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giovedì 23 novembre 2023

23 novembre: Fibonacci Day alla Fogazzaro

Oggi è il Fibonacci Day perchè nel modo di indicare le date all'anglosassone (mettendo prima il mese e poi il giorno) abbiamo i primi numeri (1 1 2 3) della sequenza del celebre matematico.

Leonardo Pisano (cioè da Pisa) era figlio di Guglielmo Bonacci, per questo è conosciuto come  Fibonacci cioè "il figlio di Bonacci". Lui è nato in una famiglia di mercanti alla fine del XII secolo.

Per affari viaggiò molto, in particolare in Africa settentrionale e in Oriente. Incuriosito dalle tecniche matematiche usate dai mercanti arabi, scoprì una grande passione per i numeri e il loro studio.

È stato proprio Fibonacci a portare in Europa il sistema di numerazione arabo (posizionale), basato su dieci cifre (da 1 a 9 più lo zero).

Il suo nome è però legato soprattutto all'omonima successione: una sequenza di numeri interi, molto particolare, perché ciascun numero è la somma dei due numeri precedenti.

Cominciando dal terzo numero dell'immagine

2 è la somma di 1 e 1

3 è la somma dei due numeri che lo precedono nella successione cioè 1 e 2

5 è la somma di 2 + 3 e così via.

Questa regola è importante perché la seguono moltissimi elementi in natura, per esempio, fiori, foglie, conchiglie, pigne... Altri esseri viventi, poi, crescono spontaneamente formando delle spirali secondo delle proporzioni che derivano da questa successione, chiamata anche successione aurea, cioè dorata: è infatti di una bellezza splendente, anzi perfetta.


Per festeggiare Fibonacci, oggi abbiamo dedicato parte della mattinata a un torneo, tra classi, di Valanga di numeri: un gioco matematico, che non prevede solo saper conoscere e riconoscere le proprietà dei numeri, ma mette in moto (nel vero senso della parola) gli studenti a 360°.



Ebbene sì Signori: la matematica è davvero divertente!



martedì 16 febbraio 2016

Grazie ASVO!

Lunedì 1 Febbraio, noi ragazzi di I siamo andati nella palestra della scuola, per fare dei giochi didattici, per imparare a rispettare ulteriormente l'ambiente, con una volontaria dell'ASVO.
Siamo stati divisi in gruppi, ci è stato consegnato un libretto e un cruciverba  da compilare nell'attesa che arrivasse il nostro turno per i giochi
Nel primo gioco ci siamo trovati difronte a un albero che rappresentava le quattro stagioni e avevamo tre minuti per attaccare della frutta e della verdura magnetica in corrispondenza della stagione di maturazione.
Nel secondo gioco, la ricipesca, servendoci di canne da pesca con un gancio sulla punta dovevamo pescare dei rifiuti, e dopo aver raccolto il più possibile in cinque minuti, abbiamo dovuto metterli nel recipiente giusto della differenziata.
Nel terzo gioco dovevamo scegliere una verdura o un frutto esotico, posizionarlo in un planisfero nel paese di provenienza e poi abbiamo fatto una serie di calcoli, con metro e calcolatrice, per capire quanta strada aveva fatto l'ortaggio per arrivare in Italia e quanto inquinamento ha causato questo viaggio.
Una cosa che ci ha molto impressionato e ci ha fatto riflettere sulla necessità di preservare l'ambiente è stata l'immagine dell'isola di plastica nell'Oceano Pacifico.

Giulia Buoso, Alessia Zago, Chiara Bottosso, Nicoleta Zlotea, Selena Boeron, Alessandroenrico Tobia Slepoi  (IA)

Detective in erba

Ecco l'antefatto più attendibile di quelli pervenuti, cioè quello che ha tenuto conto di tutti i dettagli dell'epilogo proposto.


Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, molti nazisti scapparono dall'Europa e molti "cacciatori di nazisti" li cercarono ai quattro angoli della terra: alcuni di loro agivano nel rispetto della legge, riportavano i nazisti in Europa e li facevano processare, altri li uccidevano direttamente. Tra questi il più famoso era soprannominato Anonimo, nessuno conosceva la sua identità, ma tutti sapevano quali erano le sue vittime perché le marchiava con una A sulla fronte, la sua era una vendetta personale. Dopo 3 anni di attività, Anonimo per un mese non fece più vittime, si pensò che fosse morto, invece ritornato dal Sudamerica aveva deciso di stabilirsi a Londra. Lì si era creato un'esistenza assolutamente normale. Lui era un ebreo tedesco ma si era stabilito in Inghilterra per studio prima dello scoppio della guerra. La sua famiglia, invece, era rimasta a Berlino e successivamente venne deportata e sterminata ad Auschwitz.
Un giorno mentre era sulla metropolitana entrò una bella donna bionda, lui ne fu subito sedotto, ma tutto cambiò quando lei si tolse i guanti e vide all'anulare l'anello con il simbolo della famiglia Braun: una delle famiglie che seguirono Hitler dall'inizio alla fine della sua follia, scappando in Messico alla presa di Berlino. Lui aveva ucciso tutta la famiglia, ma Anna la più giovane era riuscita a scappare.
Non appena realizzò che era lei, si alzò e la uccise con un unico colpo di pistola al petto.
Andò alla polizia per costituirsi (lo avevano visto in troppi sul metro!), ma Anonimo aveva conoscenze importanti nell'esercito inglese, nel quale aveva combattuto durante il secondo conflitto mondiale, quindi venne liberato subito: molti dei suoi commilitoni avrebbero fatto lo stesso al suo posto.
Elia Brichese, Alex Biasia, Clara Caminotto, Paolo Mattiuzzo (IIIB)

In realtà questo racconto non corrisponde al vero antefatto che è molto più barocco, leggetelo qui sotto.



Cinquanta anni prima i due si erano sposati, poco dopo lei aveva conosciuto un altro uomo, loro vicino di casa, se ne era innamorata e aveva chiesto al marito il divorzio.

Lui non volle concederglielo. Lei e il suo amante trovarono allora il modo di liberarsi del marito. Inscenarono insieme l'omicidio di lei: lei si tagliò un dito che seppellì nel giardino e sparì dalla circolazione. L'amante, telefonò alla polizia, dicendo si essere un vicino della coppia ed accusando il marito di lei di averla uccisa e tagliata a pezzi, aggiunse di averlo anche visto seppellire alcune parti del suo corpo nel giardino. La polizia trovò il dito tagliato di lei e suo marito finì quindi in carcere per più di quarantanni. Tornato libero, il marito, casualmente, vide salire sulla metropolitana una donna che somigliava a sua moglie, quando la donna si era tolta i guanti, l'aveva riconosciuta ed uccisa per vendetta. Recatosi alla polizia fu rilasciato in quanto , secondo la legge inglese, un uomo non può essere condannato due volte per lo stesso crimine e lui, aveva già scontato moltissimi anni di prigione per l'omicidio della moglie.

lunedì 25 gennaio 2016

Gioca con la tua fantasia e scopri l'enigma



Provate a ricostruire l'antefatto di questa storia e scrivete un piccolo racconto. Poi inviatelo a passaparola.magazine@gmail.com

Scopriremo chi tra gli studenti della scuola si avvicinerà di più al vero antefatto, vincendo il titolo di "detective in erba".

Alcuni anni fa in Inghilterra, un uomo salì sulla metropolitana: dopo alcune fermate salì anche una donna, la quale si sedette e si tolse i guanti. L'uomo si alzò e la uccise. Poi andò alla polizia e fu lasciato libero dopo meno di un'ora.

Volare: il gioco, il viaggio, la guerra

IL GIOCO
Gli aquiloni

Gli aquiloni furono inventati 2800 anni fa in Cina. Le prime descrizioni degli aquiloni, però, furono diffuse, in Occidente, attraverso gli scritti di Marco Polo solo alla fine del XIII secolo, mentre i primi aquiloni provenienti dal Giappone e dalla Malesia furono importati dai marinai nel XVI e XVII secolo. Inizialmente venivano considerati delle vere e proprie curiosità, ma successivamente nel XVIII e XIX secolo, gli aquiloni furono uno strumento per ricerche scientifiche. Benjamin Franklin pubblicò la descrizione di un esperimento per provare che il fulmine è un' espressione di elettricità, facendo volare, durante un temporale, un aquilone, a cui aveva legato una chiave di ferro come conduttore. Gli aquiloni furono usati durante la ricerca e lo sviluppo del progetto, dai fratelli Wright per la costruzione del primo aeroplano alla fine del‘800.


