mercoledì 18 novembre 2015

La Storia




Lunedì 9 novembre 2015, noi  ragazzi di 3A e 3B della scuola Fogazzaro di La Salute di Livenza, alle 10:30, siamo partiti per andare a visitare la mostra 1915-1918. Ricordi della Grande Guerra, nella Sala Consiliare, del Palazzo Municipale, a San Stino di Livenza
Una volta arrivati il maestro Luigi Perissinotto ci ha accolti e ha iniziato a spiegarci la situazione che c'era, nei nostri territori, al tempo della Prima Guerra Mondiale. 
L'Italia entrò nel conflitto nel 1915 (cento anni fa), vivendo questa guerra come fosse la quarta guerra d'indipendenza, per avere Trento e Trieste.
Il maestro Perissinotto ci ha raccontato la storia del sottotenente Luigi Martina, fratello del parroco di San Stino, che si arruolò a 18 anni e morì a soli 19 anni.
Due anni dopo l’inizio della guerra, il 24 ottobre 1917, nella 12° battaglia dell'Isonzo, ci fu la disfatta di Caporetto. Gli Italiani furono costretti a ritirarsi fino ai tre fiumi: il Tagliamento, la Livenza e il Piave. 
L'esercito italiano si spostò sul Tagliamento, dove fece saltare i ponti, per ritardare l’avanzata nemica, e i campanili, che potevano essere dei punti di vedetta.
Intanto i nemici avanzavano e il 6 novembre arrivarono a San Stino di Livenza.
Gli Austriaci rimasero a San Stino a lungo. Durante questo periodo vi furono bombardamenti tra loro e gli Italiani, che si trovavano sull'altra sponda della Livenza.
Superato il fiume si fermarono sul Piave, dove vi fu la battaglia decisiva. 
L’ultima battaglia avvenne a Vittorio Veneto, il 4 novembre 1918: gli Austriaci vennero definitivamente sconfitti e Trento e Trieste diventarono italiani. 
Il Piave da allora è diventato “Fiume sacro alla Patria”.
Per quanto riguarda La Salute, il maestro Perissinotto ci ha parlato anche di Romiati, che ha bonificato il nostro territorio, e del soldato De Carli.
Secondo noi è stata una mostra interessante, per le foto e gli oggetti esposti, ma soprattutto per i racconti del maestro Perissinotto.

Alessia Ruggiero IIIA e Alessia Marino IIIB

On the road


Ottobre: "All the world's futures" alla Biennale di Venezia
Martedì 20 ottobre, noi ragazzi di terza, siamo andati a visitare la Biennale di arte contemporanea "All the world's futures" a Venezia. L'autobus ci ha portati fino al Tronchetto, dove abbiamo preso il vaporetto per i Giardini di Sant'Elena.
Mentre la professoressa prendeva i biglietti, abbiamo fatto merenda e giocato con i piccioni.
Alle 10.00 siamo entrati ai Giardini e abbiamo conosciuto la nostra guida: Alessia.
Il primo padiglione che abbiamo visitato è stato quello centrale.
All'entrata del padiglione, sulla facciata di epoca fascista, sporgevano dei grandi e pesanti teli neri, che lasciavano intravedere la facciata originale del padiglione.
La prima opera che abbiamo visto è stato il muro occidentale di Fabio Mauri: un muro costruito con delle valigie di ebrei deportati, recuperate alla stazione di Milano. Da una parte il muro era piatto e dall'altro si notava la diversa profondità delle valigie: il nazismo "aveva uniformato" gli ebrei, mentre erano tutti persone diverse. Le valigie erano "povere" e questo ci ha fatto venire in mente l'attualità dell'immigrazione in Italia.
Poi abbiamo visto altre opere e siamo anche passati per un'arena, dove tutti i giorni si recitava qualcosa di diverso. Quel giorno un uomo e una donna stavano leggendo a turno Il Capitale di Marx.
La guida ci ha poi divisi in quattro gruppi.
Ogni gruppo doveva andare in un padiglione che gli era stato assegnato e cercare di rispondere alle domande che erano state poste da Alessia.
I nostri padiglioni erano quello della Corea, dell'Australia, della Francia e dell'Olanda.
Alla fine ogni gruppo ha fatto la guida, agli altri, nel "proprio" padiglione.
Quello dell'Australia aveva come titolo "The wrong way time". In questo padiglione ci hanno colpito delle sculture di pane sopra a degli atlanti aperti: sulla carta geografica del Mediterraneo, ad esempio, c'erano barche rovesciate, con i migranti in mare.
Nel padiglione della Corea proiettavano il video di una giornata-tipo di una ragazza che viveva in un mondo futuro, distrutto dall'inquinamento.
I padiglioni della Francia e dell'Olanda si concentravano sulla natura.
Poi abbiamo visitato in autonomia gli altri padiglioni.
Quello che è piaciuto a tutti è stato quello del Giappone: la stanza era attraversata da tantissimi fili rossi intrecciati, con una miriade di chiavi appese, che rappresentavano il ricordo, la memoria.
Alle 13.30 siamo andati all'Arsenale, l'altra sede espositiva della Biennale. Anche lì abbiamo visto un sacco di opere di diverso tipo. A conclusione della visita c'erano due grandissime fenici galleggianti realizzate da un artista cinese, con pezzi di macchine da lavoro, per denunciare le disumane condizioni di produzione dell'industria nel suo paese.
A termine della visita guidata abbiamo fatto un laboratorio, utilizzando un programma di foto-ritocco: a gruppi, abbiamo modificato un paesaggio reale, in base al nostro gusto, immaginandolo nel futuro.

