giovedì 28 febbraio 2019

28 febbraio: "Il primo meraviglioso spettacolo" di Davide Sibaldi


Il film di Davide Sibaldi "Il primo meraviglioso spettacolo" affronta le tematiche attuali dell'immigrazione e dell'integrazione di bambini stranieri e di bambini con disabilità psichiche e delle loro famiglie. 
Basato sul libro "Giuseppe e lo Sputafuoco" scritto e illustrato da Davide Sibaldi, il documentario racconta la storia di un grande spettacolo teatrale in cui recitano 45 bambini provenienti da 11 Paesi del mondo.


Il libro e il documentario sono stati fonte di ispirazione per la realizzazione di alcuni lavori delle classi del nostro Istituto, ora in esposizione nel Municipio di San Stino di Livenza.
Visitate la mostra!

Docufilm e libro: "La voce di Impastato" di Ivan Vadori


Il 9 maggio del 1978 venne ritrovato il corpo di Aldo Moro, lo statista rapito dalle Brigate Rosse nel marzo del 1978. La notizia oscurò completamente l’assassinio dell’attivista siciliano Giuseppe Impastato, ucciso nella notte tra l’8 e il 9 maggio su ordine – come ora sappiamo - del boss Gaetano Badalamenti. Il suo cadavere fu imbottito di tritolo e fatto saltare sui binari della linea ferroviaria Palermo-Trapani, per simulare un incidente nella preparazione di un attentato. 
Solo grazie all'impegno della madre di Peppino, la signora Felicia, e del fratello Giovanni – con il sostegno del Centro siciliano di documentazione di Umberto Santino e Anna Puglisi - fu svelata la matrice mafiosa dell’omicidio, riconosciuta anni più tardi anche dal tribunale di Palermo. 
Dal docufilm del 2013, è nato nel 2018 il libro La voce di Impastato, pubblicato da Nuova Dimensione Editore, che traccia il percorso d’inchiesta del giornalista Ivan Vadori, da Peppino Impastato a Mafia Capitale: sei anni di interviste ad alcuni tra i principali protagonisti dell’antimafia italiana.

mercoledì 20 febbraio 2019

-1 giorno al viaggio d'istruzione: ...e dopo Firenze PISA


Piazza dei Miracoli di Pisa è Patrimonio dell'Umanità. Non si trova nel centro della città come si potrebbe pensare bensì è situata a nord ovest delle mura, quasi fuori dal paese; probabilmente al tempo in cui fu realizzato il progetto non c’era un altro spazio altrettanto grande da poter utilizzare. Fin dai tempi degli etruschi Piazza dei Miracoli viene considerata un importante centro religioso. I tre complessi che la compongono simbolizzano infatti le principali tappe della vita di ogni uomo: il Battistero la nascita, la Cattedrale di Santa Maria Assunta la vita e il Camposanto allude chiaramente alla morte.

E la Torre di Pisa? Non ce ne siamo dimenticati, dovete sapere che la famosa Torre pendente fa parte del Duomo e ne rappresenta in realtà il campanile.
La Piazza è circondata da uno splendido prato verde dove turisti e studenti universitari si concedono momenti di relax all'interno di una cornice storica di rara bellezza.
Il nome Piazza dei Miracoli gli è stato attribuito soltanto nel dopoguerra quando Gabriele D’Annunzio nella sua opera "Forse che sì, forse che no" 1910, la cita così: “L ’Ardea roteò nel cielo di Cristo, sul prato dei Miracoli.”
I lavori per la sua realizzazione iniziano nel XI secolo e dopo varie modifiche si concludono soltanto nel XIX secolo, quando l’architetto Alessandro Gherardesca conferisce alla piazza l’aspetto attuale.

martedì 19 febbraio 2019

-2 giorni a Firenze: Giardino di Boboli



Superato Ponte Vecchio si raggiunge un grande spazio all'aria aperta abbellito dai Medici con statue romaniche, giardini, fontane, terrazze, viali e vialetti. Boboli è uno dei primi esempi di giardino all'italiana, cioè costruito lungo linee geometriche servendosi di filari alberati, specchi d’acqua e siepi sempreverdi, potate a volte a forma di animale. Ci sono voluti quattrocento anni per renderlo com'è oggi, dal Rinascimento fino all'Ottocento. L’anfiteatro è sicuramente lo spazio più suggestivo, con l’obelisco proveniente da Luxor, in Egitto, eretto nel 1790 giusto al centro. L’enorme quantità di fiori e piante (alcune molto rare) richiede un lavoro costante e sapiente da parte dei giardinieri e dei tecnici botanici. Nel giugno 2013, per il suo valore storico e culturale, il Giardino di Boboli è stato dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’umanità.

lunedì 18 febbraio 2019

-3 giorni a Firenze: Ponte Vecchio



Ponte Vecchio è uno dei simboli della città di Firenze e uno dei ponti più famosi del mondo. Attraversa il fiume Arno nel suo punto più stretto, dove nell'antichità esisteva il guado. Il ponte romano, in legno su piloni di pietra, su cui passava la via Cassia, fu più volte rovinato dalla piena del fiume, fino a venire ricostruito, interamente in pietra, nel Trecento.
Il ponte era tanto solido e largo da poter comprendere due portici laterali. Nei portici si installarono le botteghe dei macellai, che in città avevano il problema di smaltire gli scarti: ora potevano semplicemente gettarli nell'Arno. Il ponte era però un passaggio obbligato per andare dai palazzi pubblici del centro alle residenze granducali sull'altro lato dell’Arno, e nel Cinquecento il granduca ordinò la sostituzione delle botteghe dei macellai con quelle, più decorose e meno odorose, degli orefici.
In realtà, il granduca poteva già andare da casa in “ufficio” senza mescolarsi alla folla. Aveva infatti ordinato la costruzione di un corridoio, lungo più di un chilometro (ma percorribile in carrozzella) che dal palazzo governativo (gli Uffizi) costeggiava l’Arno, lo scavalcava sul Ponte Vecchio e conduceva fino a Palazzo Pitti, sua residenza.
Nel corridoio, a metà percorso, si aprono due finestre panoramiche sull'Arno. Nel 1938, in occasione della visita di Hitler in Italia per stringere l’infausta amicizia con Mussolini, questi volle che fossero aperte altre due finestre.