Esistono quattro tipi di aquilone: quello statico, combattente, acrobatico e quello a trazione. 
L'aquilone statico è controllato da un unico cavo che lo fa rimanere in aria. L'aquilone combattente è controllato da un unico cavo, ma grazie alle sue particolari caratteristiche può passare da una posizione stabile a una instabile (quando viene allentata la tensione del filo). Quando si trova in una posizione instabile l'aquilone tende a fare dei giri su se stesso. 
La persona che guida l'aquilone combattente può fargli compiere dei movimenti alternando la spinta sul cavo di ritenuta, ottenendo quindi delle acrobazie che possono essere giri su se stesso, picchiate, cabrate, volo orizzontale e volo obliquo. 
L'aquilone acrobatico può essere controllato da due a quattro cavi e può eseguire acrobazie nel cielo. 
Nelle gare i partecipanti devono sostenere 3 diverse prove:
le figure di precisione, rappresentazioni nel cielo di figure obbligatorie riportate su un foglio;
la parte di free-style, praticamente una sessione di volo libero;
il balletto, esecuzione di acrobazie a tempo di musica.
Le gare possono essere eseguite individualmente, in coppia o in squadra. L'aquilonismo acrobatico è molto praticato in Francia, negli USA, in Canada, UK , in Germania, nei Paesi Bassi, in Svizzera e in Italia.

Elisa Brollo (IIIA)


La Mongolfiera

Il primo tentativo di volo con una Mongolfiera fu realizzato il 19 settembre 1783 dai fratelli Francesi Mongolfier  (da qui il nome Mongolfiera). I fratelli  usarono come passeggeri per il volo una pecora, un gallo e un'anitra, riuscirono a volare dentro un cesto legato ad un pallone con aria calda all'interno per tre chilometri circa.

 Ma il primo volo in Mongolfiera della storia con persone a bordo fu fatto a Parigi il 21 novembre 1783 da  Jean-Francois in compagnia del Marchese d'Arlandes.
 I fratelli Mongolfier ritenevano che a fare volare  la Mongolfiera  non fosse l'aria calda all'interno del “pallone” ma bensì un particolare gas che venne chiamato il “gas Mongolfier”.

Il merito di comprendere che la Mongolfiera volava semplicemente grazie all'aria calda va riconosciuta allo scienziato Italiano Alessandro Volta. Attualmente le Mongolfiere in Europa sono fabbricate in due sole fabbriche, uno è a Barcellona ed il secondo in Inghilterra.

L'obbiettivo di ottenere una massa di gas più leggera dell'atmosfera circostante può essere ottenuto con strategie differenti; può infatti venire utilizzata aria riscaldata o gas più leggeri dell'aria o entrambi. 
I gas che possono essere usati sono elio, idrogeno, ammoniaca [molto raramente perché tossica]

Con un  m3 di gas si può sollevare  kg 1. 


Filippo Cicuto IIB


IL VIAGGIO, LA GUERRA

L'aeroplano (anche aereo) è un aeromobile dotato di ali rigide, piane e solitamente fisse che sospinto da uno o più motori, è in grado di decollare e atterrare su piste rigide e volare nell'atmosfera terrestre sotto il controllo di un pilota.
L'aeroplano è utilizzato, nelle sue svariate forme, dimensioni e configurazioni, come mezzo di trasporto di persone, di merci e come strumento militare.
Il Flyer, il primo aeroplano propriamente detto, vide la luce nel 1903, quando i fratelli Wright riuscirono a far spiccare il volo ad una sorta di aliante. 
Il primo aereo italiano fu costruito da Aristide Faccioli nel 1908.