Enrico Valente, Marco Ridolfo, Kledi Catto, Claudio Timis (IIIB)



Bestiario

Ispirato ai bestiari medievali e al libro Mondo Babonzo di Altan, Benni e Perotti, ecco il museo delle creature immaginarie dei ragazzi di IA


LO SQUALO TERRESTRE
Questo squalo assai vorace
beve solo succo ace,
mangia proprio tutto
ma preferisce prosciutto.
Quando fa una puzzetta
lui di solito balbetta,
poi accende i propulsori
e romba via tra gran rumori!
Selena Boeron, Buoso Giulia, Zago Alessia



LO SCIENZIACAT
Cinque anni fa, lo scienziato Jerry Scotti fece una ricerca su questi buffi animali e scoprì che in realtà sono nati dalla fusione tra un ghiacciolo e un gatto.
Gli scienziacat volano quando sono felici, e per renderli tali basta strofinare la conchiglia che hanno sul mantello.
Le loro braccia sono fatte con dei bastoncini dei ghiaccioli e i loro capelli sono morbido cotone.
Un giorno Miki, lo scienziacat di Jerry, fece una cosa molto curiosa: cominciò a gridare a più non posso. Jerry cominciò ad agitarsi e a pensare a come risolvere il problema. Distrutto dal frastuono chiamò l'199; quando raccontò tutto, la persona al telefono scoppiò a ridere: lo scienziacat aveva solo fame!
Lazzarin Sabrina, Botosso Chiara, Musat Sorin


 IL GALLO PARTY
Questo gallo ha tre teste e tre occhi. E' coperto di foglie, ha un ciuffo ad antenna e quando vola inizia a cantare. La sua coda è aerodinamica. Quando atterra da un volo si trasforma in una giostra.
Lobont Alexandra, Giacomo Giro



IL BRUCO FUMATORE
Ha un corpo lungo, la faccia da alieno, con un naso appuntito, gli occhi bianchi, la bocca tonda ed è senza orecchie. Il colore usuale del bruco è rosa, ma quando fuma troppo diventa marrone.
Daniele Zanutto, Nicoleta Zlotea, Alessandro Celeghin