domenica 17 febbraio 2019

-4 a Firenze: le Gallerie degli Uffizi



Cento anni dopo Lorenzo il Magnifico, i Medici decidono di costruire grandi edifici destinati a ospitare gli uffici pubblici della città. Decidono anche, nell'occasione, di destinare un’apposita galleria all'esposizione delle opere d’arte accumulate dalla famiglia, in modo da renderle visibili a tutti gli interessati. Nasce così la Galleria degli Uffizi, ancora oggi la più ricca collezione di quadri del Rinascimento.
Nel 1737 Anna Maria Luisa, ultima dei Medici, pretese di firmare un patto, il “patto di famiglia”, con i suoi successori per stabilire che le collezioni di famiglia sarebbero rimaste inalienabili “per ornamento dello Stato, per utilità del Pubblico e per attirare la curiosità dei Forestieri”. Così Firenze mantiene, ancor oggi, intatto il suo tesoro di capolavori.

sabato 16 febbraio 2019

-5 a Firenze: Palazzo Vecchio e Piazza della Signoria



Oggi come un tempo Palazzo Vecchio è il cuore politico della città. Ora che il granduca non c’è più, sono il sindaco e la giunta comunale a prendere le decisioni più importanti per il bene dei cittadini. Quando Firenze era capitale (dal 1865 al 1871), tra queste mura aveva sede il Parlamento italiano.
Dicono che Palazzo Vecchio non entri tutto in una fotografia. La ragione sta nell'altezza della sua torre, la Torre di Arnolfo (dal nome del suo costruttore, Arnolfo di Cambio), circa 94 metri, sulla cui sommità sventola la bandiera con il giglio, simbolo di Firenze. Da lassù si gode di una vista davvero mozzafiato, ma la salita è impegnativa: 218 ripidi scalini in pietra, parzialmente consumati dal tempo.  
Visitare la piazza della Signoria è un po’ come curiosare tra le stanze di un museo a cielo aperto. Vi si trovano infatti numerose opere d’arte, come la statua di Cosimo I de’ Medici a cavallo, la Fontana del Nettuno (o del Biancone, per via del candore del marmo), il Marzocco (un leone in pietra che regge lo stemma della città, opera di Donatello) e la più famosa di tutte, il David di Michelangelo. Queste ultime due opere però sono delle copie, per preservarle dall'usura del tempo e delle condizioni meteorologiche, le sculture originali sono al sicuro dentro importanti musei della città.

venerdì 15 febbraio 2019

-6 giorni a Firenze: il campanile di Giotto



Nel 1334 Giotto ricevette l’incarico di sovrintendere al cantiere del Duomo. Il cantiere della chiesa era avviato da tempo, secondo un progetto ben preciso. Giotto che preferiva occuparsi di cantieri interamente suoi, si concentrò sulla costruzione del campanile. Il progetto originale, realizzato dopo la morte dell’artista, fu portato a termine con un’unica modifica: la sostituzione della cuspide, che doveva portare la torre a superare i 100 metri di altezza, con un terrazzo piano. Questo anche in corrispondenza del declinare, in quegli anni, del gusto gotico per le guglie.
L’impronta del Giotto pittore è evidente nel gioco di colori ottenuto rivestendo la torre con tre diversi marmi colorati: bianco, verde e rosato.

giovedì 14 febbraio 2019

-7 giorni a Firenze: Battistero di San Giovanni



Il battistero, il “bel San Giovanni” di Dante, è molto più antico del Duomo. Risale all'Alto Medioevo e sorge sull'area di un sontuoso edificio imperiale romano. Ha una forma perfettamente ottagonale, con tre porte che si aprono rispettivamente sui lati nord, est e sud.
La porta est, detta da Michelangelo “del Paradiso”, è la più importante perché è quella rivolta verso il Duomo.
Nel 1401 Firenze era in guerra, come accadeva spesso, con potenti nemici esterni ed era anche reduce da una virulenta pestilenza interna. Tuttavia la ricca corporazione dei mercanti decise di bandire un concorso per la realizzazione della porta est del battistero. A ogni concorrente vennero consegnati 34 chili di bronzo per confezionare un riquadro (formella) della porta: il formato era di 45x38 cm. Il soggetto era il sacrificio di Abramo, di Isacco e dell’Angelo, insieme a un ariete, un asino e due servitori. La consegna doveva avvenire entro un anno. Si presentarono sette concorrenti: tra esso Brunelleschi e Ghiberti. Quest’ultimo vinse il concorso.
Le due formelle (del Ghiberti e di Brunelleschi) si trovano ora entrambe al museo del Bargello.

