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giovedì 2 maggio 2019

Quando i miei nonni erano giovani...

Ciao, io sono Valentina. Sono nata il 19 ottobre 2006. I miei nonni, Caterina e Giancarlo, hanno rispettivamente 82 e 84 anni: mia nonna è nata il 30 gennaio 1937 e mio nonno è nato il 27 dicembre 1934.
Per una ricerca scolastica ho deciso, sulla scia dei loro racconti,  di fargli l’intervista che segue.
Questa intervista mi ha permesso di conoscere un po’ di più il loro passato e di capire quanto fosse dura la vita quando loro erano giovani.

*monega

Valentina: Quando eravate piccoli dove abitavate?
Caterina: Io abitavo a Villanova di Motta di Livenza, poi a tre anni sono andata ad abitare a Sant’Anastasio di Cessalto. In casa c’eravamo io, mio papà, mia mamma e mia sorella.
Giancarlo: Abitavo a Ca’ Cottoni con altre ventiquattro persone. Eravamo otto figli: tre femmine, cinque maschi. Abitavamo con due fratelli di mio papà; un di loro aveva nove figli: sette femmine e due maschi.

Valentina: Da piccoli cosa facevate?
Caterina: Cucivo. A 6 anni mia mamma mi ha insegnato a cucire. A 10 anni una signora si complimentò con me per la mia bravura…
Giancarlo: A 8 anni andavo già ad arare la terra con i buoi. Da adulto mi alzavo a mezzanotte per andare a lavorare la terra…avevamo 24 ettari. Andavamo ad arare con sei buoi messi a coppie. I buoi, che avevano tutti un nome proprio, erano così tanto addestrati che gli davamo indicazioni come “gira a destra” o “ gira a sinistra” e loro eseguivano.

Valentina: E nel tempo libero?
Giancarlo: Giocavamo a nascondino e a “vivi e morti”: si mettevano in piedi delle pietre e con un sasso le si colpiva, le pietre che cadevano erano “i morti”, quelle che rimanevano in piedi “i vivi”. Oppure si giocava con modellini di legno, di ferro o a calcio con un pallone fatto di carta e stracci.

Valentina: Come affrontavate l’inverno senza il riscaldamento?
Giancarlo: Per riscaldarci andavamo in stalla, ci riscaldava il calore delle mucche. In stalla c’erano una trentina di bestie: mucche, buoi e vitelli. Si utilizzava anche la “monega”*.
Caterina: Dal momento che non avevo bestiame, a casa mia ci si scaldava con la stufa a legna, oppure andavo dalle famiglie che avevano il bestiame… anche per passare un po’ il tempo insieme. Mia mamma scaldava il letto, con la “monega”, oppure metteva un mattone, prima messo nella stufa, e poi avvolto in alcune maglie vecchie.

Valentina: E come facevate per avere la luce?
Caterina: Si utilizzava il “carburo” (lampada ad acetilene) e l’olio.

Valentina: Come facevate senza servizi igienici?
Giancarlo: Si faceva “tutto” per terra. Fuori casa c’era un buco, circondato da un muro di canne e per pulirci usavamo l’erba e  “i scartossi” (foglie secche) delle pannocchie.

Valentina: Come facevate per avere l’acqua?
Caterina: Andavo a prendere l’acqua al pozzo e se ci si doveva fare il bagno in quella stessa acqua ci si lavava in tre.
Giancarlo: In estate si andava a lavarsi nel canale. D’inverno avevamo una pompa, ma non era solo per noi, serviva anche per dare da bere al bestiame.

Valentina: Dove facevate la spesa?
Caterina: Andavamo in un piccolo negozio detto “casoin”, dove trovavamo di tutto.
Giancarlo: …per comprare le sigarette rubavo le uova di gallina: tre uova per tre sigarette.