L'ARCOPECORBOT
La sua testa è tonda e carina, il suo pelo caldo e morbido, sembra zucchero filato, le sue zampe sono arcobalenate. Il suo verso è "beeegniii".
Anche se questa specie non è mai esistita, si sta per estinguere. I primi esemplari di arcopecorbot sono nati con l'uomo, per sprigionare armonia e arcobaleni. Gli uomini però sono diventati daltonici a furia di vedere tutti quegli arcobaleni e così hanno ucciso quasi tutti gli arcopecorbot.
Come dice il nome Arco sta per arcobaleno, Per per pecora e Bot per robot. Anche se a prima vista non ha molto di robotico, a parte la faccia metallica, ha delle orecchie che sono delle antenne paraboliche, tanto che in sua presenza qualunque televisiore funziona a meraviglia.
Quando fa il suo verso, alla fine del temporale, dalla sua bocca escono dei begli arcobaleni.
Chiara Marsonetto, Paula Linga


IL GALLETTO SUPERPETO
Il galletto superpeto si sposta, trombettando, dal posteriore e facendo tanta ma tanta puzza. Ha le gambe e il becco blu. Quando mangia comincia subito a "spostarsi", e si sposta in modo direttamente proporzionale alle calorie del cibo: se mangia pasta si sposta di un metro, se mangia un hamburger di 5 metri...
Salgarella Lorenzo, Ramon Sofia






LA TARTA MINA
La Tarta Mina è la sintesi tra una tartaruga e una mina: se calpestata esplode.
Prima che nascessero le bombe, venivano addestrate e usate queste tartarughe nelle guerre. Erano poco affidabili però. A volte infatti esplodevano al momento sbagliato, semplicemente perché si mettevano a pancia in alto per grattarsi il carapace.
Alessandroenrico Tobia Slepoi, Matteo Ruggiero

Impara l'arte


I MOSTRI DI HALLOWEEN
Per il giorno di Halloween la professoressa Penso ci ha fatto disegnare dei mostri, per poi appenderli sul muro del corridoio all'ingresso della scuola.
Per realizzarli abbiamo usato: una matita, una gomma, un carboncino nero (o un gesso, sempre nero), la lacca per capelli e un cartoncino nero.
Per prima cosa abbiamo creato un mostro usando la matita, quando abbiamo finito di disegnare, abbiamo ripassato i contorni con il carboncino nero e poi abbiamo sfumato all'interno e all'esterno, a seconda di come preferivamo. Dopo abbiamo preso la lacca per capelli e l'abbiamo spruzzata sopra per evitare che andasse via il carboncino.
Fatto questo, abbiamo preso un cartoncino nero, poi ci abbiamo messo il disegno sopra, abbiamo preso le misure di due centimetri dal bordo del disegno, per creare la cornice e infine lo abbiamo incollato.
Letizia Dal Tin, Sarah Macchi (IIA)




LE PATERE VENETO-BIZANTINE 
Il termine patera è usato comunemente a Venezia per indicare i rilievi circolari veneto-bizantini  incastrati nelle facciate dei più antichi palazzi veneziani.
Nelle patere sono raffigurati soggetti prevalentemente zoomorfi.
Sono databili dall'inizio dell'XI secolo a tutto il XIII secolo.
Se ne trovano anche alcune del XV secolo.
La maggior parte di queste formelle sono scolpite in marmo greco.
Le patere veneziane sono considerate uno dei più ricchi bestiari scultorei esterni, pervenuti dall'età medioevale.
Esse raffigurano animali che hanno un significato nel contempo buono e malvagio, benevolo e malefico.
Molto diffusa è l' immagine dell' aquila che ghermisce una lepre, perlopiù beccandogli il capo, questa è una simbologia del trionfo della virtù sul vizio.
Noi le abbiamo riprodotte utilizzando diverse tecniche e materiali, tra cui la sabbia.
Aurora Pavan IIA