Inizialmente l'aereo fu considerato una semplice curiosità per appassionati, ma a poco a poco si iniziò a riconoscerne le capacità e nacquero i primi modelli capaci di prestazioni di volta in volta ritenute impossibili sino a poco tempo prima: sorvolare le Alpi, volare sopra il canale della Manica, o semplicemente, raggiungere altezze e velocità sempre più elevate.

L'avvio di uno sviluppo più scientifico avvenne in concomitanza con la prima guerra mondiale. Fino ad allora gli Stati si erano relativamente disinteressati alle potenzialità del nuovo mezzo ma la guerra innescò l'interesse di questi ultimi nel campo aeronautico.
Tra il 1914 e il 1918 nacquero moltissimi modelli biplani destinati inizialmente a compiti di ricognizione.
Alla fine della prima guerra mondiale, l'aeroplano uscì notevolmente migliorato.
Dagli anni Venti si iniziò a guardare al velivolo come un pacifico mezzo di trasporto. 
Nacquero così le prime compagnie aeree.
La pacifica evoluzione dell'aeroplano subì una nuova accelerazione con i nuovi venti di guerra che spiravano sul mondo alla metà degli anni Trenta. 
Allo scoppio della seconda guerra mondiale tutte le potenze, partecipanti al conflitto, erano dotate di una moderna aeronautica da caccia e da bombardamento.

Un Boeing B-17 Flying Fortress

I bombardamenti strategici furono una costante della guerra.
Gli Alleati costruirono bombardieri con 4 motori e con grande capacità di carico: il più famoso fu il B-17.
Sempre durante la seconda guerra mondiale, in Inghilterra nacque  il radar, che velocemente venne esportato negli Stati Uniti e adottato anche in Germania. Era l'unico modo per prevedere con un certo anticipo un attacco aereo nemico e permettere ai propri caccia di decollare in tempo. Dapprima solo in postazioni terrestri, poi anche montato su aerei.
A fianco dell'Aeronautica si svilupparono anche accorgimenti a terra per limitare i danni degli attacchi aerei: i bunker e i cannoni antiaerei.


Simone Saltarel  (IIB)

mercoledì 20 gennaio 2016

I tarocchi raccontano







Il principe Giovanni stava attraversando la foresta, ormai da parecchi giorni, senza imbattersi in nessuna avventura, quando all'orizzonte scorse un castello.
Lo raggiunse, ci entrò e nella sala da pranzo trovò dame e cavalieri che mangiavano in silenzio, a capo chino; si sentivano solo i rumori della masticazione "gnam, gnam" e della deglutizione "glu, glu".






Provando a salutare i commensali si accorse che era diventato muto, così come tutti gli altri nella stanza. 
Giovanni batté la mano sul tavolo per attirare l'attenzione e salutò con la mano.
Tutti lo salutarono e gli offrirono  pane e vino, ma lui rifiutò.
Prese un sasso appuntito nel cortile del castello, ritornò nella sala da pranzo e cominciò a disegnare per terra, graffiando il pavimento. Raccontò così le mille avventure della sua vita: gli scontri con la morte, il diavolo, i mostri... Tutti rimasero stupiti dalla grandezza di quell'eroe.









Ad un certo punto  Giovanni smise di disegnare e iniziò a scrivere: propose loro di recarsi dallo stregone Biridatao, per chiedergli di restituirgli la voce con una pozione.

Dame e cavalieri accettarono, annuendo.





Trascorsero la notte al castello e la mattina dopo quando il gallo cantò , si alzarono e partirono.
Al tramonto arrivarono nella caverna di Biridatao; ci entrò solo Giovanni, perché gli altri avevano una grande paura dello stregone.
Biridatao sapeva già tutto e aveva già preparato la pozione. Senza che Giovanni chiedesse nulla, lo stregone gli porse una fiala dicendo "ti darò la pozione che cerchi per 400 monete d'oro".
Il principe ne aveva solo 200, ma essendo un periodo di crisi economica, Biridatao accettò comunque.
Tutti bevvero la pozione che li resi immuni dall'incantesimo della foresta taciturna.