mercoledì 13 febbraio 2019

-8 giorni a Firenze: Santa Maria del Fiore


Nel tardo Medioevo, quando le principali città si affermarono come comuni indipendenti, il segno più vistoso e riconoscibile della forza e della ricchezza acquistate era rappresentato dalla chiesa cattedrale o duomo. Non stupisce dunque che il Comune di Firenze abbia dato l’incarico nel 1296 all'architetto Arnolfo di Cambio di farne l’edificio “più magnifico e bello della città”. Un secolo dopo, la chiesa era pressoché completata: mancava però la copertura finale. Fu allora bandito un concorso per la sua realizzazione, che fu vinto dall'architetto Brunelleschi. Questi era stato a Roma, insieme all'amico Cellini, per studiare i grandi monumenti degli antichi: in particolare lo avevano colpito il Pantheon e la basilica di Massenzio. Ciò fu probabilmente all'origine della sua idea: costruire sulla grande basilica una cupola come quella del Pantheon. In realtà, la cupola prevista per il Duomo di Firenze era ancora più vasta di quella del Pantheon e doveva poggiare su un cilindro in muratura (il “tamburo”) e alzarsi fino a cento metri! 
Brunelleschi progettò egli stesso i colossali argani per innalzare i materiali all'interno della cupola, che servirono anche a innalzare sulla cuspide la colossale palla di bronzo: a questi ultimi lavori partecipò anche il giovane Leonardo da Vinci.

Consigli di lettura: "Hanno taggato Biancaneve", la più classica delle fiabe reinterpretata in chiave 2.0. da Monica Marelli


Nel cuore della notte, Biancaneve riceve un messaggio misterioso sul suo smartphone: la regina, gelosa della sua bellezza, ha deciso di eliminarla. Alla ragazza non resta che abbandonare il castello e inoltrarsi nel bosco, cercando sul motore di ricerca qualche consiglio per affrontare la fuga.
Inizia così un avventuroso racconto alla scoperta delle opportunità e delle insidie del web, tra suspense e colpi di scena.
Lo specchio magico è dotato di password, il cacciatore si aggira nel bosco seguendo il segnale Gps, i nani sono inguaribili smanettoni e la regina ricorre al social network in voga, FacceDelRegno, per tendere una trappola a Biancaneve...

martedì 12 febbraio 2019

- 9 giorni al viaggio in Toscana: i signori di Firenze




I MEDICI
Dopo la fine della Repubblica, dal 1434, Firenze fu governata per secoli dalla famiglia dei Medici, una famiglia ricca colta e molto legata alla sua città. Cosimo, il capostipite, era il più ricco banchiere di Firenze.
La famiglia Medici fu la più importante della città. Tra loro figurano persino tre papi e due regine di Francia, ma quello che rubò la scena a tutti fu Lorenzo De’ Medici, nipote di Cosimo. 
La sua passione per le lettere e per l’arte, lo spinse a finanziare scrittori e artisti perché riempissero Firenze di meraviglie. 
Per la sua generosità e il suo valore politico, Lorenzo venne chiamato IL MAGNIFICO.
Al centro della cultura celebrata da Lorenzo c’era l’uomo, non più Dio o il destino: l’uomo era il fautore della sua fortuna. 
Questa rivoluzione del pensiero prese il nome di UMANESIMO.

Giorgio Perlasca (1910-1992): "Io credo di aver fatto qualcosa di normale... "


Giorgio Perlasca nacque a Como il 31 gennaio 1910. Dopo qualche mese, la sua famiglia si trasferì a Maserà, in provincia di Padova per motivi di lavoro.
Negli anni Venti aderì al Fascismo e partì come volontario per l'Africa orientale e per la Spagna.
Tornato in Italia, prese le distanze dal Fascismo: non approvava, infatti, le leggi razziali entrate in vigore nel 1938, né l'alleanza con la Germania nazista.
Durante la seconda guerra mondiale, venne mandato come diplomatico nei Paesi dell'Est per comprare carne per l'esercito italiano.
Nel 1943 si rifiutò di aderire alla Repubblica di Salò e venne quindi imprigionato in Ungheria, in un castello riservato ai diplomatici.
Quando i tedeschi presero il potere, Perlasca riuscì a fuggire, si nascose presso conoscenti e poi trovò rifugio presso l'Ambasciata spagnola. Ottenne il passaporto spagnolo (con il nome di Jorge Perlasca) e cominciò a collaborare con l'ambasciatore Sanz Briz. Insieme cominciarono a consegnare salvacondotti per proteggere i cittadini ungheresi di religione ebraica dalla deportazione dei campi di sterminio
Quando l'ambasciatore lasciò Budapest per tornare in Spagna, Perlasca si finse il nuovo diplomatico e riuscì a salvare e proteggere 5.218 Ebrei ungheresi.
Dopo l'entrata in Budapest dell'Armata Rossa, Giorgio Perlasca tornò in Italia e tornò alla sua vita, non raccontando a nessuno quello che aveva fatto a Budapest.
Solo negli anni Ottanta, grazie a un gruppo di donne ebree ungheresi che erano vive grazie a Perlasca, il mondo conobbe questa storia e di come, fingendosi un ambasciatore spagnolo, egli era riuscito a salvare oltre 5.000 Ebrei.
Giorgio Perlasca ottenne il riconoscimento di Giusto tra le Nazioni.
Morì a Maserà il 15 agosto 1992.