Valentina: Cosa vi ricordate della fine della Seconda Guerra Mondiale?
Giancarlo: Avevo 11 anni. Ricordo che il cognato di mia sorella è stato torturato dai tedeschi (gli hanno tolto le unghie), poi lo hanno legato e buttato nel fiume, perché i tedeschi pensavano che lui fosse un partigiano.
Caterina: Avevo 8 anni, per andare a scuola, dovevo fare 4 km a piedi, attraversando i fossi… se quando arrivavamo avevamo le mani sporche la maestra ci picchiava le mani con una bacchetta. Sentivamo e vedevamo i bombardamenti e spesso succedeva che di notte i tedeschi o i partigiani chiedessero da mangiare. Mia mamma gli faceva la polenta.

Valentina: Come vi siete conosciuti?
Caterina: Ci siamo conosciuti perché Giancarlo è venuto a casa mia a fare dei lavori (faceva anche il muratore). Siamo stati fidanzati tre mesi e subito dopo ci siamo sposati.
Giancarlo:…ma non perché Caterina fosse incinta. Io avevo 40 anni e Caterina 37.

Intervista di Valentina Gaetani IIAL

lavoro ispirato dal testo "Se magnea tuti da na padea - Mangiavamo tutti da un'unica pentola : storie di vita contadina tra le foci di Piave e Livenza intorno alla metà del Novecento" di Andreetta Dino



* Ingombrante oggetto in legno di forma ellittica utilizzato per riscaldare il letto; entro un telaio esteso da archi atti a tenere sollevate le lenzuola si trova una base di metallo, sulla quale si poggia un contenitore per le braci opportunamente prelevate dalla stufa.

mercoledì 3 aprile 2019

Emozioni: cotta e decotta


Caro lettore,
ci rivediamo di nuovo, eh? Sì, è vero, ti ho trascurato per un bel po' però da oggi ti scriverò più volte in vista degli esami.
Oggi non ti racconterò della mia più grande nostalgia o di un'avventura emozionante che mi è capitata: oggi ti racconterò (oh, non ci posso credere che lo sto per dire veramente) della mia prima cotta adolescenziale. Ti ho sorpreso eh? Beh, neanche io me lo sarei mai aspettata, soprattutto da me: ormoni, mi avete fatto proprio un brutto scherzo! Va beh, incominciamo.
Il momento in cui è avvenuto il fatidico bagliore (ma che bagliore! La luce di un faro!) è stato quando abbiamo fatto il concerto del coro in I media: non so come, non so cosa, non so perché ma puff! Il mio cuore ha incominciato a correre come un cavallo impazzito e sentivo la faccia surriscaldarsi: stavo arrossendo, già mi vedevo. Lui stava salendo le scale per accedere al palco del teatro con molta difficoltà in quanto si era appena operato a un ginocchio e lì è scattata la scintilla, si è acceso il fiammifero, si è appiccato l'incendio: lì il mio cervello ha fatto un passo falso. Comunque per il resto della sera l'ho aiutato e poi, durante l'estate, gli mandavo dei messaggi per chiedergli come andava. Non facevo altro che pensare a lui (bleh), ma immagino che questo accada a tutte (e a tutti).
Ma chi è questo ragazzo? Non ti preoccupare, dopo questa descrizione capirai subito, ma non rivelerò il suo nome: motivi di Privacy.
Una lunga coda di capelli lunghi e ben curati si appoggiava delicatamente sulla sua schiena; aveva degli occhi scuri e profondi e un corpo da rugbista. Basta, hai già capito chi è, non continuerò soltanto per mettermi in ulteriore ridicolo. Guarda! La mia dignità has left the game! Comunque, ai tempi, mi sembrava un modello ammaliante e super-bellissimo, anche se con lui non ci si poteva intendere: in I mi stava molto (molto, molto, molto, troppo) antipatico, non faceva altro che prendermi in giro e cercava spesso di mettermi sotto cattiva luce, invitando anche altre persone a chiamarmi con il soprannome che aveva inventato per me, ovvero “Smolliccio”. Ma la cosa peggiore era che lo incontravo dappertutto e lui mi accusava di seguirlo: assurdo! In II comunque il nostro rapporto era nel limbo: non eravamo stra-amici ma nemmeno ci odiavamo a morte.
Dopo un po' di tempo che mi piaceva mi sono abituata e sembrava tutto ok, finché quel fatidico venerdì di marzo una mia compagna di classe rivelò a tutti la mia cotta: lo urlò proprio ai quattro venti e ovviamente un altro che ne era molto amico glielo ha urlato direttamente in faccia, così, tanto per essermi d'aiuto. Non riuscivo a crederci: per il resto della giornata l'ho interrogato su quello che era successo, sulla sua reazione, credevo in una cosa che non si sarebbe mai avverata. Ah, la gioventù...
Mentre uscivamo da scuola, il mio compagno di classe è andato a chiedergli se io gli piacevo ma quando è ritornato mi ha detto le seguenti parole: “Selma, ti ha bidonato: ha detto che sei brutta come la fame”. Ero incredula (aspetta, aspetta, adesso arrivano i sentimenti), allibita, sconcertata: sentivo le lacrime pizzicarmi gli occhi ma cosa potevo fare? Mettermi a piangere in mezzo al cortile? No, signora, no! Continuavo a rimuginare su queste parole, provavo un misto di rabbia, tristezza e vergogna: vergogna perché mi ero fatta trasportare da fantasie e sentimenti inutili e superficiali a dispetto di una semplice simpatia.
Comunque, alla fine, non abbiamo mai affrontato questo argomento e ne sono felice. Spero vivamente che questa esperienza non si ripeta più: innamorarsi ti dà soltanto false aspettative, soprattutto a questa età dove non riusciamo a capire cosa sia veramente questo sentimento che chiamiamo amore. Comunque tu fai quello che vuoi: questi sono soltanto miei pensieri.
Selma