Alessia Zago IA

domenica 6 dicembre 2015

Passatempi e sport d'Europa

Dalla Francia
La Pétanque 
La Pétanque è uno sport, popolare francese, simile alle bocce. L'obiettivo del gioco è quello di segnare dei punti, piazzando la propria boccia più vicino al pallino, rispetto a quella dell'avversario.
Il gioco può essere praticato su qualsiasi terreno e in squadra.
A terra viene tracciato un cerchio (con un diametro tra i 35 e i 50 cm), all'interno del quale il giocatore deve lanciare le sue bocce.
La partita è vinta dalla squadra che fa per prima 13 punti.
La prima partita ufficiale ebbe luogo nel 1907, in Provenza.
Bugoev Anastasia, Bonato Giorgia, Liberale Mattia, Ripa Francesco (IIA)

Le Savate
Le Savate è uno sport tipico francese, conosciuto anche con il nome di boxe francese. Nasce  come tecnica di difesa personale, oggi è considerata un'arte marziale.
Questo sport è nato nel porto di Marsiglia, nella seconda metà dell'XVIII secolo, grazie ai marinai che importarono dall'Oriente delle mosse di arti marziali.
Il francese il termine savate significa ciabatta e e si riferisce alle "ciabatte" che i marinai francesi indossavano alla nascita di questo sport. Ancor oggi nel savate si devono usare scarpe senza tacco, con suola e punta rinforzate.
I colpi vengono sferrati con il collo e la punta del piede, con il tallone e con le mani. I colpi di braccia, però, valgono meno, nel punteggio.
Si può colpire l'avversario ovunque tranne che sulla nuca e sotto la cintura. Un arbitro attribuisce la validità dei punti.
I tiratori di savate sono equipaggiati con caschi, paradenti, guantoni, conchiglia e para-tibie.
Matteo Sammartino, Finotto Marco, Turchetto Davide, Roman Jacopo (IIA)

Dai Paesi Baschi

La Pelota Basca 
La Pelota è lo sport più diffuso nei Paesi Baschi. Questo gioco è nato nel XV secolo e deriva dalla Pallacorda.
Si gioca in due squadre, su un campo di cemento, lanciando la pelota (la palla) contro una parete, chiamata frontón .
Ne esistono diverse varianti in base a come viene lanciata la palla: a mano nuda, con la xare (un tipo di racchetta fatta a cucchiaio), con la chistera (una cesta di vimini a forma affusolata), con la pala (una racchetta fatta in legno).
I giocatori devono lanciare la pelota,  prima o dopo che ha toccato terra, contro il muro. Si fa punto quando il giocatore avversario perde il controllo della pelota.
Sarah Macchi, Elisa Ricca, Chiara Piovesan, Letizia Dal Tin (IIA)

Dal Portogallo

Jogo do Mahla è di origine portoghese e consiste nel gettare dischi metallici nella direzione di un perno, che è a pochi metri di distanza. Risale al 1500 e nella versione originale veniva praticato lanciando ferri di cavallo intorno ad un bastone.


Il Jogo do Pau (gioco del bastone) è un'arte marziale che si pratica con un bastone. Le sue origini sono medievali. Nasce come autodifesa, ma poi è diventata una competizione per la conquista di una dama.
Bugoev Anastasia, Bonato Giorgia, Liberale Mattia, Ripa Francesco (IIA)