Ricerca a cura della IIIAL della Scuola Secondaria di Primo grado “A Fogazzaro” di La Salute di Livenza

Oskar Schindler (1908-1974): chiunque salva una vita, salva il mondo intero



Oskar Schindler nacque il 28 aprile 1908 in Moravia, che a quei tempi apparteneva all'Impero austro-ungarico.
Si diplomò presso un istituto tecnico, ma non riuscì a portare a compimento gli esami per entrare al College.
Si trasferì a Brno e intraprese diversi mestieri tra cui il parrucchiere.
Nel 1928 si sposò con Emilie Pelzl, figlia di un importante e benestante industriale. Dopo spostato, iniziò a lavorare per la Moravia Electrotechnic e prestò il servizio militare come caporale.
Nel 1931 venne assunto presso la Banca di Praga e qui lavorò per 7 anni. Nel frattempo divenne parte dei servizi segreti nazisti (dal 1936) e per questo venne arrestato e incarcerato per spionaggio dal governo ceco.
Nel 1939 divenne ufficialmente membro del partito nazista e cominciò a lavorare in Polonia. A Cracovia, nel 1942, fu costretto ad assistere con orrore ai rastrellamenti dei ghetti.
Aprì una fabbrica nel campo di concentramento di Plaszow e qui si rese conto della terribile tragedia che si stava compiendo.
Cominciò così a proteggere gli Ebrei che lavoravano nella sua fabbrica e quando fu ordinato di chiudere il campo di Plaszow e di trasferire tutti gli Ebrei ad Auschwitz, utilizzò tutti i suoi beni per salvare la vita a quante più persone possibili, trasferendoli a sue spese a Brunnlitz, una città della Cecoslovacchia, nel 1944.
Grazie a questo riuscì a salvare più di mille Ebrei.
Questa storia venne raccontata in un famoso film di Steven Spielberg: Schindler's list.
A conclusione della guerra, si trasferì con la moglie in Argentina, ma qui perse tutti i suoi soldi.
Tornato in Europa nel 1961, fu accolto con entusiasmo dai sopravvissuti dell'Olocausto in Israele e venne riconosciuto Giusto tra le Nazioni. Nel 1965 ricevette la Croce al Merito.
Morì a causa di un infarto nel 1974.

Ricerca a cura della IIIAL della Scuola Secondaria di Primo grado “A Fogazzaro” di La Salute di Livenza

lunedì 11 febbraio 2019

-10 giorni al viaggio d'istruzione delle classi Terze: geni toscani


DANTE ALIGHIERI (Firenze 1265- Ravenna 1321): poeta dei poeti

Nacque nel 1265 in una Firenze vivace e fremente, governata da banchieri e mercanti. Veniva da una stirpe di affaristi, ma visse una vita differente: niente commerci ma lettere, niente affari ma pensiero, niente denaro ma letteratura. Lui è il padre del nostro modo di raccontare, il poeta dei poeti. La sua Divina Commedia è considerata il più grande capolavoro letterario del mondo!
Nel 1302 venne esiliato da Firenze per ragioni politiche, da allora non poté più tornare nella sua amata città. Morì di malaria a Ravenna, nel 1321.


LEONARDO DA VINCI  (Vinci 1452- Amboise 1519): inventore di mondi

Nacque a Vinci nel 1452. Trascorse l’infanzia in campagna dai nonni e ricevette un’educazione disordinata. Imparò a scrivere con la sinistra e alla rovescia: quello che scriveva poteva essere letto soltanto allo specchio. A diciassette anni si trasferì a Firenze e andò a bottega da Andrea del Verrocchio, noto artista dell’epoca. Leonardo scriveva tantissimo e inventò anche dei marchingegni prodigiosi: ordigni a vapore, opere idrauliche, strumenti musicali, macchine volanti…Dove tutti gli altri vedevano qualcosa di impossibile da realizzare, Leonardo invece vedeva un’idea di come realizzarlo. “Se puoi immaginare una cosa, puoi farla, - pensava. -Perché il destino ci vende tutto ciò che vogliamo e il solo prezzo che ci chiede è il nostro lavoro.”



MICHELANGELO BUONARROTI (Caprese 1475 - Roma 1564): gigante tormentato

Figlio di un padre violento e di una madre che morì presto, da bambino Michelangelo non aveva nessuna voglia di studiare. Lo interessava solo il disegno. A tredici anni se ne andò a Firenze (era nato a Caprese, vicino ad Arezzo) e cominciò a lavorare come apprendista presso un famoso artista dell’epoca, Domenico Ghirlandaio. Dopo un anno Michelangelo lasciò la bottega, poi Lorenzo de’ Medici lo accolse alla sua corte. Lorenzo si era accorto che quel giovane scapestrato aveva un talento eccezionale: aveva capito che la sua aggressività era solo “il guscio ringhioso di un’anima dolente”.

sabato 9 febbraio 2019

Don Haskins (1930-2008): l'allenatore che cambiò la storia del basket


Qui tratteremo di un texano diverso dagli altri, diverso dagli stereotipi che si hanno, diverso dai pensieri razzisti degli anni '60. Ragazzi, oggi conoscerete Don Haskins, un allenatore controcorrente.

CHI È
Donald Lee Haskins è nato il 14 marzo 1930 ed era originario degli Stati Uniti; è stato l'allenatore di basket dei Miners.
Quest'ultima ha una storia interessante: nata inizialmente come una squadra di bianchi, si è trasformata in una formidabile squadra di afroamericani, vincitrice del NCCA 1966.

LA SUA CARRIERA
La nostra storia incomincia a El Paso, in Texas, dove Haskins viene convocato al Texas Western College, dove gli proposero di allenare il team universitario e lui accettò.
Le sue qualità vennero subito a galla: era duro ed esigente negli allenamenti, una persona che “fuori dal campo era il tuo migliore amico, ma in campo sembrava volerti uccidere”, tanto che verrà soprannominato “The Bear”. 
Purtroppo non si rivelò un grande affare e decise di rimpiazzare alcuni giocatori con dei ragazzi di colore, soprannominati coloured. La sua ricerca di talenti si espanse su tutto il territorio americano, arrivando a sostituire ben 7 giocatori.
Incominciò così la corsa verso la finale del 19 marzo 1966 contro i Wildcats, provenienti dal Kentucky. Don quel giorno disse ai ragazzi: “Io sono stufo e ho preso una decisione [...]. Cinque in campo, due cambi, quaranta minuti di gioco, farò giocare soltanto i sette giocatori neri nella finale.” La squadra trionfò strepitosamente, sotto gli occhi increduli del pubblico.