Selma Matilde Ahmed III C

sabato 26 maggio 2018

Le nostre scelte e i nostri consigli di lettura dalla Mostra del Libro di La Salute


La fabbrica di cioccolato è fra i più famosi libri per ragazzi scritti da Roald Dahl. Il racconto è ispirato alla giovinezza di Dahl: quando frequentava la Repton School, la famosa ditta produttrice di cioccolato Cadbury spediva ai collegiali delle scatole piene di nuovi tipi di dolci e un foglietto per votare. I dolci preferiti venivano quindi immessi nel mercato.


Anna non è mai stata la prima della classe. Inoltre lei odia le prime della classe, odia anche le madri che si impicciano negli affari delle figlie, l'ortografia, Barbie, le riunioni di famiglia del sabato, uscire in cortile d'inverno, pulire la sua camera ecc. ecc. Per Anna niente potrebbe essere più noioso di essere come tutti gli altri in un mondo perfetto. La sua ricetta per divertirsi è seguire i suoi desideri, tutti i sui desideri ed essere diversa dagli altri. Nel suo diario ci sono segreti consigli e trucchi per esser una vera peste e per entrare a far parte della compagnia delle pesti.


Il pozzo e il pendolo (The Pit and the Pendulum) è un racconto breve scritto da Edgar Allan Poe e pubblicato per la prima volta nel 1842. La storia ha un notevole effetto nell'ispirare paura nel lettore, a causa della particolare attenzione dedicata alle percezioni sensoriali, come il suono, che ne enfatizzano il realismo. Ciò rappresenta un elemento di discontinuità con le altre storie di Poe, che spesso fanno uso di elementi soprannaturali.


Romeo e Giulietta (The Most Excellent and Lamentable Tragedy of Romeo and Juliet – La tragedia eccellentissima e lamentevolissima di Romeo e Giulietta) è una tragedia di William Shakespeare composta tra il 1594 e il 1596, tra le più famose e rappresentate, nonché una delle storie d'amore più popolari del mondo.



Germania, 1972. Alex Ostermann vive con la sua famiglia a Berlino Est. I genitori hanno credenziali irreprensibili per il regime, ma lui e sua sorella Geli non sposano interamente la propaganda sovietica e si “ostinano” a vedere del buono nella cultura occidentale. Alex è affascinato dalla musica rock, ascolta di nascosto i Rolling Stones e i Led Zeppelin e ha perfino formato una piccola band con i suoi amici. Geli, sempre vestita di nero e con le sue fotografie di edifici in rovina, mostra inclinazioni “decadenti”. A casa, i genitori fingono di disapprovare le passioni dei figli, mentre l’unica a parlare in modo critico del regime è la nonna. Alla fine, l’eccessivo “individualismo” dei ragazzi, pericoloso per la “causa socialista”, attira l’attenzione della Stasi, che comincia a tenerli d’occhio. Quando le pressioni diventano insopportabili, la famiglia Ostermann riesce a fuggire dalla Ddr, ma a un prezzo che Alex e Geli non sono disposti a pagare.


