  suo atto di ribellione al totalitarismo fascista.

Suo padre, Guglielmo Salvadori, che era docente di Filosofia all'Università (prima a Pisa poi a Roma) scrisse dei coraggiosi articoli antifascisti che vennero pubblicati da due giornali inglesi il "New Statesman" e "The Westminster Gazette". Una marchesa inglese, ammiratrice del regime, si affrettò a tradurli e a mandarli ad alcuni suoi amici fascisti in Italia.

Tutta la famiglia dovette così fuggire in Svizzera e viaggiare in ogni dove per scampare al fascismo.

A Ginevra, in una staffetta partigiana, conobbe quello che nel 1944 sarebbe diventato suo marito: Emilio Lussu, famoso scrittore sardo antifascista, scappato dall'Italia e ricercato dalla polizia segreta fascista, l'OVRA.

Nella sua vita Joyce fu dunque partigiana, ma anche insegnante, attivista femminista, scrittrice, poetessa e traduttrice, in quanto questo continuo viaggiare per salvarsi dal fascismo la portò in molti luoghi, di cui imparò le lingue. Tradusse alcuni dei grandi poeti e personaggi storici del Novecento, tra cui Fidel Castro, Nelson Mandela, Nazim Hikmet.

Alla fine della guerra, per il suo coraggio, venne insignita della Medaglia d'argento al valor militare, poiché fu anche capitano delle brigate Giustizia e Libertà.

Joyce ha scritto molte poesie e molti libri, ma il suo componimento  più famoso  è “C’è un paio di scarpette rosse", composto in seguito a una visita al lager di Buchenwald e Auschwitz.

"C'è un paio di scarpette rosse

numero ventiquattro

quasi nuove:

sulla suola interna si vede

ancora la marca di fabbrica

Schulze Monaco

c'è un paio di scarpette rosse

in cima a un mucchio

di scarpette infantili

a Buchenwald

più in là c'è un mucchio di riccioli biondi

di ciocche nere e castane

a Buchenwald

servivano a far coperte per i soldati

non si sprecava nulla

e i bimbi li spogliavano e li radevano

prima di spingerli nelle camere a gas

c'è un paio di scarpette rosse

di scarpette rosse per la domenica

a Buchenwald

erano di un bimbo di tre anni

forse di tre anni e mezzo

chissà di che colore erano gli occhi

bruciati nei forni

ma il suo pianto

lo possiamo immaginare

si sa come piangono i bambini

anche i suoi piedini

li possiamo immaginare

scarpa numero ventiquattro

per l'eternità

perché i piedini dei bambini morti

non crescono

c'è un paio di scarpette rosse

a Buchenwald

quasi nuove

perché i piedini dei bambini morti

non consumano le suole"

Nel film capolavoro Schindler's List, Steven Spielberg ha reso omaggio a questa poesia poesia di Joyce Salvadori Lussu: il film è tutto in bianco e nero, tranne il particolare di una bambina che porta un cappotto e un paio di scarpette rosse.

Melanie Bincoletto IIIBL

martedì 10 gennaio 2023

OPEN DAY: 12 gennaio a San Stino di Livenza, 13 gennaio a La Salute di Livenza

Le presentazioni della nostre Scuole Secondarie di Primo Grado, ai genitori delle classi quinte delle Scuole Primarie del territorio, avranno luogo nelle seguenti date:

Giovedì 12 gennaio ore 17:00-18:00 - presentazione della Scuola Secondaria di I grado "G. TONIOLO" di San Stino di Livenza

Venerdì 13 gennaio ore 17:30-18:30 - presentazione della Scuola Secondaria di I di primo grado "A. FOGAZZARO" di La Salute di Livenza



Dal 6 al 10 marzo si terrà la "Settimana della Continuità"

Le classi 5^ dei plessi di Biverone, Corbolone e San Stino di Livenza si recheranno presso la scuola "G. Toniolo", dove verranno accolte dagli alunni delle classi Prime per una mattinata in cui diventeranno, a tutti gli effetti, alunni della Scuola Secondaria.

La classe 5^ del plesso di La Salute di Livenza si recherà presso la scuola "A. Fogazzaro", dove insieme agli alunni delle classi Prime, realizzerà la segnaletica e il regolamento del neonato "Parco dei tremila sorrisi", ubicato nelle vicinanze del plesso.