L'EREDITÀ
Grazie a quella vittoria venne rivoluzionato il mondo del basket, trasformandolo in quello che vediamo oggi, dove ben ¾ degli atleti è di origine afroamericana. 
I Miners sono stati inseriti nella “Hall of Fame” nel 2007.
Haskins continuò la sua carriera; la sua frase più celebre è: “Io non ho fatto niente di strano: quel giorno misi in campo semplicemente i migliori giocatori della squadra. E risultò che erano tutti neri.” Ci lasciò l'8 settembre 2008, all'età di 78 anni.

Ricerca a cura della IIIC 

Sadako Sasaki 佐々木貞子 (1943-1955): le gru contro la guerra


BIOGRAFIA
-nata a Hiroshima il 7 gennaio 1943, in una famiglia comune, la casa si trovava a poco meno di 2 km dall'esplosione.
-6 agosto 1945 gli USA sganciano la bomba atomica, colpendo la sua casa. Sadako e sua madre però riescono a sopravvivere.
-Sadako nonostante le radiazioni a cui è stata esposta cresce in salute.
-novembre 1954, partecipa ad una gara di corsa durante la quale sviene; viene portata in ospedale.
-21 febbraio 1955 viene ricoverata e le viene diagnosticata una grave leucemia. Le rimanevano 14 mesi di vita.

SADAKO NON SI ARRENDE
Nel frattempo Chihuko Hamamoto, la sua migliore amica, le raccontò una leggenda, la quale sosteneva che se si realizzavano 1000 gru di carta si poteva esprimere un desiderio. In quei mesi Sadako costruì molte gru: alcuni ne affermano 1300, altri 644.

LA FINE
Il suo desiderio fu però infranto il 25 ottobre 1955 quando morì a soli dodici anni a causa della sua malattia.
Nel 1958 in suo onore nel parco memoriale di Hiroshima fu costruita una statua di Sadako, raffigurata mentre tendeva al cielo una gru d'oro.

LE GRU CONTRO LA GUERRA
Nonostante il passare degli anni la statua, ancora oggi, è rimasta simbolo della pace contro la guerra. Ogni anno viene adornata con migliaia di corone di mille gru, per ricordare il terribile accaduto.
La storia di Sadako è ricordata in molti libri e film nei quali viene citato un pezzo di un suo componimento: “Scriverò pace sulle tue ali, intorno al mondo volerai perché i bambini non muoiano più così”.

Ricerca a cura della IIIC 

Padre Giorgio Zulianello (1944-2007): una vita per gli ultimi degli ultimi


Biografia
Padre Giorgio Zulianello è nato il 14 marzo del 1944 a S. Stino di Livenza.
Da giovane entrò a far parte del seminario francescano e in seguito diventò frate cappuccino.
Successivamente il Patriarca di Venezia A. Luciani gli diede la consacrazione sacerdotale.

La sua missione
Operò durante molte guerre civili rischiando più volte la vita per salvare i bambini con un futuro incerto, accogliendoli a casa sua. Nei suoi ultimi anni di vita, padre Giorgio ha realizzato un centro di accoglienza in Angola per i ragazzi emarginati inoltre ha costruito una falegnameria e un'officina. 
Il suo intento era offrire ai ragazzi un futuro migliore.
Padre Giorgio è morto all'età di 63 anni il 28 giugno 2007 in un incidente aereo.

Gli ultimi degli ultimi
I ragazzi difesi da Padre Giorgio Zulianello sono i ragazzi con la sindrome di albinismo, considerati una punizione divina per i genitori, grazie a Padre Giorgio hanno trovato una casa dove vivere.
I medici stregoni in Africa sostengono di poter creare talismani e bevande magiche per portare salute e prosperità con le parti del corpo di persone albine, per cui si è creato un mercato nero di parti del corpo delle persone affette da questa malattia.

Il centro per gli orfani “Frei Jorge Zulianello”
Il centro è stato fondato da Padre Giorgio per accogliere i giovani ex-fetizeiros, accusati di stregoneria e torturati da parte dei familiari. I ragazzi considerarono Padre Giorgio un padre e una madre diventando per loro l'angelo custode dei bambini abbandonati. Per le ragazze si pensa di aprire un centro proprio adatto alle loro esigenze.


Ricerca a cura della IIIC 

Tregua di Natale (1914): "Cessate il fuoco!"


Durante il Natale del 1914 i soldati inglesi e tedeschi uscirono dalle trincee per celebrare la festa concedendosi una pausa, perciò cessarono il fuoco contro i nemici.
A prendere questa iniziativa non furono gli ufficiali, ma i soldati che disobbedirono agli ordini dei superiori scavalcando le trincee e andando dagli avversari per festeggiare il Natale e per scambiarsi gli auguri di buone feste.
Questa rischiosa iniziativa ha dimostrato che i soldati nelle trincee non volevano la guerra e che avevano scelto la via della pace e della fratellanza.

All'inizio del giorno di Natale si smise di sentire il rombo dei cannoni proveniente dalle piazzole di artiglieria, infatti si levarono dai ripari dei soldati canti natalizi.
Durante i festeggiamenti uno spericolato soldato tedesco corse attraverso la terra di nessuno per andare alle trincee inglesi a festeggiare. Dopo di lui fecero lo stesso altri soldati tedeschi. Inglesi e tedeschi durante questa ricorrenza cessarono il fuoco su numerosi fronti, raccolsero e seppellirono i cadaveri, si scambiarono doni e auguri.  
La tregua durò due giorni, dopo di che ricominciò la guerra e i soldati che presero la lieta iniziativa ne subirono le conseguenze (fucilazioni e corte marziale).