Ginger, una splendida gatta Maine coon, si è appena risvegliata nel Giardino dei Musi Eterni, un tranquillo e fiorito cimitero per animali. Anche lei adesso è un Àniman, uno spirito che fa parte dell’anima del mondo, invisibile agli occhi umani. E la vita coi suoi nuovi amici Àniman – il pastore maremmano Orson, il cane poliziotto Ted, la dolce porcellina d’India Trilly, la sacra tartaruga Mama Kurma e decine d’altri – trascorre felice, fra tuffi nella pioggia per diventare immense nuvole animali, corse nel vento in cui si scambiano la pelle, canti notturni con le rane del canale, e visite di un’umana un po’ speciale, la loro amata Nonnina. Ma oscure minacce incombono: le misteriose sparizioni dei fratelli, le lugubri ricerche dell’ambiguo Custode, alcuni strani peluche dei bambini in visita, che hanno sguardi quasi vivi, inquietanti…


Questo libro narra di tre ragazzi che, al ritorno a scuola dopo le vacanze estive, vedono sparire nel nulla, una dopo l'altra, le persone che li circondano. Si tuffano così anima e corpo alla ricerca di una spiegazione razionale, in un'avventura che li vedrà viaggiare molto per scoprire cosa si cela dietro tale mistero. Questa storia di avventura, caratterizzata da un'ambientazione un po' fantasy, vedrà i protagonisti cementare sempre di più la loro amicizia per superare diversi ostacoli, ma le cose non sempre andranno per il verso giusto...


La vita della quindicenne Sofia cambia per sempre il giorno in cui, giunta in Vaticano per mostrare al papa le sue abilità di spadaccina, riceve un'offerta incredibile dal grande inventore e artista Leonardo da Vinci: ufficialmente nuova modella del maestro, diventa in realtà la sua guardia del corpo.
Il coraggio e l'intraprendenza di Sofia vengono messi alla prova quando Leonardo scopre che qualcuno ha rubato i disegni di alcune nuove e potentissime armi che sta progettando e decide di partire con lei all'inseguimento del ladro. Il pericoloso viaggio le conduce sempre più lontano, navigando alla larga dai porti in cui infuria la peste, fino a Istanbul. Ma anche alla sfarzosa corte del sultano in ogni angolo qualcuno trama contro Sofia, che deve trovare quei disegni ad ogni costo, prima che finiscano nella mani sbagliate...


Grazie a Daria, le Wild Swans vincono una vacanza tutto compreso per andare a Tbilisi, in Georgia, ad assistere agli Europei di pallavolo femminile. Il viaggio sarà così intenso che Eva e le sue amiche avranno il tempo per visitare la città, incontrare la squadra locale, imparare nuove cose sul loro sport preferito, assistere alle partite della Nazionale, giocare una rocambolesca amichevole, conoscere una rockstar... ed essere spettatrici di una stupenda storia d'amore! 


Wonder è il romanzo d'esordio di Raquel Jaramillo pubblicato nel 2012 sotto lo pseudonimo di R. J. Palacio e uscito in Italia l'anno seguente. Il racconto segue le vicende di August Pullman, affetto da una deformazione craniofacciale, che per la prima volta affronta il mondo della scuola entrando in prima media.
In un'intervista, l'autrice racconta che l'idea di Wonder nasce da una sua esperienza personale: un giorno al parco, insieme ai figli, incontra una bambina affetta dalla Sindrome di Treacher Collins e la sua prima reazione è quella di alzarsi di scatto dalla panchina e allontanarsi, per timore che il figlio minore possa spaventarsi e dire un commento spiacevole. Il profondo turbamento seguito al suo comportamento insensibile l'ha spinta a scrivere il romanzo.

IAL