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martedì 22 novembre 2022

Perché la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne si celebra il 25 novembre?



La giornata internazionale contro la violenza sulle donne è stata istituita dall'Onu nel 1999, in ricordo delle tre sorelle Mirabal, deportate, violentate e uccise il 25 novembre 1960 nella Repubblica Dominicana durante la crudele dittatura di Raphael Trujillo.

Le sorelle Mirabal erano quattro: Minerva, Patria, Maria Teresa e Dedé. La gente le chiamava "Las Mariposas", "Le Farfalle".

Tre di loro Minerva, Maria Teresa e Patria  vennero uccise in quel lontano 25 novembre per le loro idee politiche e perché reputavano un dovere l'esporsi per sostenerle. Vennero uccise perché la loro sfrontata femminilità, il loro modo di essere donne irritava il regime.

I loro cadaveri furono messi in macchina per simulare un incidente al quale però nessuno credette. Nonostante la censura imposta dal regime di Trujillo, fu subito chiaro che le sorelle Mirabal erano state uccise e molte coscienze si scossero.

Il coraggio delle sorelle Mirabal fu di grande ispirazione per i domenicani e diede loro la forza di opporsi alla dittatura. Alla fine Trujillo fu abbattuto.

Sull'obelisco alto più di quaranta metri che Trujillo aveva fatto erigere, a Santo Domingo, per celebrare il suo potere, oggi c'è un murale che celebra le sorelle Mirabal, le quattro farfalle che sfidarono un tiranno.

Patria (27 febbraio 1924 - 25 novembre 1960)

Minerva (12 marzo 1926 - 25 novembre 1960)

Maria Teresa (15 ottobre 1935 - 25 novembre 1960)

Dedé (1 marzo 1925 - 1 febbraio 2014)


domenica 22 maggio 2022

Miriam Makeba: la voce del Sudafrica

 

(Johannesburg, 4 marzo 1932 – Castel Volturno, 9 novembre 2008)

Un tempo gli abitanti del Sudafrica venivano trattati in modi molto diversi a seconda del colore della pelle.
I bianchi e i neri non potevano trascorrere del tempo insieme e non potevano nemmeno innamorarsi e avere figli tra loro: era illegale.
Questo sistema crudele si chiamava "apartheid".
Fu in questo mondo che nacque Miriam, una bambina che amava cantare. Ogni domenica, Miriam andava in chiesa con sua madre. Desiderava così ardentemente cantare nel coro che si intrufolava nel retro della chiesa ogni volta che c'erano le prove.
Quando Miriam crebbe, registrò più di cento canzoni con il suo gruppo femminile, le Skylarks.
Cantava della vita in Sudafrica: cosa le dava gioia, cosa la rendeva triste, cosa la faceva arrabbiare. Cantava della gioia di ballare e cantava dell'apartheid.
La gente amava le sue canzoni, soprattutto una, intitolata Pata Pata, che era il suo più grande successo. Ma al governo non piaceva il messaggio anti-apartheid della musica di Miriam. Voleva mettere a tacere la sua voce di protesta. E quando Miriam lasciò il Paese per andare in tour, le tolsero il passaporto e non le permisero di tornare.
Miriam cantò in tutto il mondo e divenne un simbolo della fiera battaglia africana per la libertà e la giustizia. La gente cominciò a chiamarla "Mama Africa".
Passarono trentun anni e alla fine le permisero di tornare a casa. Poco tempo dopo, l'apartheid fu finalmente sconfitto.

da Storie della buonanotte per bambine ribelli di Elena Favilli e Francesca Cavallo

mercoledì 17 marzo 2021

Marjane Satrapi e "Persepolis"

E' nata a Rasht (Iran) il 22 novembre 1969

Marjane Satrapi è nata il 22 novembre 1969. Già da ragazza ha usato l’arte per opporsi al governo ingiusto del suo paese, l'Iran.

Marjane visse il governo della scià, il suo rovesciamento e la rivoluzione, che poi portò all’ancora più restrittiva repubblica teocratica. Lei e i suoi genitori erano mussulmani ma disapprovavano la politica estremista di questo governo. 

Ogni volta che il governo emanava una nuova legge Marjane la infrangeva, ad esempio quando la repubblica decretò che tutte le donne dovevano indossare il velo lei mostrava i capelli. 

I genitori di Marjane erano fieri della loro figlia ma allo stesso tempo avevano anche paura perché con il suo comportamento poteva finire in prigione o peggio. Fu per questo che venne mandata in un collegio a Vienna, dove sarebbe stata più al sicuro. Provò a ritornare in Iran, ma la vita nel suo paese era troppa restrittiva, così si trasferì in Francia dove studiò arte. 

Marjane amava tanto i fumetti così ne realizzò uno che racconta tutta la sua infanzia in Iran, Persepolis

Un editore comprò la sua graphic novel (romanzo a fumetti)che divenne un successo internazionale, anche grazie all'omonimo film d'animazione.

Aurora IIIBL

martedì 7 gennaio 2020

Franca Viola: "Non fu un gesto coraggioso. Ho fatto solo quello che mi sentivo di fare"

nata ad Alcamo il 9 gennaio 1948

Franca ha sempre descritto il gesto eroico con il quale rifiutò di sposare l'uomo che l'aveva rapita come una vicenda normale, come una cosa che andava semplicemente fatta.
Lei è stata la prima donna italiana a rifiutare il cosiddetto "matrimonio riparatore", in un mondo nel quale era considerato un diritto dell'uomo rapire, violentare una donna e poi "riparare" sposandola.
Solo 50 anni fa in Italia le donne subivano soprusi come questo.

A quindici anni Franca si fidanzò con Filippo Melodia, nipote di un potente boss mafioso. Quando il ragazzo venne arrestato, lei lo lasciò.
Filippo, tornato in libertà, decise di rapirla e le usò violenza.
Franca denunciò lo stupratore e Filippo finì in carcere per violenza carnale.
Dopo quella sentenza le donne italiane cominciarono ad ottenere giustizia per questo tipo di reato.

Gioia Abigail Zia e Lodovico Vio (IIIAL)


Teresa Mattei: "La cosa più importante della nostra vita è scegliere da che parte stare"

Genova, 1 febbraio 1921 – Usigliano, 12 marzo 2013

Aveva poco più di vent'anni quando, durante la Seconda Guerra Mondiale, divenne una combattente partigiana, prima come staffetta poi come comandante di compagnia.
Il suo nome di battaglia era "Chicchi".
Il padre era avvocato e dirigente di un partito di opposizione al fascismo, la madre era una linguista e il fratello un docente di chimica, iscritto al Partito Comunista Italiano.
Teresa era stata educata all'antifascismo e al libero pensiero.
Il suo primo grande dolore fu la morte del fratello, ucciso dai Nazisti.
Dopo la guerra, nel 1946 Teresa fu chiamata a partecipare all'Assemblea Costituente, che doveva dare vita alla nascente Costituzione. Al tempo aveva 25 anni.
Ancora oggi Teresa viene riconosciuta come la madre dell'articolo 3 della Costituzione, che afferma l'uguaglianza tra gli uomini.
Fu lei a suggerire la mimosa come simbolo della festa delle donne.
Nel 1947 rimase incinta di un uomo già sposato, lui voleva farla abortire; lei rifiutò e si proclamò "rappresentante nelle istituzioni delle ragazze madri".
Teresa se ne andò dal PCI, per dissenso con la linea politica del partito, che lei riteneva succube del Partito Comunista Sovietico.

Irene Dal Tin e Manuel Roman (IIIAL)