Queste vicende hanno trasmesso un messaggio di fratellanza tra gli uomini che ha ispirato numerosi film libri e canzoni, i più noti esempi sono:
“La tregua del Natale-lettere del fronte” di Ebbe Pierini
“Una verità dimenticata – Joyeux Noel” di Christian Carion
il videoclip del brano” Sono più sereno” del gruppo Le vibrazioni

Frase di soldato ignoto diventata famosa è:
Non avrei perso l'esperienza di ieri neanche per la cena di Natale più bella in Inghilterra!

Ricerca a cura della IIIC

Iqbal Masih (1983-1995): “nessun bambino dovrebbe impugnare mai uno strumento di lavoro. Gli unici strumenti di lavoro che un bambino dovrebbe tenere in mano sono penne e matite”


IL SUO INIZIO

Iqbal Masih nacque nel 1983 a Murdike, in Pakistan, in una famiglia molto povera. A 5 anni fu ceduto da suo padre ad un fabbricante di tappeti perché doveva saldare un debito, quindi fu costretto a lavorare molte ore al giorno incatenato al telaio e sotto nutrito.
Nel 1992 riuscì a scappare e partecipò ad una manifestazione insieme ad altri bambini.

LA RIBELLIONE

Quando ritornò in fabbrica, si rifiutò di lavorare anche se il padrone aveva aumentato il salario e la dose di cibo giornaliera. La famiglia dovette abbandonare il villaggio a causa delle minacce, Iqbal fu ospitato in un villaggio in cui ricominciò a studiare.
Anche se aveva iniziato a mangiare e a prendersi cura della sua persona, le sue condizioni vitali rimasero comunque precarie: all'età di 10 anni aveva la struttura fisica di un bambino di 6.

LA SUA VOCE NEL MONDO

Dal 1993, Iqbal, iniziò a farsi conoscere viaggiando e partecipando a conferenze internazionali per sensibilizzare sempre più persone riguardo i diritti negati ai bambini in Pakistan.
Nel dicembre del 1994 si recò a Boston per ricevere un premio ottenuto partecipando a una campagna di boicottaggio dei tappeti pakistani, consistente in 15mila dollari che devolse per finanziare una scuola pakistana.
Nello stesso periodo in una conferenza a Stoccolma dichiarò:
“Nessun bambino dovrebbe impugnare mai uno strumento di lavoro. Gli unici strumenti di lavoro che un bambino dovrebbe tenere in mano sono penne e matite.” Dopo di ciò ricevette anche una borsa di studio ma la rifiutò perché voleva rimanere in Pakistan per portare avanti la sua campagna.
Nel 1995 a Lahore, partecipò a una conferenza contro la schiavitù dei bambini, in seguito il governo pakistano iniziò a chiudere decine di fabbriche di tappeti, salvando circa 3mila piccoli schiavi dalla loro condizione.
“Da grande” diceva Iqbal “voglio diventare avvocato e lottare perché i bambini non lavorino troppo”.

LA SUA MORTE

Non ne ha avuto il tempo perché il 16 aprile 1995, alla giovane età di 12 anni, fu assassinato.
La sua famiglia era cristiana, così nel giorno di Pasqua andarono in chiesa per partecipare alla messa. Gli avvenimenti sono molto confusi e imprecisi, però le testimonianze date dai cugini riferiscono che nel tardo pomeriggio si allontanò con loro in bicicletta perché perse l'autobus che doveva portarlo alla capitale.
A seguito della deposizione data dai cugini, dove uno di loro rimase ferito nella sparatoria in cui Iqbal fu ucciso, secondo un rapporto della polizia l'assassino era un lavoratore agricolo che in precedenza aveva avuto una lite con Iqbal. Molti invece attribuirono la causa della sua morte alla “mafia dei tappeti”, ancora oggi rimangono diversi dubbi sull'accaduto.

IL LASCITO

A seguito della sua morte ci fu maggior attenzione verso lo sfruttamento e il lavoro minorile.
Nel 2000, inoltre, fu il primo a ricevere il “World's Children's Prize”.

RICONOSCIMENTI

Molti edifici sono stati dedicati al bambino più coraggioso di tutti, il bambino che salvò molti minori dallo sfruttamento in molti paesi del mondo.
A questo ragazzo vennero dedicate molte scuole, parchi ed edifici vari tra cui il parco “Iqbal Masih” di via Buozzi proprio qui a S.Stino di Livenza inaugurato nell'ormai lontano 2006 con un concorso di nome “Chi non è come te”, un concorso che aveva avuto come partecipanti tutte le scuole del comune di S.Stino di Livenza.

Ricerca a cura  della IIIC 

giovedì 7 febbraio 2019

Art. 1. della Legge 30 marzo 2004, n. 92

   
 1. La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale «Giorno del ricordo» al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.
    2. Nella giornata di cui al comma 1 sono previste iniziative per diffondere la conoscenza dei tragici eventi presso i giovani delle scuole di ogni ordine e grado. È altresì favorita, da parte di istituzioni ed enti, la realizzazione di studi, convegni, incontri e dibattiti in modo da conservare la memoria di quelle vicende. Tali iniziative sono, inoltre, volte a valorizzare il patrimonio culturale, storico, letterario e artistico degli italiani dell’Istria, di Fiume e delle coste dalmate, in particolare ponendo in rilievo il contributo degli stessi, negli anni trascorsi e negli anni presenti, allo sviluppo sociale e culturale del territorio della costa nord-orientale adriatica ed altresì a preservare le tradizioni delle comunità istriano-dalmate residenti nel territorio nazionale e all'estero.
[...]
Parlamento Italiano