Libriamoci

Stefano Benni "L'Orlando Furioso d'amore" da "La grammatica di Dio":
l'amore non sente...ragioni
Orlando è un camionista innamorato di Angelica, che un giorno lo lascia con una lettera.
Orlando si infuria e distrugge tutto quello che trova, dalle piante al frigorifero, poi si spoglia completamente e indossa una pelliccia di Angelica.
I vicini di casa e gli amici cercano di consolarlo, ma non ci riescono. Lui tenta persino il suicidio. A quel punto Astolfo, suo grande amico ed ex-camionista, è l'unico che può salvarlo.
Viene così istituito il CARSO: Comitato Amici per Restituire il Senno ad Orlando.
Gli amici si concentrano sulle passioni di Orlando, per salvarlo: i camion, il calcio e i vampiri.
Astolfo porta in giro Orlando, con il suo camion, ma non vedendolo soddisfatto, lo porta in un concessionario a provare il camion più bello del mondo. Orlando sembra felice, ma poi accende la radio e sente la canzone preferita di Angelica "Maledetta Primavera". Neanche il calcio o i vampiri riescono a tirar su di morale Orlando. Gli amici puntano allora sulle donne: convocano le donne più belle e attraenti del mondo, ma nemmeno questo funziona. Per Orlando esiste solo Angelica.
Una notte Astolfo entrando in camera di Orlando, capisce tutto: Orlando poteva stare solo con Angelica, perché essendo mezza sorda, era l'unica che poteva sopportare il suo russare da t-rex.
Astolfo fece conoscere a Orlando Luisa, bella e sorda. Fu subito amore e vissero felici e contenti.
Il testo è, ovviamente, una moderna e breve rielaborazione, in chiave comica, del capolavoro dell'Ariosto l'Orlando Furioso, reso famoso anche dal racconto che ne ha fatto Calvino.

Mattiuzzo Paolo IIIB

Daniel Pennac: Signori bambini
"Signori Bambini" il romanzo dell'autore francese Daniel Pennac è una storia di scuola...
Uno dei protagonisti è il cattivissimo professor Crastaing, un insegnante che ha spaventato generazioni e generazioni di studenti.
Un giorno un irriverente studente di seconda media, Laforgue, disegna una caricatura di Crastaing. Il suo compagno di banco Pritzy gliela ruba, e viene beccato dal professore.
Laforgue confessa la sua colpa e lo stesso fa un ragazzino di nome Kader, che si addossa la colpa solo per farsi degli amici dal momento che è appena immigrato in Francia.
Il professore convoca per l'indomani i genitori dei ragazzi e per punizione gli dà un compito: "Una mattina ti svegli e ti accorgi che, durante la notte, sei stato trasformato in adulto. In preda al panico, ti precipiti in camera dei tuoi genitori. Loro sono stati trasformati in bambini. Racconta il seguito".
Il motto del professor Crastaing da sempre è "immaginazione non significa menzogna" e il giorno dopo, la profezia del tema si avvera: i ragazzi si trasformeranno in adulti e Crastaing in bambino. I quattro ne combineranno di tutti i colori!

Dal Tin Letizia IIA

José Saramago: le intermittenze della morte
Alle ore 00:00, del trentuno dicembre, la città senza nome fu colta da un fatto stranissimo: le persone non morivano più.
Sembrava che la morte fosse sparita dalla faccia della terra.
La regina, sul letto di morte, assistita da tutti i suoi familiari, continuava a posticipare il capolinea della sua vita, e come lei, molti altri. La notizia si diffuse per tutto il paese; passarono i giorni e della morte non c'era ancora traccia. Le pompe funebri e i becchini rimasero disoccupati. Il governo non sapeva come far fronte all'emergenza: ospedali, case di riposo piene e l'idea di un futuro senza risorse per tutti.
Le persone che soffrivano, avrebbero sofferto per l'eternità ed erano stanche di vivere, così i familiari pensarono di portarli oltreconfine, dove la morte colpiva ancora. I paesi confinanti schierano i loro eserciti, ma la gente riuscì comunque a emigrare per morire, attraverso l'intervento di un'organizzazione chiamata maphia.
Un giorno il presidente dei media della città senza nome ricevette una lettera firmata dalla Morte, nella quale la giovane donna diceva che per tutto quel tempo non si era fatta vedere perché tutti la odiavano, ma da quel giorno in poi avrebbe ripreso il suo "lavoro", facendo la gentilezza alle persone di avvisarle per tempo sulla loro ultima ora, attraverso una lettera...un uomo però continuava a reinviare la lettera al mittente...