mercoledì 18 novembre 2015

Giochiamo col Mondo


Dall'India: il Carrom



Il Carrom è un gioco da tavolo originario dell' India. Lo scopo del gioco è imbucare le proprie pedine negli angoli colpendole con una pedina apposita (striker). Per giocare a Carrom servono: un tavolo quadrato con 21 pedine ( 9 nere, 9 bianche, 2 striker e una rossa).
Il tavolo ha 2 buche per ogni angolo. Sono disegnate delle figure utili per il gioco, come il cerchio centrale. Il gioco inizia con le pedine bianche e nere più la regina, disposte nel cerchio centrale. I giocatori si siedono uno difronte all'altro, viene sorteggiato il primo giocatore che inizia a spaccare e imbucare le proprie pedine. Il giocatore che viene sorteggiato per primo ha le pedine bianche e l'altro le nere.
Le pedine si colpiscono con lo striker, che viene disposto sulla riga vicino alla propria posizione.
Non ci si può alzare dal tavolo e si possono usare tutte e due le mani. 
La pedina rossa (la regina) può essere imbucata solo dopo aver infilato nel buco una propria pedina. Se per caso non succedesse la regina va riposizionata al centro del tavolo.
La partita viene vinta da colui che imbuca per primo tutte le proprie pedine. Per ogni propria pedina imbucata viene assegnato un punto, così come per ogni pedina avversaria rimanente sul tavolo.
In una partita si può giocare 2 contro 2. Spaccando una volta per ciascuno e sommando i punti. La partita termina quando si raggiungono i 25 punti.

Luna Comin, Tania Saltarel, Clara Caminotto, Alex Biasia, Claudio Timis, Paolo Mattiuzzo, Elia Brichese (IIIB)


Dalla Cina: il Domino




Il Domino è un gioco da tavolo che ha lontane origini cinesi. Intorno al XIII secolo veniva usato come strumento di divinazione. Successivamente fu usato per giocare. Venne introdotto in Italia verso il XVIII secolo e si è poi diffuso negli stati europei. Il suo nome “domino” assume il significato di “padrone”.
REGOLE
Il numero di giocatori si estende da un minimo di due giocatori a un massimo di sei. Il numero ideale di giocatori è da due a quattro. Se le persone che partecipano sono quattro si formano due squadre da due. Nel domino l'elemento fondamentale sono le tessere, che sono suddivise in due sezioni: in ciascuna metà possiamo trovare da zero a sei pallini. 
Si incomincia a posizionare una singola tessera. Il giocatore seguente deve posizionare a sua volta una tessera contenente lo stesso numero di pallini presente nell'ultima sezione della precedente. Per esempio, se l'ultima sezione ha come numero di pallini tre, l' avversario deve posizionare una tessera avente l'ultima sezione uguale (tre pallini). Colui che termina le tessere a sua disposizione, per primo, vince la partita.

...e il Tangram



Il Tangram è un gioco cinese. E' un rompicapo costituito da sette tavolette regolari disposte a forma di quadrato. Il nome cinese significa “le sette pietre della saggezza”. Queste sette pietre sono:
due triangoli rettangoli grandi;
un triangolo medio e due piccoli;
un quadrato;
un parallelogramma.
Lo scopo è di formare una figura realistica senza sovrapporre i vari pezzi. Questo gioco non ha vincitori, perché è un gioco solitario.

Fruttaldo Marella, Ridolfo Marco, Vidali Mattia, Stoppa Nicolò, Catto Kledi, Vidotto Carlo, Xausa Sara (IIIB)


Dal Giappone: il Go




Si tratta del gioco più importante della cultura giapponese.
Esso nasce in Cina con il nome di “Wei-qi”, è stato poi importato in Giappone con il nome di “Go”.
La leggenda vuole che questo gioco fosse stato inventato da un imperatore cinese di nome Yao e venne importato in Giappone da un ambasciatore. Il Go acquistò così tanta fama in Giappone che divenne una materia obbligatoria nelle accademie militari.
È un gioco molto complesso malgrado le sue semplici regole.
Il Go è giocato da due avversari che mettono alternativamente pedine nere e bianche sulla scacchiera dotata di una griglia di 19x19 quadrati.
Lo scopo del gioco è di controllare una zona maggiore di quella dell'avversario. È possibile catturare le pedine circondandole completamente con proprie pietre, in modo che non abbiano intersezioni libere adiacenti.
I giocatori devono cercare di soddisfare le esigenze offensive e difensive.
Il gioco termina quando i giocatori dichiarano di non poter incrementare il proprio territorio o diminuire quello dell'avversario.
Il punteggio finale è uguale al numero di pietre catturate.


Padovese Sofia, Marino Alessia, Valente Laura, Di Tota Sara, Valente Enrico, Lessi Giacomo (IIIB)