Le tre fasi delle foibe



«Quando si parla di foibe, si tende a generalizzare il fenomeno. Un fenomeno che può essere invece distinto in tre fasi. Ci furono i fucilati. Ci furono i deportati in campi di concentramento, dove rimasero anche a lungo, morendo di stenti, sevizie, malattie. Infine ci furono gli infoibati. Questi ultimi in linea di massima venivano spintonati a calci e pugni fino all'orlo della cavità. Avevano i polsi legati col fil di ferro. Spesso erano messi a due a due. Così si sparava al primo, che precipitava nella foiba, portandosi appresso quello vivo. La foiba era fonda decine, anche centinaia di metri. Potevano morire, i vivi, dopo lunga agonia. Testimonianze riferiscono di urla, di strazianti richieste di aiuto che arrivavano dal ventre della terra anche uno, due giorni dopo gli eccidi.»
Guido Rumici

Guido Rumici è uno storico, scrittore, accademico e giornalista italiano. Studioso della storia del confine orientale italiano ed esperto di storia della Venezia Giulia e della Dalmazia, Rumici è autore di numerosi saggi sull'argomento, cui ha dedicato più di un decennio di ricerche e documentazione.

Consiglio di lettura: "Perché la notte" di Lorella Rotondi e Daria Palotti



Una bimba senza nome è la protagonista di Perché la notte, un albo per ragazzi e adulti che scuote l’anima. 
A "parlare" è una bimba alla quale la notte ruba tanto: i suoi peluche, i libri della buonanotte, la casa, gli zii, la madre, l’appartenenza ad una terra. Ma le ruberà proprio tutto? E che cos'è questa notte?
Pagina dopo pagina, nel ritmo incalzante della narrazione, si scopre che la “notte” non indica un momento della giornata né quel vago sentimento di paura che talvolta coglie i bambini e i ragazzi durante la crescita.
La “notte” ha un volto preciso, è un insieme di eventi che oggi vengono ricordati come tragedia delle Foibe.

10 febbraio: Giorno del Ricordo



Tra il settembre del 1943 e la primavera del 1945, nei territori della Venezia Giulia occupati dal Movimento Popolare di liberazione Jugoslavo del maresciallo Tito, migliaia di uomini e donne scomparvero nelle foibe, le cavità naturali che si aprono nel Carso. Gli eccidi colpirono soprattutto la popolazione italiana di quelle zone e, in misura minore, anche sloveni e croati. 
Inoltre, ben trecentocinquantamila furono gli esuli che si dovettero allontanare dall'Istria e dalla Dalmazia per sfuggire alle rappresaglie.
In memoria delle vittime delle foibe in Italia il 10 febbraio si celebra il Giorno del ricordo, istituito con una legge del marzo 2004.

"Fu una barbarie [...] che assunse i sinistri connotati di  una pulizia etnica"

mercoledì 6 febbraio 2019

Liliana Segre:"L'indifferenza è più colpevole della violenza stessa"



Liliana Segre è nata a Milano nel 1930, in una famiglia ebraica. Da piccola viene espulsa dalla scuola a soli otto anni, a seguito dell'intensificarsi delle leggi razziali in Italia. Nel 1943 la famiglia cerca di sfuggire in Svizzera, ma viene respinta dalle guardie di frontiera: il giorno dopo lei e il padre vengono arrestati in provincia di Varese. A soli 13 anni, Liliana Segre viene internata nel campo di concentramento di Auschwitz - Birkenau, dove ha perso il padre e i nonni paterni e dal quale verrà liberata nel 1945. Dei 776 bambini italiani di età inferiore ai 14 anni che furono deportati a Auschwitz, Liliana è tra i soli 25 sopravvissuti. Per molto tempo non ha voluto parlare della propria esperienza, poi nel 1990, ha cominciato a girare per le scuole a raccontare quegli anni terribili. Nel 2004 è stata insignita del titolo di Commendatore della Repubblica, su iniziativa di Carlo Azeglio Ciampi. Tra i libri in cui porta la sua importante testimonianza, ricordiamo Fino a quando la mia stella brillerà, La memoria rende liberi e Scolpitelo nel vostro cuore. È Presidente del comitato per le Pietre d'inciampo - Milano, che raccoglie tutte le associazioni legate alla memoria della Resistenza, delle deportazioni e dell'antifascismo. Nel 2008 ha ricevuto la laurea honoris causa in Giurisprudenza dall'università degli Studi di Trieste e nel 2010 quella in Scienze pedagogiche dall'università degli Studi di Verona. Nel 2018 è stata nominata senatrice a vita dal presidente della Repubblica  Mattarella per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo sociale.
Ecco un breve estratto del suo discorso in occasione della nomina: «Coltivare la Memoria è ancora oggi un vaccino prezioso contro l'indifferenza e ci aiuta, in un mondo così pieno di ingiustizie e di sofferenze, a ricordare che ciascuno di noi ha una coscienza e la può usare»

venerdì 1 febbraio 2019

Martin Luther King Jr. (1929-1968): “Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla.”


Biografia
Martin Luther King nasce il 15 gennaio 1929 ad Atlanta in Georgia, uno Stato degli USA. 
I suoi antenati erano schiavi deportati in America. 
Fin da bambino, si trova a vivere in una società razzista. 

La società americana
A soli 5 anni, sperimenta sulla sua pelle una società ancora impregnata di razzismo. La madre di un amico di Martin, gli impedisce di giocare con lui “perché nero”. 
Quando ha 8 anni, la sua cantante preferite, Bessie Smith, muore dissanguata, dopo essere stata ferita, perché rifiutata da ospedali bianchi. 