Mattia Vidali IIIB

Hunger Games: La ragazza di fuoco
Scritto da Suzanne Collins, questo romanzo è la continuazione di Hunger Games.
I protagonisti sono Peeta, un ragazzo scelto per partecipare a un famoso reality show a Panem (una città inventata) e Katniss, una ragazza che partecipa al gioco al posto della sorella per evitarle la morte: vince il gioco chi sopravvive.
Loro sono i vincitori dell'edizione precedente, sono infatti sopravissuti al loro Hunger Games.
Inaspettatamente il Presidente Snow annuncia che tutti i vincitori degli anni precedenti, compresi i due ragazzi, dovranno partecipare di nuovo a questo show.
Questa volta, però, ci dovrà essere solo un vincitore, che sarà anche l'unico a sopravvivere. Katniss cerca di salvare Peeta. Andrà tutto secondo i suoi piani?
Bugoev Anastasia IIA


C'era una volta

Biagio
C'era una pecorella verde di nome Biagio. A lui piaceva tanto dormire sull'erba, ma questo gli comportava un sacco di problemi: il suo padrone non lo vedeva e spesso veniva scambiato per erba, dalle altre pecore, che finivano per brucargli le orecchie e calpestarlo.
Un giorno d'inverno, dopo una nevicata, Biagio si rotolò sulla neve, coprendo così il suo manto, che diventò bianco. Stava proprio mostrando il suo candido pelo alle altre pecore, quando spuntò il sole che sciolse la neve, e Biagio ritornò verde.
Un giorno d'autunno, dopo una fitta pioggia, Biagio si rotolò sul fango, ma quando ritornò a piovere il fango colò e Biagio ritornò verde.
Un giorno di primavera Biagio entrò nella casa del suo pastore e si rotolò sulla cenere del camino, diventando nero. Uscì dalla casa e cominciò a vantarsi, con il resto del gregge, del suo splendido manto nero, quando iniziò a soffiare un forte vento che gli portò via tutta la cenere e Biagio ritornò verde.
La pecorella verde era molto triste: non mangiava e non dormiva più.
Il pastore e sua moglie erano molto preoccupati, così un pomeriggio d'estate, la moglie del pastore disse a Biagio che se lui avesse voluto, lei avrebbe potuto colorarlo con i coloranti per i maglioni, ma né di nero, né di marrone, né di bianco, perché non possedeva quei colori.
Biagio accettò: era diventato una pecorella rosa shocking, ed era molto, ma molto felice di poter dormire tranquillamente sull'erba.
Alexandra Lobont e Alessia Zago (IA)


Esercizi di Stile



Ispirato da idee d'un narratore sul lieto fine di Celati e a Titanic film di James Cameron del 1997, ecco







Un nuovo finale per Titanic: una fiaba d'amore
...Jack e il suo amico hanno vinto due biglietti per salire sul transatlantico Titanic. La nave è divisa in due parti: la seconda classe per gli umili e la prima per i ricchi.
In prima classe ci sono Rose e il suo fidanzato, che litigano spesso.
Una sera Rose esce dalla cabina e incontra Jack sul ponte. Il ragazzo, appena la vede, se ne innamora. I due fanno amicizia.
Il giorno dopo Rose invita Jack a cenare con lei e i suoi amici, in prima classe.
Al fidanzato di Rose Jack non piace.
Jack e Rose, invece, si piacciono e iniziano a vedersi in segreto, ma il fidanzato di Rose li scopre e diventa geloso.
Durante la navigazione il Titanic si schianta contro un iceberg, e l'acqua comincia ad entrare sempre più nella nave. Jack viene trattenuto dal cameriere del fidanzato di Rose, e quest'ultima continua a cercarlo per porsi in salvo insieme a lui. Finalmente lo trova, ammanettato in una cabina, ma nessuno può aiutarla a salvarlo: tutti stanno fuggendo.
Rose prende un'ascia e riesce a liberarlo.
I due innamorati escono dalla cabina. L'acqua è molto fredda e gli arriva fino al collo.
Giunti in superficie si accorgono che le scialuppe di salvataggio non bastano per tutti i passeggeri: alcuni, presi dalla disperazione, si lanciano nell'acqua gelida.
La nave affonda, Jack e Rose galleggiano sul mare aggrappati a un'anta di un armadio, e aspettano speranzosi l'arrivo di una scialuppa.
La scialuppa arriva e salva entrambi.
Dopo un po' di tempo, Jack e Rose, scampati alla morte, possono coronare il loro sogno d'amore: si sposano e hanno una vita felice.




Linga Paula IA








Ispirato dal Diario di Eva di Marc Twain ecco il surreale
Diario di un uomo primitivo in una metropoli
Ventunesimo secolo
Caro diario,
mi ero da poco svegliato da un bel pisolino.
Della mia caverna non c'era più traccia; mi sono ritrovato in un luogo strano pieno di ossa e animali immobilizzati: facili prede, se non fosse stato per l'invisibile campo di forze che mi impediva di raggiungere quei succulenti pezzi di carne.
Uscito da quella specie di cimitero, sono andato in cerca di cibo e dopo ore di ricerche arrivai al cosiddetto "chiosco degli hot dog", cioè dei "cani caldi". Non vedevo l'ora di assaporare dell'ottima carne, ma la bella donna del chiosco mi ha servito del semplice pane con pochissima carne e una dolce sostanza rossa. Mi sono accontentato perché stavo morendo di fame... ma non aveva un gran gusto!
Bob il cavernicolo

Chiara Marsonetto IA

Un racconto fantasy: Il vulcano dorato
Un giorno d'estate, un padre di nome Bisluffolo, partì per un attacco militare, venne ferito e rimase paralizzato. Il figlio, Busy, quando scoprì che il padre era rimasto paralizzato, cercò la cura in un vecchio libro che gli aveva dato il suo trisnonno e trovò come antidoto, alla paralisi del padre, il potere di alcuni diamanti, custoditi in un vulcano dorato. 
Dal vecchio libro cadde una mappa che portava al vulcano.
Lui partì in cerca del vulcano e trovò il percorso, ma non poteva passare per una via a causa degli orchi. Trovò un furetto che lo aiutò a passare. Superato l'ostacolo giunse al vulcano dorato e lo scalò fino alla cima, arrivato, entrò nel vulcano dove trovò un campo di rose nere.
Quelle rose erano "rose della morte", quindi per passare doveva fare molta attenzione.
Trovò un buco e passò molto lentamente, quando riuscì a passare, vide che c'era un drago a salvaguardare i diamanti. Con molta attenzione riuscì a prendere i diamanti senza svegliare il drago, ma appena prese i cinque diamanti, il drago si svegliò e iniziò una guerra fra i due: il drago recuperò i diamanti e si sdraiò su di essi per proteggerli. Busy trovò una pozione magica tra le rose con su scritto “RIMPICCIOLIMENTUS”, la versò sopra il drago,  e quest'ultimo si rimpicciolì. Busy riuscì a portare i diamanti a casa in tempo per salvare suo padre.
Aurora Pavan, Chiara Piovesan, Giovanna Ciobanu, Vittoria Dafne Vian (IIA)