Gli studi
Studia giurisprudenza nel Morehouse College di Atlanta (università per sole persone di colore).
Dopo qualche anno diventa pastore protestante e studia teologia. 
Nel 1952, a soli 22 anni, tiene la sua prima predicazione nella chiesa battista di Atlanta.
Nel 1953 si laurea a Boston e si sposa con Coretta Scott.   

L'esempio di Gandhi
Negli anni degli studi, conosce la figura di Gandhi e ne rimane affascinato, soprattutto dei principi della lotta non-violenta. 

Inizia la protesta
Nel 1954 si trasferisce con la moglie a Montgomery in Alabama. 
Proprio qui il 10 dicembre 1955 scocca la scintilla della protesta. Un’impiegata di colore, Rosa Parks, si rifiuta di cedere il suo posto in autobus ad alcuni viaggiatori bianchi. Per questo viene arrestata e portata in carcere. La notizia si diffonde rapidamente, gli esponenti e i pastori della comunità nera si riuniscono e propongono ai neri di non prendere più gli autobus. Martin Luther King è eletto capo del movimento. 
La protesta dura 382 giorni e il movimento ottiene la sua prima vittoria: l’abolizione della segregazione sui mezzi pubblici di trasporto.
La reazione dei bianchi è però violenta: Martin viene minacciato e arrestato. 
Il 30 giugno 1955 la sua casa viene distrutta da un attentato dinamitardo: la moglie e la figlia restano illese per miracolo.
Martin non si arrende, partecipa a manifestazioni e raduni per i diritti e viene più volte arrestato.   
La protesta si estende  
17 maggio 1957: a Washington per il pieno diritto di voto alle persone di colore. 
Martin continua a proporre il metodo della non violenza. 
Nel 1963 la protesta non violenta dilaga ormai in 800 città. Viene dichiarata illegale la segregazione nei negozi e nei luoghi pubblici e decreta l’assunzione al lavoro per bianchi e eri su basi egualitarie. 

I have a dream
28 agosto 1963: 250mila persone arrivano a Washington per chiedere l’approvazione della parità sui diritti civili per bianchi e neri. Le telecamere inquadrano una marea di bianchi e neri che cantano e pregano intorno al monumento di Lincoln. 
Qui Martin Luther King pronuncia il suo discorso più famoso ricordato come I have a dream. 

Il Nobel e la morte
Il 10 febbraio 1964 viene approvata la legge per i diritti civili. 
Nello stesso anno Martin Luther King riceve il Premio Nobel per la pace. 
La sua battaglia continua: organizza marce spettacolari in molte città degli Stati Uniti, come quella di Selma.  
Il 4 aprile 1968 Martin Luther King è assassinato mentre si trova in una terrazza dell’Hotel Lorraine per una riunione con gli altri leader del movimento per i diritti delle persone di colore. Aveva solo 39 anni.
Ma grazie al suo esempio le persone di colore sono riuscite ad ottenere i diritti civili. Attualmente il Presidente degli USA è afroamericano. Martin Luther King con il suo esempio è riuscito a cambiare le regole della società americana senza violenze.     
Al suo funerale si incontrano migliaia di persone di ogni ceto e razza. Il rito è celebrato dal padre, che fa ascoltare le parole del figlio registrate durante un sermone.

Se qualcuno di voi sarà qui nel giorno della mia morte, sappia che non voglio un grande funerale. E se incaricherete qualcuno di pronunciare un'orazione funebre, raccomandategli che non sia troppo lunga. Ditegli di non parlare del mio premio Nobel, perché non ha importanza... Dica che una voce gridò nel deserto per la giustizia. Dica che ho tentato di spendere la mia vita per vestire gli ignudi, per nutrire gli affamati, che ho tentato di amare e servire l'umanità.


Ricerca a cura della IIIAL 

Mahatma Gandhi (1869-1948): "Sii il cambiamento che vorresti vedere avvenire nel mondo."


BIOGRAFIA
1869: Mohandas Karamchard Gandhi nasce a Portbandar in India. 
La sua è una famiglia nobile: il padre è Primo ministro di Rajkot e Gandhi riesce così ad avere un'istruzione di ottimo livello. 
Si trasferisce a Londra dove si laurea in giurisprudenza. 
1894: si trasferisce in Sudafrica per svolgere la professione di avvocato e qui rimane per 21 anni fino al 1915. 
Qui si scontra con una realtà fatta di discriminazione razziale e inizia la sua lotta politica. Riesce a ottenere importanti riforme. 
1915: torna in India, dove trova uno grande scontento. 
1919: dà inizio alla prima rivolta non violenta contro gli inglesi e per questo viene processato e arrestato. Liberato, continua la sua protesta.  
1930: “marcia del sale”, protesta di cui parlerà tutto il mondo. 
1947: viene proclamata l’indipendenza dell’India, ma il Pakistan diventa uno Stato autonomo. 
30 gennaio 1948: viene assassinato da un fanatico indù.  

LA NON VIOLENZA
Gandhi realizza la sua opposizione al potere britannico attraverso la disobbedienza civile. Come egli stesso era solito dichiarare, si deve attuare “una disobbedienza civile, assai dolce, umile, saggia, astuta, ma affettuosa”, mai criminale né brutale.
Riesce ad ottenere l’indipendenza dell’India attraverso questa originale forma di lotta politica, la non violenza: ogni realtà vivente merita rispetto e opporsi alle ingiustizie in modo pacifico è l’arma migliore per affermare la “forza della verità” e smuovere le coscienze. 
Tra il 1919 e il 1942 egli organizza diverse campagne di disobbedienza civile, basate sul rifiuto di rispettare leggi considerate ingiuste e di collaborare con i dominatori inglesi in qualunque campo. 


Ricerca a cura della IIIAL 

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