Giochiamo col Mondo


Dall'India: il Carrom



Il Carrom è un gioco da tavolo originario dell' India. Lo scopo del gioco è imbucare le proprie pedine negli angoli colpendole con una pedina apposita (striker). Per giocare a Carrom servono: un tavolo quadrato con 21 pedine ( 9 nere, 9 bianche, 2 striker e una rossa).
Il tavolo ha 2 buche per ogni angolo. Sono disegnate delle figure utili per il gioco, come il cerchio centrale. Il gioco inizia con le pedine bianche e nere più la regina, disposte nel cerchio centrale. I giocatori si siedono uno difronte all'altro, viene sorteggiato il primo giocatore che inizia a spaccare e imbucare le proprie pedine. Il giocatore che viene sorteggiato per primo ha le pedine bianche e l'altro le nere.
Le pedine si colpiscono con lo striker, che viene disposto sulla riga vicino alla propria posizione.
Non ci si può alzare dal tavolo e si possono usare tutte e due le mani. 
La pedina rossa (la regina) può essere imbucata solo dopo aver infilato nel buco una propria pedina. Se per caso non succedesse la regina va riposizionata al centro del tavolo.
La partita viene vinta da colui che imbuca per primo tutte le proprie pedine. Per ogni propria pedina imbucata viene assegnato un punto, così come per ogni pedina avversaria rimanente sul tavolo.
In una partita si può giocare 2 contro 2. Spaccando una volta per ciascuno e sommando i punti. La partita termina quando si raggiungono i 25 punti.

Luna Comin, Tania Saltarel, Clara Caminotto, Alex Biasia, Claudio Timis, Paolo Mattiuzzo, Elia Brichese (IIIB)


Dalla Cina: il Domino




Il Domino è un gioco da tavolo che ha lontane origini cinesi. Intorno al XIII secolo veniva usato come strumento di divinazione. Successivamente fu usato per giocare. Venne introdotto in Italia verso il XVIII secolo e si è poi diffuso negli stati europei. Il suo nome “domino” assume il significato di “padrone”.
REGOLE
Il numero di giocatori si estende da un minimo di due giocatori a un massimo di sei. Il numero ideale di giocatori è da due a quattro. Se le persone che partecipano sono quattro si formano due squadre da due. Nel domino l'elemento fondamentale sono le tessere, che sono suddivise in due sezioni: in ciascuna metà possiamo trovare da zero a sei pallini. 
Si incomincia a posizionare una singola tessera. Il giocatore seguente deve posizionare a sua volta una tessera contenente lo stesso numero di pallini presente nell'ultima sezione della precedente. Per esempio, se l'ultima sezione ha come numero di pallini tre, l' avversario deve posizionare una tessera avente l'ultima sezione uguale (tre pallini). Colui che termina le tessere a sua disposizione, per primo, vince la partita.

...e il Tangram



Il Tangram è un gioco cinese. E' un rompicapo costituito da sette tavolette regolari disposte a forma di quadrato. Il nome cinese significa “le sette pietre della saggezza”. Queste sette pietre sono:
due triangoli rettangoli grandi;
un triangolo medio e due piccoli;
un quadrato;
un parallelogramma.
Lo scopo è di formare una figura realistica senza sovrapporre i vari pezzi. Questo gioco non ha vincitori, perché è un gioco solitario.

Fruttaldo Marella, Ridolfo Marco, Vidali Mattia, Stoppa Nicolò, Catto Kledi, Vidotto Carlo, Xausa Sara (IIIB)


Dal Giappone: il Go




Si tratta del gioco più importante della cultura giapponese.
Esso nasce in Cina con il nome di “Wei-qi”, è stato poi importato in Giappone con il nome di “Go”.
La leggenda vuole che questo gioco fosse stato inventato da un imperatore cinese di nome Yao e venne importato in Giappone da un ambasciatore. Il Go acquistò così tanta fama in Giappone che divenne una materia obbligatoria nelle accademie militari.
È un gioco molto complesso malgrado le sue semplici regole.
Il Go è giocato da due avversari che mettono alternativamente pedine nere e bianche sulla scacchiera dotata di una griglia di 19x19 quadrati.
Lo scopo del gioco è di controllare una zona maggiore di quella dell'avversario. È possibile catturare le pedine circondandole completamente con proprie pietre, in modo che non abbiano intersezioni libere adiacenti.
I giocatori devono cercare di soddisfare le esigenze offensive e difensive.
Il gioco termina quando i giocatori dichiarano di non poter incrementare il proprio territorio o diminuire quello dell'avversario.
Il punteggio finale è uguale al numero di pietre catturate.


Padovese Sofia, Marino Alessia, Valente Laura, Di Tota Sara, Valente Enrico, Lessi Giacomo (IIIB)